codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1005 codice civile: Riparazioni straordinarie

Le riparazioni straordinarie sono a carico del proprietario.

Riparazioni straordinarie sono quelle necessarie ad assicurare la stabilità dei muri maestri e delle volte, la sostituzione delle travi, il rinnovamento, per intero o per una parte notevole, dei tetti, solai, scale, argini, acquedotti, muri di sostegno o di cinta (1).

L’usufruttuario deve corrispondere al proprietario, durante l’usufrutto, l’interesse delle somme spese per le riparazioni straordinarie.


Commento

Interesse: [v. 1282].

 

Riparazioni straordinarie: sono quelle che non possono essere previste in quanto, generalmente, non discendono quale effetto normale dell’uso o dello sfruttamento della cosa.

 

(1) Si noti che l’elencazione è tutt’altro che tassativa.


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

In tema di immobile facente parte di un condominio legittimato attivo e passivo, in tutti i rapporti che sono comunque riconducibili al godimento della cosa, è - nei limiti previsti dagli art. 1004 commi 1 e 2 c.c. - l'usufruttuario, mentre il nudo proprietario, ex art. 1005 c.c. deve provvedere alle riparazioni straordinarie, determinandosi così una diversa, ma precisa, legittimazione attiva e passiva in capo all'usufruttuario e al nudo proprietario.

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2014 n. 6877

 

Qualora una unità immobiliare facente parte di un condominio sia oggetto di diritto di usufrutto, all'assemblea che intenda deliberare l'approvazione del preventivo di spesa per il rifacimento della facciata condominiale deve essere convocato il nudo proprietario, trattandosi di opere di manutenzione straordinaria. Cassa con rinvio, App. Roma, 31/05/2006

Cassazione civile sez. II  04 luglio 2013 n. 16774  

 

Qualora un appartamento sito in condominio sia oggetto di usufrutto, l'usufruttuario è tenuto al pagamento delle spese di amministrazione e di manutenzione ordinaria del condominio, mentre il nudo proprietario non vi è tenuto, neppure in via sussidiaria o solidale. Peraltro, ove il nudo proprietario agisca nei confronti dell'usufruttuario per il rimborso di spese attinenti ai servizi comuni da lui sostenute, nel relativo giudizio è consentito all'usufruttuario contestare il debito sul rilievo del mancato godimento di tali servizi.

Cassazione civile sez. II  16 febbraio 2012 n. 2236  

 

In tema di ripartizione degli oneri condominiali tra nudo proprietario e usufruttuario, in applicazione degli art. 1004 e 1005 c.c. il nudo proprietario non è tenuto, neanche in via sussidiaria o solidale al pagamento delle spese condominiali, né può essere stabilita dall'assemblea una diversa modalità di imputazione degli oneri stessi in deroga alla legge; ciò in quanto il pagamento degli oneri condominiali costituisce un'obbligazione "propter rem", quindi tipica, per cui la qualità di debitore dipende da quella di proprietario o di titolare di altro diritto reale sulla cosa e, inoltre, le norme relative alla ripartizione delle spese tra usufruttuario e nudo proprietario sono opponibili al condominio, il quale è tenuto a osservarle anche in sede di approvazione dei bilanci, distinguendo le spese a carico del proprietario da quelle a carico dell'usufruttuario.

Cassazione civile sez. II  16 febbraio 2012 n. 2236  

 

In tema di ripartizione degli oneri condominiali tra nudo proprietario ed usufruttuario, in applicazione degli art. 1004 e 1005 c.c., il nudo proprietario non è tenuto, neanche in via sussidiaria o solidale al pagamento delle spese condominiali, né può essere stabilita dall'assemblea una diversa modalità di imputazione degli oneri stessi in deroga alla legge.

Cassazione civile sez. II  14 dicembre 2011 n. 26831

 

Quando la porzione di immobile facente parte di un condominio è oggetto del diritto di usufrutto, l'atto dal quale tale situazione deriva, se debitamente trascritto, è opponibile "erga omnes" e quindi anche al condominio, il quale è tenuto a osservare le norme dettate dagli art. 1004 e 1005 c.c. in ordine alla ripartizione delle spese fra nudo proprietario e usufruttuario, tenuto conto che, in relazione al pagamento degli oneri condominiali che costituiscono un'obbligazione "propter rem", la qualità di debitore dipende dalla titolarità del diritto di proprietà o di altro diritto reale sulla cosa; pertanto, poiché anche le spese dovute dall'usufruttuario si configurano come obbligazioni "propter rem", non è necessario all'assemblea interferire sull'imputazione e sulla ripartizione dei contributi stabiliti dalla legge in ragione della loro natura, non rientrando nei suoi poteri introdurre deroghe che verrebbero a incidere su diritti individuali.

Cassazione civile sez. II  28 agosto 2008 n. 21774  

 

Siccome la ripartizione delle spese tra usufruttuario e nudo proprietario trova il suo fondamento negli art. 1004 e 1005 c.c. e quanto all'individuazione dei soggetti passivi dell'obbligo nei confronti del condominio anche le spese dell'usufruttuario si configurano come obbligazioni "propter rem", non è consentito all'assemblea di interferire sull'imputazione e sulla ripartizione, non rientrando nei poteri dell'organo deliberante introdurre deroghe ai criteri di ripartizione fissati dalla legge in ragione della natura stessa delle spese, in quanto eventuali deroghe verrebbero a incidere sui diritti individuali. Deriva, da quanto precede pertanto, che per legge le spese devono essere imputate e ripartite in sede di approvazione del bilancio secondo la loro funzione e il loro fondamento, spettando all'amministratore, in sede di esecuzione, ascrivere le spese, secondo la natura di esse, ai diversi soggetti obbligati, anche nel caso in cui l'assemblea non abbia provveduto a individuarli.

Cassazione civile sez. II  27 ottobre 2006 n. 23291  

 

 

Usufrutto, uso, abitazione, nuda proprietà

L'usufruttuario è legittimato attivo e passivo in tutti i rapporti riconducibili al godimento della cosa (nella specie, l'unità immobiliare facente parte del condominio) nei limiti previsti dall'art. 1004 c.c., commi 1 e 2, mentre è il nudo proprietario, ex art. 1005 c.c., che deve provvedere alle riparazioni straordinarie, determinandosi così una diversa ma precisa legittimazione attiva e passiva in capo all'usufruttuario ed al nudo proprietario.

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2014 n. 6877  

 

In tema di ripartizione degli oneri condominiali tra nudo proprietario ed usufruttuario, in applicazione degli art. 1004 e 1005 c.c., il nudo proprietario non è tenuto, neanche in via sussidiaria o solidale al pagamento delle spese condominiale, né può essere stabilita dall'assemblea una diversa modalità di imputazione degli oneri stessi in deroga alla legge.

Cassazione civile sez. II  28 agosto 2008 n. 21774  

 

Il titolare del diritto di abitazione su di un appartamento è tenuto alle riparazioni ordinarie, tra le quali non rientrano i lavori di ripristino dei prospetti e di impermeabilizzazione del tetto condominiale. Tali opere, infatti, essendo inerenti ad essenziali strutture dell'edificio, il cui danneggiamento incide sul valore del bene stesso, sono sottoposte alla disciplina dell'art. 1005 c.c., il quale prevede, in modo esemplificativo non tassativo, che le spese relative alle riparazioni straordinarie vanno poste a carico del proprietario.

Tribunale Roma sez. XII  02 febbraio 2004

 

Il concetto di rinnovamento delle entità abbisognevoli di riparazione, cui si riferisce l'art. 1005 c.c. in tema di ripartizione delle spese relative alla cosa oggetto di usufrutto, è ben diverso dal concetto di innovazione cui si riferiscono, in tema di condominio negli edifici, gli art. 1120 e 1121 c.c. Il primo concetto va posto in relazione ad opere che comportano la sostituzione di entità preesistenti, ma ormai inefficienti con altre pienamente efficienti. Il secondo riguarda, invece, opere che importano un mutamento della cosa nella forma e nella sostanza, con aggiunta di entità non preesistenti o trasformazione di alcuna di quelle preesistenti.

Cassazione civile sez. III  28 novembre 1998 n. 12085  

 

Il nudo proprietario il quale chieda la decadenza dell'usufruttuario dal suo diritto, adducendo che si sia verificata una delle ipotesi previste dall'art. 1015 c.c. (abuso del diritto consistente nell'alienazione o nel deterioramento dei beni che ne formano oggetto, ovvero nella mancanza di ordinarie riparazioni che li lasci andare in perimento), deve limitarsi a dimostrare la sussistenza di tali condizioni al momento della proposizione della domanda esaurendosi con questa prova l'onere posto a suo carico. Pertanto, l'usufruttuario, il quale affermi che la mancanza di manutenzione preesisteva alla costituzione del suo diritto, propone un'eccezione che, essendo diretta a paralizzare la pretesa fatta valere in giudizio, deve essere da lui provata.

Cassazione civile sez. II  11 agosto 1998 n. 7886  

 

L'usufruttuario ha il diritto di conseguire, nei limiti della propria quota, il possesso della cosa di cui ha l'usufrutto, anche nel caso in cui concorra nell'usufrutto medesimo per una quota minore rispetto a quella di altri usufruttuari, in quanto ove tale diritto spetta a più soggetti si stabilisce tra i medesimi una comunione di godimento (cousufrutto) che può essere caratterizzata da partecipazioni disuguali, cui si applicano le norme regolanti la comunione dei diritti reali (art. 1005 c.c.). (Nella specie, è stato riconosciuto a una usufruttuaria minoritaria il diritto al compossesso dei beni ereditari, negandosi che alla stessa competa soltanto un diritto personale di credito).

Cassazione civile sez. II  10 marzo 1981 n. 1339  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti