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Art. 1012 codice civile: Usurpazioni durante l’usufrutto e azioni relative alle servitù

Se durante l’usufrutto un terzo commette usurpazione sul fondo o altrimenti offende le ragioni del proprietario, l’usufruttuario è tenuto a fargliene denunzia (2) e, omettendola, è responsabile dei danni che eventualmente siano derivati al proprietario.

L’usufruttuario può far riconoscere l’esistenza delle servitù a favore del fondo o l’inesistenza di quelle che si pretende di esercitare sul fondo medesimo; egli deve in questi casi chiamare in giudizio il proprietario.


Commento

Usurpazione: reato consistente nel fatto di colui che per appropriarsi in tutto o in parte dell’altrui cosa immobile, ne rimuove o altera i termini (art. 631 c.p.).

 

Esistenza delle servitù (Actio confessoria servitutis): azione che spetta al titolare di un diritto di servitù e, più in generale, ai titolari di diritti reali di godimento per ottenere il riconoscimento in giudizio dell’esistenza del proprio diritto contro chi ne contesta l’esercizio, nonché la cessazione degli impedimenti e turbative al suo godimento.

 

Inesistenza della servitù (Actio negatoria servitutis): azione con cui il titolare di un diritto di proprietà chiede la dichiarazione dell’inesistenza dei diritti affermati da altri sul bene.

 

(1) La denunzia dell’usufruttuario, per la sua finalità di consentire al proprietario l’esercizio del suo diritto, deve avvenire tempestivamente; essa può essere compiuta in qualsiasi forma, compresa quella verbale.

 

(2) Quando, invece, l’azione confessoria o negatoria servitutis viene esercitata dal nudo proprietario o nei confronti di questi, non occorre nel relativo giudizio la partecipazione anche dell’usufruttuario del fondo attivamente o passivamente gravato dalla servitù, poiché la sentenza che venga eventualmente pronunciata non è idonea a porre in dubbio i diritti in costanza di usufrutto, e quindi non è a lui opponibile.


Giurisprudenza annotata

Superficie

Il superficiario, in ragione della natura "proprietaria" del diritto di superficie, può agire per l'accertamento della "communio incidens" su una strada poderale a servizio della costruzione e per la rimozione degli ostacoli materiali frapposti all'accesso da altri frontisti, esercitando, in tal modo, una "negatoria servitutis", rispetto alla quale non sussiste necessità di litisconsorzio di tutti i comproprietari latistanti, atteso che l'accertamento e la condanna sono utilmente pronunciati tra le parti in giudizio; egli non è tenuto, in particolare, a chiamare in causa il titolare del suolo, in applicazione analogica dell'art. 1012, secondo comma, cod. civ., essendo la posizione del "dominus soli" diversa da quella del nudo proprietario, in quanto l'usufrutto è un diritto reale limitato nel tempo e nelle facoltà, mentre la superficie può essere perpetua ed attribuisce al superficiario facoltà dominicali piene e stabili. Rigetta, App. Napoli, 27/03/2009

Cassazione civile sez. II  17 ottobre 2013 n. 23593

 

 

Intervento in causa

Il difetto di integrità del contraddittorio per omessa citazione di alcuni litisconsorti necessari può essere dedotto per la prima volta anche nel giudizio di cassazione, alla duplice condizione che gli elementi posti a fondamento emergano, con ogni evidenza, dagli atti già ritualmente acquisiti nel giudizio di merito (poiché nel giudizio di cassazione sono vietati lo svolgimento di ulteriori attività e l'acquisizione di nuove prove) e che sulla questione non si sia formato il giudicato. (La S.C. ha affermato il principio - in un giudizio avente ad oggetto, tra l'altro, la pretesa inesistenza di una servitù a favore di un fondo sul quale era costituito un diritto di usufrutto - in relazione all'integrazione del contraddittorio nei confronti dell'usufruttuario, poiché dagli atti del giudizio non risultavano né la prova dell'esistenza del diritto in questione né quella dell'esistenza in vita dell'usufruttuario, considerato che tale diritto si estingue con la morte del titolare la S.C. ha anche escluso l'ammissibilità ai sensi dell'art. 372 c.p.c. della documentazione con cui il ricorrente avrebbe voluto dare detta prova).

Cassazione civile sez. II  09 agosto 2007 n. 17581

 

In tema di procedimento civile, nel giudizio di negatoria servitutis promosso dall'enfiteuta nei confronti del proprietario confinante, il nudo proprietario non è litisconsorte necessario, non essendo al riguardo nemmeno configurabile l'applicazione analogica dell'art. 1102, comma 2, c.c. (che, nel riconoscere all'usufruttuario legittimazione attiva all'esperimento dell'azione confessoria e della negatoria servitutis, prescrive la chiamata in causa del proprietario), attesi i rigorosi limiti entro i quali è consentito farvi ricorso ai sensi dell'art. 12 preleggi nonché avuto riguardo alle caratteristiche proprie delle facoltà inerenti al diritto di usufrutto, ben più ristrette rispetto a quelle contenute nel diritto di enfiteusi: mentre infatti la previsione dell'art. 1012, comma 2, c.c. trova, nella parte in cui dispone la necessaria partecipazione al giudizio del proprietario, la sua specifica "ratio" nella limitatezza e nella temporaneità del diritto di usufrutto, di guisa che il proprietario viene tutelato nel suo specifico interesse ad accertare l'inesistenza di diritti di terzi sul suo immobile in funzione del pieno godimento di esso alla cessazione dell'usufrutto medesimo, tale esigenza viceversa non ricorre relativamente all'enfiteuta, in ragione degli ampi poteri del medesimo sul bene, che si estendono sino alla disposizione del diritto di enfiteusi e al diritto potestativo di affrancazione dell'immobile.

Cassazione civile sez. II  12 agosto 2002 n. 12169

 

Nel giudizio promosso dall'usufruttuario con "actio negatoria servitutis", a norma dell'art. 1012 comma 2 c.c., il nudo proprietario ha la qualità di legittimo e necessario contraddittore, tenuto conto del carattere reale della controversia, nonché della inutilità di una pronuncia eventualmente resa in assenza di detto proprietario, e come tale a lui inopponibile.

Cassazione civile sez. II  08 maggio 1981 n. 3004  

 

 

Proprietà

Poiché la servitù determina un rapporto fra i fondi, la legittimazione processuale attiva e passiva nei giudizi in cui è contestata l'esistenza di tale rapporto compete a coloro che al momento della domanda sono titolari delle posizioni giuridiche dominicali, rispettivamente avvantaggiate o svantaggiate dalla servitù. Tuttavia quando il godimento completo del bene spetta non al proprietario ma al titolare del diritto di usufrutto, a quest'ultimo si estende la legittimazione processuale attiva e passiva ai sensi dell'art. 1012 comma 2 c.c., salvo l'onere in base alla norma cit. di chiamare in causa il proprietario (nella specie, la S.C., enunciando il principio di cui in massima, ha annullato la sentenza impugnata la quale aveva dichiarato inammissibili le prove addotte dall'usufruttuario, intervenuto nel giudizio promosso dal proprietario).

Cassazione civile sez. II  22 aprile 1992 n. 4808  

 

L'art. 1012 c.c., legittimando l'usufruttuario all'esercizio dell'azione negatoria gli consente di proporre anche l'azione prevista dall'art. 844 c.c. per far valere il divieto delle immissioni intollerabili, la quale rientra, normalmente, nel paradigma di cui all'art. 949 c.c.: egli deve in tal caso chiamare in giudizio il nudo proprietario onde evitare la formazione di giudicati, la cui inopponibilità, nel caso di mancata partecipazione al giudizio, contrasterebbe con la particolare finalità di accertare una "qualitatis fundi" cui i giudicati stessi sono preordinati.

Cassazione civile sez. II  06 marzo 1979 n. 1404  



 
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