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Art. 1022 codice civile: Abitazione

Chi ha il diritto di abitazione di una casa può abitarla limitatamente ai bisogni suoi e della sua famiglia (1).


Commento

Abitazione: diritto reale su cosa altrui (cd. ius in re aliena) [v. Libro III, Titolo II] consistente nel godimento di una casa con finalità meramente abitative, col limite della soddisfazione dei bisogni propri e della propria cerchia familiare.

 


Giurisprudenza annotata

Separazione tra coniugi

n tema di separazione personale dei coniugi, il giudice può limitare l'assegnazione della casa familiare ad una porzione dell'immobile, di proprietà esclusiva del genitore non collocatario, anche nell'ipotesi di pregressa destinazione a casa familiare dell'intero fabbricato, ove tale soluzione, esperibile in relazione del lieve grado di conflittualità coniugale, agevoli in concreto la condivisione della genitorialità e la conservazione dell'"habitat" domestico dei figli minori. Qualora, peraltro, il genitore non collocatario muti residenza, vengono meno i presupposti applicativi di cui all'art. 155 quater cod. civ. e non trova più giustificazione il provvedimento di assegnazione parziaria, che sia fondato, erroneamente, sulla riconducibilità alla casa familiare, in mancanza di riscontri di fatto, della sola porzione occupata dal genitore collocatario e sulla sufficienza, alla luce dell'art. 1022 cod. civ., della titolarità, da parte del genitore non collocatario, della proprietà dell'intero fabbricato. Cassa con rinvio, App. Sassari, 05/07/2012

Cassazione civile sez. VI  11 aprile 2014 n. 8580  

 

Ritenuto che un netto contrasto, finora insoluto, travaglia ancora oggi dottrina e giurisprudenza circa i poteri di revoca del beneficio da parte del soggetto (quasi sempre un familiare) che abbia concesso in comodato un proprio immobile destinato ad abitazione familiare, il S.C. (sez. III civ.) ha puntualizzato l'opportunità di rimettere alle Sez. Un. la eliminazione del profondo, perdurante contrasto, invitando il Primo Presidente della Cassazione a provvedere in conformità, sol che lo ritenga necessario.

Cassazione civile sez. III  17 giugno 2013 n. 15113  

 

 

Usufrutto, uso, abitazione, nuda proprietà

In tema di diritto di abitazione, il limite sancito dall'art. 1022 cod. civ. riguardo ai bisogni del titolare e della sua famiglia non deve essere inteso in senso quantitativo, che imporrebbe l'ardua determinazione della parte di casa necessaria a soddisfare tali bisogni, ma solo come divieto di utilizzo della casa in altro modo che per l'abitazione diretta dell'"habitator" e dei suoi familiari. Rigetta, App. Roma, 09/10/2007

Cassazione civile sez. II  27 giugno 2014 n. 14687  

 

Il diritto di abitazione, previsto dall'art. 1022 c.c., si estende sia a tutto ciò che concorre a integrare la casa che ne è oggetto, sotto forma di accessorio o pertinenza (balconi, verande, giardino, rimessa ecc.), giacché l'abitazione non è costituita soltanto dai vani abitabili, ma anche da tutto quanto ne rappresenta la parte accessoria, sia, in virtù del combinato disposto degli art. 983 e 1026 c.c., alle accessioni.

Cassazione civile sez. II  27 giugno 2014 n. 14687  

 

È ammissibile l'acquisto per usucapione del diritto di abitazione ex art. 1022 c.c. da parte del convivente more uxorio del defunto allorché sussista il requisito del possesso ventennale, non ponendosi, in tale evenienza, l'esigenza di individuare i successori necessari «in base a rapporti giuridici certi e incontestabili», quali il rapporto di parentela legittima, esigenza richiamata dalla C. cost. (sent. n. 310 del 1989) che rigettava le eccezioni di incostituzionalità dell'art. 540 c.c. nella parte in cui esclude il convivente more uxorio dal diritto di abitazione della casa adibita a residenza familiare.

Tribunale Saluzzo  26 marzo 2009

 

Comodato

È configurabile il comodato di una casa per consentire al comodatario di alloggiarvi per tutta la vita, senza che perciò debba ravvisarsi un contratto costitutivo di un diritto di abitazione e senza che sia necessaria la forma scritta ad substantiam; inoltre, trattandosi di un contratto a termine (per tutta la vita del comodatario), di cui è certo l'an e incerto il quando, gli eredi del comodante sono tenuti a rispettare il predetto termine di durata, nonostante che, in pendenza di questo, sia avvenuto il decesso del comodante, salvo il diritto degli eredi del comodante di recedere nei casi previsti dagli art. 1804, comma 3, 1809, comma 2, e 1811 c.c.. (Cassa Trib. Latina 29 luglio 2003).

Cassazione civile sez. III  03 aprile 2008 n. 8548  

 

 

Successione

Il diritto di abitazione, che la legge riserva al coniuge superstite (art. 540 comma 2 c.c.), può avere ad oggetto soltanto l'immobile concretamente utilizzato prima della morte del "de cuius" come residenza familiare. Il suddetto diritto, pertanto, non può mai estendersi ad un ulteriore e diverso appartamento, autonomo rispetto alla sede della vita domestica, ancorché ricompreso nello stesso fabbricato, ma non utilizzato per le esigenze abitative della comunità familiare.

Cassazione civile sez. II  14 marzo 2012 n. 4088  

 

 

Imposte

In tema di imposta di registro, non sussistono le condizioni per l'applicazione dell'aliquota proporzionale nei confronti del coniuge del de cuius che abbia dichiarato tardivamente di rinunciare all'eredità, in relazione all'abitazione coniugale in possesso del medesimo e di proprietà del de cuius. Ed infatti in primo luogo non può ritenersi che il possesso di detto bene comporti ope legis l'acquisizione della qualità di erede con conseguente effetto traslativo dell'atto abdicativo sottoponibile ad imposta di registro, posto che il coniuge, con l'apertura della successione, diviene titolare del diritto reale di abitazione della casa adibita a residenza familiare, ai sensi del combinato disposto degli art. 540 e 1022 c.c., e quindi non a titolo successorio-derivativo bensì a diverso titolo costitutivo, fondato sulla qualità di coniuge, che prescinde dai diritti successori. In secondo luogo quand'anche la rinunzia all'eredità fosse da ritenersi tardiva per mancato rispetto del termine di cui all'art. 485 c.c., la qualità di erede così assunta sarebbe improduttiva dell'effetto traslativo della proprietà, in quanto il trasferimento del bene potrebbe conseguire unicamente ad un valido atto di rinunzia con effetti traslativi, nella specie insussistente.

Cassazione civile sez. trib.  29 gennaio 2008 n. 1920  



 
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