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Art. 1024 codice civile: Divieto di cessione

I diritti di uso e di abitazione non si possono cedere o dare in locazione (1).


Commento

Locazione: [v. 1571].

 

Cessione: è l’atto negoziale (es.: compravendita) che realizza la successione a titolo particolare di un soggetto nella posizione giuridica di altro soggetto.

 

(1) Sono vietati, a parte la cessione e la locazione, tutti i trasferimenti, volontari o imposti, del diritto, come l’ipoteca [v. 2808], il sequestro [v. 2905], il pignoramento [v. 2906, 2912] dei frutti pendenti (con riferimento al diritto d’uso) salvo che i frutti siano incamerati nel patrimonio dell’usuario con la raccolta.

 

Il fondamento della norma può rinvenirsi nell’opportunità di evitare che l’usuario o l’habitator possa travalicare il limite dell’esclusiva soddisfazione diretta dei propri bisogni e di quelli della propria famiglia.


Giurisprudenza annotata

Usufrutto, uso, abitazione, nuda proprietà

In tema di diritto di abitazione, il limite sancito dall'art. 1022 cod. civ. riguardo ai bisogni del titolare e della sua famiglia non deve essere inteso in senso quantitativo, che imporrebbe l'ardua determinazione della parte di casa necessaria a soddisfare tali bisogni, ma solo come divieto di utilizzo della casa in altro modo che per l'abitazione diretta dell'"habitator" e dei suoi familiari. Rigetta, App. Roma, 09/10/2007

Cassazione civile sez. II  27 giugno 2014 n. 14687  

 

Il divieto di cessione del diritto di abitazione o di concederlo in locazione a terzi sancito dall'art. 1024 c.c. comporta che il titolare di tale diritto può utilizzare l'immobile che ne costituisce l'oggetto soltanto abitandovi personalmente con la propria famiglia (limitazione che differenzia tale diritto da quello d'uso, il cui titolare può utilizzare la cosa che ne costituisce oggetto anche per finalità diverse da quelle dell'abitazione, come ad esempio per deposito o per uso ad ufficio riguardante la sua attività imprenditoriale), con il divieto quindi di destinare l'immobile a forme di godimento indirette, cosicché tale diritto non può avere attuazione diversa da quella dell'abitazione personale dell'immobile da parte del relativo titolare.

Cassazione civile sez. II  27 giugno 2014 n. 14687  

 

Il contratto, in forza del quale il concessionario per l'occupazione di un'area demaniale e dello spazio d'acqua antistante ceda ad un terzo l'utilizzazione esclusiva, per un certo periodo di tempo e per un determinato corrispettivo, di un posto barca di un pontile compreso nella concessione, configura un contratto di ormeggio e non costituisce un diritto d'uso, con conseguente inapplicabilità del divieto di cessione di cui all'art. 1024 cod. civ. Rigetta, App. Genova, 02/12/2006

Cassazione civile sez. II  18 luglio 2013 n. 17643

 

La differenza, dal punto di vista sostanziale e contenutistico, tra il diritto reale d'uso e il diritto personale di godimento è costituita dall'ampiezza ed illimitatezza del primo, in conformità al canone della tipicità dei diritti reali, rispetto alla multiforme possibilità di atteggiarsi del secondo che, in ragione del suo carattere obbligatorio, può essere diversamente regolato dalle parti nei suoi aspetti di sostanza e di contenuto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale - in relazione al conferimento di attrezzature sciistiche e di uso di terreni nell'ambito del patrimonio di una società in fase di costituzione - aveva ritenuto che tale conferimento avesse il carattere di un diritto personale di godimento e non di un diritto reale di uso, in considerazione della stretta connessione tra l'uso dei terreni ed il mantenimento degli impianti sciistici in questione).

Cassazione civile sez. II  26 febbraio 2008 n. 5034  

 

Costituito, contrattualmente, il diritto di uso, il titolare di questo può servirsi della cosa concessagli in uso secondo lo schema delineato dall'art. 1021 c.c., con conseguente divieto di cessione del diritto stesso, ancorché tale divieto sia suscettibile di deroga. Correttamente, pertanto, il giudice del merito nega che l'usuario possa cedere a terzi il diritto stesso, ove tale facoltà non gli sia stata attribuita in occasione della costituzione del diritto di uso. (Nella specie in occasione della vendita di un appartamento era stato concesso all'acquirente anche il diritto, personale, di uso, su un cortile. Avendo l'acquirente, in occasione della cessione a terzi dell'appartamento, ceduto anche il diritto di uso, in applicazione del principio di cui sopra la Suprema corte ha escluso che il terzo acquirente potesse vantare alcun diritto sul cortile, avendo quest'ultimo acquistato in violazione del precetto di cui all'art. 1024 c.c.).

Cassazione civile sez. II  02 marzo 2006 n. 4599  

 

Ai sensi dell'art. 1020 c.c. il diritto d'uso, che ha natura personale, trova la sua fonte in un'obbligazione assunta da un soggetto nei confronti di un altro soggetto, il quale può servirsi della cosa secondo lo schema delineato dalla norma citata, con conseguente divieto di cedere il diritto stesso, ex art. 1024 c.c., salvo espressa pattuizione di deroga ad opera delle parti.

Cassazione civile sez. II  02 marzo 2006 n. 4599  

 

 

Contratti agrari

Rientrano nella competenza funzionale "ratione materiae" delle sezioni specializzate per le controversie agrarie tutte le controversie nelle quali, in base alla domanda dell'attore o alle eccezioni del convenuto, la decisione della causa implichi un accertamento positivo o negativo dei rapporti soggetti alle speciali norme in materia di contratti agrari, sempreché non appaia "ictu oculi" infondata la tesi volta a ricondurre il rapporto controverso nell'ambito di quelli contemplati dalla speciale legislazione vincolistica. (In base al suddetto principio la S.C. ha affermato la sussistenza della competenza per materia della sezione specializzata agraria del tribunale - e non della competenza del tribunale in funzione di giudice ordinario - con riferimento ad una controversia nella quale il soggetto titolare della proprietà di un fondo rustico - assumendo di avere concesso detto fondo in godimento, a titolo di diritto di uso, ad un altro soggetto e che detto fondo era, peraltro, rimasto escluso da una convenzione successiva, rinnovativa della concessione di quel diritto - aveva convenuto in giudizio il soggetto concessionario del godimento e il terzo, al quale il concessionario aveva dato in affitto il suddetto fondo, al fine di sentire dichiarare l'inefficacia nei propri riguardi del relativo contratto di affitto e di ottenere la condanna del terzo affittuario al rilascio del fondo, come occupante senza titolo, nonché al risarcimento dei danni cagionati dalla occupazione).

Cassazione civile sez. III  26 maggio 2000 n. 6970  

 

Alla stregua dell'art. 9 l. 14 febbraio 1990 n. 29, che deferisce al giudice specializzato agrario "tutte le controversie in materia di contratti agrari", sussiste la competenza per materia della sezione specializzata agraria avanti al tribunale e non già la competenza del tribunale in funzione di giudice ordinario con riferimento alla domanda con la quale il soggetto titolare della proprietà di un fondo rustico, assumendo di avere concesso detto fondo in godimento, a titolo di diritto di uso, quale parte di un maggiore compendio, ad altro soggetto e che lo stesso fondo era, peraltro, rimasto escluso da una convenzione successiva, rinnovativa della concessione di quel diritto, convenga in giudizio il soggetto concessionario del godimento ed il terzo, cui quel oggetto abbia concesso in affitto il suddetto fondo, chiedendo dichiararsi l'inefficacia nei propri riguardi del relativo contratto di affitto e condannarsi il terzo affittuario al rilascio del fondo come occupante senza titolo, sull'assunto che il concessionario non avesse il potere di stipulare l'affitto, sia in quanto l'usuario non può dare in locazione il bene, sia in quanto la convenzione rinnovativa non aveva ricompreso il fondo in questione.

Cassazione civile sez. III  11 maggio 1999 n. 4651  



 
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