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Art. 1026 codice civile: Applicabilità delle norme sull’usufrutto

Le disposizioni relative all’usufrutto si applicano, in quanto compatibili, all’uso e all’abitazione (1).

 


Commento

(1) Nel caso di perimento del bene non si applicano però gli artt. 1017 e 1019 (cd. surrogazione reale avente ad oggetto l’indennità dovuta dal terzo o dall’assicuratore) ed il diritto si estingue.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Usufrutto, uso, abitazione, nuda proprietà

Il diritto di abitazione, previsto dall'art. 1022 c.c., si estende sia a tutto ciò che concorre a integrare la casa che ne è oggetto, sotto forma di accessorio o pertinenza (balconi, verande, giardino, rimessa ecc.), giacché l'abitazione non è costituita soltanto dai vani abitabili, ma anche da tutto quanto ne rappresenta la parte accessoria, sia, in virtù del combinato disposto degli art. 983 e 1026 c.c., alle accessioni.

Cassazione civile sez. II  27 giugno 2014 n. 14687  

 

In caso di morte dell'usuario di un immobile, con conseguente estinzione del diritto d'uso dovuta alla sua intrasferibilità "mortis causa" è inapplicabile, in favore degli eredi che siano subentrati nel godimento del bene, la successione nel possesso, agli effetti dell'art. 1146 c.c. Rigetta, App. Genova, 12/03/2005

Cassazione civile sez. II  12 ottobre 2012 n. 17491  

 

Ai sensi dell'art. 1026 c.c., si applica al diritto d'uso, non essendovi ragione di incompatibilità, la disposizione relativa all'usufrutto di cui all'art. 979 c.c., secondo il quale la durata di questo non può eccedere la vita dell'usufruttuario. Rigetta, App. Genova, 12/03/2005

Cassazione civile sez. II  12 ottobre 2012 n. 17491  

 

Ricorre la causa di estinzione del diritto di abitazione per caso fortuito ("rectius" forza maggiore), in base al combinato disposto dell'art. 1026 c.c. e dell'art. 1014 n. 3, c.c., a seguito di un'ordinanza sindacale di sgombero della casa per pericolo di crollo: l'indisponibilità del bene va ricondotta, infatti, ad un "factum principis".

Cassazione civile sez. II  04 maggio 2012 n. 6772  

 

Il diritto all'uso dell'area pertinente ad un fabbricato per parcheggio dell'auto è di natura reale (art. 18 l. 6 agosto 1967 n. 765, e art. 26 l. 28 febbraio 1985 n. 47), e, pertanto, si prescrive - per il combinato disposto degli art. 1026 e 1014 c.c. - dopo vent'anni dall'acquisto dell'unità immobiliare.

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2012 n. 1214  

 

In tema di diritto di abitazione, cui si applicano gli art. 985 c.c. e 986 c.c. per effetto del rinvio operato dall'art. 1026 c.c., il momento al quale occorre fare riferimento per la valutazione delle addizioni operate da chi ne è titolare è quello della consegna del bene al proprietario.

Cassazione civile sez. II  29 dicembre 2011 n. 29763  

 

 

Comunione e condominio

I parcheggi realizzati in eccedenza rispetto allo spazio minimo richiesto dall'art. 2 l. 24 marzo 1989 n. 122 non sono soggetti a vincolo pertinenziale a favore delle unità immobiliari del fabbricato. Ne consegue che l'originario proprietario-costruttore del fabbricato può legittimamente riservarsi, o cedere a terzi, la proprietà di tali parcheggi, nel rispetto del vincolo di destinazione nascente da atto d'obbligo.

Cassazione civile sez. II  03 febbraio 2012 n. 1664  

 

Il diritto all'uso dell'area pertinente a un fabbricato per parcheggio dell'auto è di natura reale (art. 18 l. 6 agosto 1967 n. 765 e 26 l. 28 febbraio 1985 n. 47), e pertanto si prescrive - per il combinato disposto dagli art. 1026 e 1014 c.c. - dopo vent'anni dall'acquisto dell'unità immobiliare.

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2012 n. 1214  

 

La clausola di un regolamento condominiale che sancisce che determinate porzioni di cortile condominiale sono concesse in uso esclusivo, perpetuo e gratuito, ad alcuni lotti, tenuti a curarne la pulizia e manutenzione, non può ritenersi nulla per violazione del combinato disposto di cui agli art. 1021, 1026 e 979 c.c. (in quanto integrando un diritto reale di uso di durata "in perpetuo" finisce con lo svuotare sostanzialmente il diritto di proprietà), perché l'area cortilizia in questione pacificamente costituisce bene comune del Condominio di cui le parti sono condomini con la conseguente esclusione della configurabilità di un diritto reale di godimento, quale è il diritto di uso ex art. 1021 c.c. in capo ad un comproprietario; la clausola va invece inquadrata nell'ambito della disciplina dell'art. 1102 c.c. che consente uno specifico accordo concluso tra tutti i contitolari del diritto che preveda l'utilizzazione della cosa comune o di una sua porzione da parte di uno solo (o di alcuni dei partecipanti alla comunione), altrimenti detto uso frazionato.

Tribunale Torino sez. I  09 dicembre 2009

 

 

Obbligazioni e contratti

Per decidere se ricorra la possibilità di conversione del contratto nullo, ai sensi dell'art. 1424 c.c., deve procedersi ad una duplice indagine, l'una rivolta ad accertare la obiettiva sussistenza di un rapporto di continenza tra il negozio nullo e quello che dovrebbe sostituirlo e l'altra implicante un apprezzamento di fatto sull'intento negoziale dei contraenti, riservato al giudice di merito, diretta a stabilire se la volontà che indusse le parti a stipulare il contratto nullo possa ritenersi orientata anche verso gli effetti del contratto diverso. (Nella fattispecie, riguardante la cessione in uso perpetuo di posti auto all'interno di un condominio, convenuta tra due società di capitali, la S.C. ha ritenuto difettare di motivazione la sentenza di appello, per avere affermato che la durata del diritto d'uso andava ricondotta a quella massima di trent'anni dell'usufrutto a favore di persona giuridica, senza porsi il problema se le parti avessero o meno voluto tale diverso contratto).

Cassazione civile sez. II  05 marzo 2008 n. 6004  



 
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