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Art. 1028 codice civile: Nozione dell’utilità

L’utilità può consistere anche nella maggiore comodità o amenità del fondo dominante (1). Può del pari essere inerente alla destinazione industriale del fondo (2).


Commento

(1) L’estensione del concetto di utilità conosce due limiti significativi: a) essa deve esprimere una tendenziale durevolezza del bisogno; b) essa deve altresì risultare direttamente ed oggettivamente dalla natura e dalla destinazione del fondo dominante.

 

(2) L’utilità relativa alla destinazione industriale del fondo non può essere riferita all’attività industriale in sé e per sé considerata indipendentemente dal legame dell’industria con un determinato fondo.

 


Giurisprudenza annotata

Servitù

Nelle vendite a lotti di aree fabbricabili le pattuizioni contrattuali, con cui allo scopo di conferire determinate caratteristiche alle zone in esecuzione di un piano di sviluppo si impongano limitazioni alla libertà di utilizzare vari lotti, danno luogo alla costituzione di servitù prediali a carico e a favore di ciascun lotto e, affinché tali limitazioni siano efficaci, è sufficiente che nei singoli atti di acquisto venga richiamato il piano di lottizzazione e di sviluppo con i diritti e gli obblighi in esso previsti, con la loro conseguente operatività dopo la vendita dei primi lotti anche sulla restante proprietà del venditore senza che sia necessario che su questa vengano formalmente imposte le servitù inserite nel predetto piano.

Cassazione civile sez. II  15 novembre 2013 n. 25773  

 

In tema di servitù di passaggio, l'interesse ad agire per l'accertamento dell'avvenuta usucapione non viene meno in conseguenza del sopravvenuto acquisto, da parte dell'attore, di altro fondo limitrofo, ma non confinante con quello dominante, dotato di analoga servitù sul preteso fondo servente, essendo irrilevante per una servitù non coattiva la sussistenza di un altro passaggio per arrivare alla pubblica via, praticabile sul secondo fondo. Cassa con rinvio, App. Trieste, 18/11/2010

Cassazione civile sez. VI  04 novembre 2013 n. 24675  

 

Le servitù volontarie, a differenza di quelle coattive, le quali si estinguono con il venir meno della necessità per cui sono state imposte, non si estinguono con il cessare della utilitas per la quale sono state costituite, ma soltanto per confusione, prescrizione o quando siano stipulate nuove pattuizioni, consacrate in atto scritto, che ne modifichino l'estensione o le sopprimano.

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 2013 n. 3132

 

In tema di servitù prediali, la nozione di utilitas del fondo dominante, di cui all'art. 1027 c.c., va commisurata alla limitazione del diritto di proprietà del fondo servente, quale esso risulta dal titolo, non coincidendo con qualsiasi vantaggio, anche di fatto, che possa trarne il titolare, ma solo con quello corrispondente al contenuto del peso imposto. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva dichiarato estinto il passaggio coattivo per cessata interclusione, avendo riguardo alla sola utilità consistente nel transito sul fondo servente, nel quale si risolveva il contratto costitutivo del diritto di servitù).

Cassazione civile sez. II  21 dicembre 2012 n. 23839

 

Non è configurabile quale servitù per utilità inerente alla destinazione industriale del fondo dominante, riconosciuta dall'art. 1028 c.c., ma quale servitù aziendale, non ammessa nell'ordinamento vigente, la servitù di passaggio costituita in favore di un fondo adibito ad industria termale al fine di consentire alla clientela di questa di raggiungere il mare, trattandosi di utilità inerente non all'industria, quanto all'azienda che insiste sul fondo, in funzione dell'offerta di maggiori servizi, consistenti, nella specie, nel servizio di balneazione marittima.

Cassazione civile sez. II  27 settembre 2012 n. 16427  

 

In virtù del c.d. principio di ambulatorietà delle servitù, l'alienazione del fondo dominante comporta anche il trasferimento delle servitù attive ad esso inerenti, sebbene nulla venga al riguardo stabilito nell'atto di acquisto, qualora sia stato trascritto il titolo originario di costituzione della servitù; in tal caso il proprietario del fondo servente riceve l'immobile con il peso di cui è gravato, atteso che la menzione della servitù è necessaria, ai fini della sua opponibilità ai successivi acquirenti, soltanto quando non sia stato trascritto l'atto costitutivo della servitù.

Cassazione civile sez. II  10 ottobre 2011 n. 20817  

 

La natura dell'istituto della servitù, che non varia in ragione della destinazione industriale dei fondi interessati, va ravvisata nella sottoposizione di un fondo al servizio dell'altro; e l'unica connotazione caratterizzante la servitù industriale è quella della natura dell'attività espletata su entrambi o su uno dei fondi interessati. Non è configurabile una servitù prediale nell'ipotesi di accordo che non preveda l'asservimento di un fondo all'altro, ma solo l'obbligo di non esercitare una facoltà inerente a un fondo a favore dell'altro, in particolare quella di chiedere al comune la concessione a fruire di un'area determinata onde apporvi tavoli e sedie, al fine di non contrastare l'altro fondo nell'esercizio di analoga facoltà. (Conferma App. Venezia 12 novembre 2004 n. 1942).

Cassazione civile sez. II  12 aprile 2011 n. 8363  

 

Nelle vendite a lotti di aree fabbricabili le pattuizioni contrattuali, con cui allo scopo di conferire determinate caratteristiche alle zone in esecuzione di un piano di sviluppo si impongano limitazioni alla libertà di utilizzare vari lotti, danno luogo alla costituzione di servitù prediali a carico e a favore di ciascun lotto e, affinché tali limitazioni siano efficaci, è sufficiente che nei singoli atti di acquisto venga richiamato il piano di lottizzazione e di sviluppo con i diritti e gli obblighi in esso previsti, con la loro conseguente operatività dopo la vendita dei primi lotti anche sulla restante proprietà del venditore senza che sia necessario che su questa vengano formalmente imposte le servitù inserite nel predetto piano.

Cassazione civile sez. II  23 febbraio 2009 n. 4373

 

In tema di possesso, l'utilizzazione, da parte dei condomini di uno stabile, di un'area condominiale ai fini di parcheggio, non è tutelabile con l'azione di reintegrazione del possesso di servitù, nei confronti di colui che - come nel caso di specie - l'abbia recintata nella asserita qualità di proprietario. Per l'esperimento dell'azione di reintegrazione occorre infatti un possesso qualsiasi, anche se illegittimo ed abusivo, purché avente i caratteri esteriori di un diritto reale, laddove il parcheggio dell'auto non rientra nello schema di alcun diritto di servitù, difettando la caratteristica tipica di detto diritto, ovverosia la «realità» (inerenza al fondo dominante dell'utilità così come al fondo servente del peso), in quanto la comodità di parcheggiare l'auto per specifiche persone che accedono al fondo non può valutarsi come una utilità inerente al fondo stesso, trattandosi di un vantaggio del tutto personale dei proprietari.

Cassazione civile sez. II  21 gennaio 2009 n. 1551



 
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