codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1031 codice civile: Costituzione delle servitù

Le servitù prediali possono essere costituite coattivamente (1) o volontariamente. Possono anche essere costituite per usucapione o per destinazione del padre di famiglia (2).


Commento

Usucapione: [v. Libro III, Titolo VIII, Capo II, Sez. III]; Destinazione del padre di famiglia: [v. 1062].

 

Coattivamente (servitù coattive): per obbligo imposto dalla legge.

 

Volontariamente (servitù volontarie): per accordo tra le parti.

 

(1) Va tuttavia rimarcato come anche le servitù coattive possono essere costituite con un contratto [v. 1321], essendo tali servitù coattive esclusivamente in ragione del fatto che è la stessa legge a prevederne la costituzione.

 

(2) Le servitù costituite a mezzo di usucapione o di destinazione del padre di famiglia non costituiscono una specie distinta rispetto alle servitù coattive ed alle servitù volontarie, venendo per lo più ricondotte a quest’ultima categoria.


Giurisprudenza annotata

Servitù

La servitù per destinazione del padre di famiglia è stabilita "ope legis" quando, al momento della separazione dei fondi o del frazionamento dell'unico fondo, lo stato dei luoghi sia posto o lasciato, con opere o segni manifesti ed univoci, in una situazione oggettiva integrante "de facto" il contenuto della servitù, indipendentemente dalla volontà del proprietario, dovendosi ricercare la subordinazione del fondo non già nell'intenzione del proprietario, ma nella natura delle opere, oggettivamente considerate. Cassa con rinvio, App. Milano, 04/02/2008

Cassazione civile sez. II  12 febbraio 2014 n. 3219  

 

In forza del principio "tantum praescriptum quantum possessum", la servitù è acquistata per usucapione in esatta corrispondenza con l'utilizzazione delle opere visibili e permanenti destinate al suo esercizio, protrattasi continuativamente per venti anni, il contenuto del diritto essendo determinato dalle specifiche modalità con cui, di fatto, se ne è concretizzato il possesso. Ne consegue che ogni apprezzabile variazione delle modalità possessorie interrompe il corso dell'usucapione e dà luogo a una nuova decorrenza del relativo termine. Rigetta, App. Cagliari, 16/12/2006

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2014 n. 1616  

 

La servitù di passaggio costituita per usucapione ha natura di servitù volontaria, sicché, ai fini del relativo acquisto, è irrilevante lo stato di interclusione del fondo, dovendosi prescindere dai requisiti per la costituzione ed il mantenimento della servitù di passaggio coattivo, desumibili dagli art. 1051, 1052 e 1055 c.c., che regolano detto istituto. Rigetta, App. Venezia, 30/03/2009

Cassazione civile sez. II  07 agosto 2013 n. 18859  

 

Ai fini della sussistenza del requisito dell'apparenza, necessario per l'acquisto di una servitù per usucapione o per destinazione del padre di famiglia, si richiede la presenza di segni visibili, cioè di opere di natura permanente, obiettivamente destinate all'esercizio della servitù medesima, che rivelino, per la loro struttura e funzione, in maniera inequivoca, l'esistenza del peso gravante sul fondo servente. Pertanto, la semplice presenza di supporti metallici (o zanche) infissi dall'originario unico proprietario nel muro perimetrale dell'edificio, ai lati delle finestre, non lascia chiaramente intendere che si sia voluto assoggettare l'immobile inferiore allo sgocciolamento del bucato bagnato e quindi, di conseguenza, che si sia voluta costituire una servitù di stillicidio per destinazione del padre di famiglia.

Cassazione civile sez. VI  16 agosto 2012 n. 14547  

 

Il diritto di veduta, consistente nella fruizione di un piacevole panorama, che si pretende leso dalla chioma di un albero piantato a distanza legale, integra una servitus altius non tollendi, la quale può essere acquistata, oltre che negozialmente, anche per destinazione del padre di famiglia o per usucapione, necessitando, tuttavia, tali modi di costituzione non solo, a seconda dei casi, della destinazione conferita dall'originario unico proprietario o dell'esercizio ultraventennale di attività corrispondenti alla servitù, ma anche di operi visibili e permanenti, ulteriori rispetto a quelle che consentono la veduta. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva riconosciuto il diritto di veduta indicandone la fonte nella mera preesistenza della visuale all'acquisito dell'immobile, così violando il principio della tipicità dei modi di acquisto dei diritti reali).

Cassazione civile sez. II  27 febbraio 2012 n. 2973  

 

 

Espropriazione

L'apprensione (o il mantenimento) "sine titulo" di un suolo di proprietà privata, occorrente per la realizzazione di un manufatto comportante una servitù di fatto, sia che la realizzazione dell'opera non sia stata autorizzata dalla competente autorità, sia che non sia assistita da declaratoria di pubblica utilità, sia che, pur in presenza di detta autorizzazione e di detta declaratoria, non vi sia stato un valido asservimento per via di un provvedimento amministrativo, non determina la costituzione di una servitù, secondo lo schema della cosiddetta occupazione acquisitiva, i cui estremi non sono ravvisabili con riguardo ai diritti reali "in re aliena", ma configura un illecito a carattere permanente, il quale perdura fino a quando non venga (anche per intervento giudiziale) rimosso il manufatto, o cessi il suo esercizio, o sia costituita regolare servitù; ciò anche nell'ipotesi in cui siano realizzate condutture per il transito delle acque o dei liquami, ovvero altri manufatti necessari a consentirlo, posto che, per il verificarsi dell'occupazione espropriativa, è necessario che si realizzi la irreversibile trasformazione del fondo appreso nell'opera pubblica e si determini l'impossibilità giuridica dell'utilizzazione futura del bene, in conformità alla sua precedente destinazione. Cassa con rinvio, App. Trento, 11/06/2007

Cassazione civile sez. I  02 dicembre 2013 n. 26965  

 

 

Comunione e condominio

I singoli condomini e il condominio possono opporsi alla sopraelevazione eseguita dal condomino dell'ultimo piano sul suo terrazzo a livello, o lastrico solare, che pregiudica le caratteristiche architettoniche dell'edificio e, se eseguita, ne possono chiedere la riduzione "in pristino" e il risarcimento del danno. La relativa azione, posta a tutela dei proprietari esclusivi del piano sottostante, comproprietari delle parti comuni, è soggetta a prescrizione ventennale, perché il diritto soggettivo reale del condomino a far valere la non alterazione del decoro architettonico, è disponibile e si prescrive per mancato esercizio ventennale, sì che il condomino che ha sopraelevato in violazione dell'obbligo di cui al comma 3 dell'art. 1127 c.c. acquista, per usucapione, il diritto a mantenere la costruzione così come l'ha realizzata. Diversamente, nel caso in cui la sopraelevazione comprometta le condizioni statiche dell'edificio non vi è un limite al suo diritto di sopraelevare, ma manca il presupposto stesso della sua esistenza, e perciò la relativa azione di accertamento negativo è imprescrittibile

Cassazione civile sez. II  05 ottobre 2012 n. 17035  

 

 

Luci e vedute

Il riconoscimento in capo al proprietario di un immobile del diritto di veduta dal proprio terrazzo (c.d. servitù di panorama), in ragione della preesistenza della visuale all'acquisto dell'immobile, viola il principio della tipicità dei modi di acquisto dei diritti reali, giacché è vero che una servitù altius non tollendi può essere costituita oltre che negozialmente anche per destinazione del padre di famiglia od usucapione, ma tali modi di costituzione necessitano, non solo, a seconda dei casi, della destinazione conferita dall'originario unico proprietario o dell'esercizio ultraventennale di attività corrispondenti alla servitù, ma anche di opere visibili e permanenti, ulteriori rispetto a quelle che consentono la veduta (la Corte si è così espressa nella controversia relativa alla richiesta di potatura di due alberi che, essendo cresciuti a dismisura, avevano raggiunto il terrazzo di due condomini, recando pregiudizio al loro diritto di veduta e a quello alla salubrità per via della caduta del fogliame e delle spore).

Cassazione civile sez. II  27 febbraio 2012 n. 2973  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti