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Art. 1032 codice civile: Modi di costituzione

Quando, in forza di legge  (1), il proprietario di un fondo ha diritto di ottenere da parte del proprietario di un altro fondo la costituzione di una servitù (2), questa, in mancanza di contratto (3), è costituita con sentenza (4). Può anche essere costituita con atto dell’autorità amministrativa nei casi specialmente determinati dalla legge.

La sentenza stabilisce le modalità della servitù e determina l’indennità dovuta.

Prima del pagamento dell’indennità il proprietario del fondo servente può opporsi all’esercizio della servitù.


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].

 

Atto dell’autorità amministrativa: atto di un pubblico potere che dispone per uno o più casi concreti e nei confronti di uno o più destinatari determinati.

 

Indennità: somma di denaro dovuta a titolo di ristoro patrimoniale che consegue a fatti che sacrificano diritti ma che non sono antigiuridici, in quanto autorizzati o imposti da una norma di legge.

 

(1) Le più importanti servitù coattive sono previste e regolate dal codice civile [v. 1033 ss.]; altre sono previste dal codice civile ma sono regolate da leggi speciali [v. 1056]; altre ancora, le cosiddette servitù pubbliche, sono previste e regolate da apposite leggi speciali (es.: le servitù militari).

 

(2) Nell’imporre la costituzione della servitù il legislatore tiene in considerazione la situazione del fondo dominante: così, ad esempio, se questo è privo di accesso alla via pubblica, il legislatore impone al fondo vicino la cd. servitù di passaggio.

 

(4) Trattasi di sentenza costitutiva, dando essa luogo ad una modificazione della situazione giuridica preesistente.

 

Con le servitù coattive, il legislatore intende tutelare un interesse prevalente del proprietario del fondo dominante.


Giurisprudenza annotata

Espropriazione

L'apprensione (o il mantenimento) "sine titulo" di un suolo di proprietà privata, occorrente per la realizzazione di un manufatto comportante una servitù di fatto, sia che la realizzazione dell'opera non sia stata autorizzata dalla competente autorità, sia che non sia assistita da declaratoria di pubblica utilità, sia che, pur in presenza di detta autorizzazione e di detta declaratoria, non vi sia stato un valido asservimento per via di un provvedimento amministrativo, non determina la costituzione di una servitù, secondo lo schema della cosiddetta occupazione acquisitiva, i cui estremi non sono ravvisabili con riguardo ai diritti reali "in re aliena", ma configura un illecito a carattere permanente, il quale perdura fino a quando non venga (anche per intervento giudiziale) rimosso il manufatto, o cessi il suo esercizio, o sia costituita regolare servitù; ciò anche nell'ipotesi in cui siano realizzate condutture per il transito delle acque o dei liquami, ovvero altri manufatti necessari a consentirlo, posto che, per il verificarsi dell'occupazione espropriativa, è necessario che si realizzi la irreversibile trasformazione del fondo appreso nell'opera pubblica e si determini l'impossibilità giuridica dell'utilizzazione futura del bene, in conformità alla sua precedente destinazione. Cassa con rinvio, App. Trento, 11/06/2007

Cassazione civile sez. I  02 dicembre 2013 n. 26965  

 

 

Edilizia ed urbanistica

Il provvedimento di acquisizione del bene illecitamente edificato, e dell'area su cui sorge, al patrimonio del Comune, nell'ipotesi in cui il responsabile dell'abuso non provveda alla demolizione di opere eseguite in assenza di concessione, in totale difformità o con variazioni essenziali, ai sensi dell'art. 7 l. 28 febbraio 1985 n. 47 (poi art. 31 d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380), non può determinare il sacrificio di diritti reali di terzi su beni diversi da quello abusivo; ne consegue che detto provvedimento non è incompatibile con l'esecuzione della sentenza che abbia ordinato la riduzione in pristino della costruzione abusiva per l'accertata violazione delle distanze legali dal fondo finitimo, comportando altrimenti tale acquisizione al patrimonio comunale la costituzione "ex lege" di una servitù a carico della proprietà del vicino, senza indennizzo alcuno in favore di quest'ultimo. Cassa e decide nel merito, App. Roma, 13/11/2006

Cassazione civile sez. III  04 giugno 2013 n. 14022  

 

Non può ritenersi che l'amministrazione comunale possa, in sede di rilascio di un permesso di costruire, consentire l'accesso - carrabile e pedonale - da un'area privata su una strada ad uso pubblico, qualora tale strada sia di proprietà di un altro soggetto privato e qualora manchi il consenso (anzi, vi sia l'espresso dissenso) da parte del proprietario. Se si ammettesse che in sede di rilascio del permesso di costruire all'autorità amministrativa sia consentito costituire sull'area di un terzo un peso (nel caso si specie, l'obbligo di consentire il passaggio) indipendentemente dal consenso del proprietario, si giungerebbe ad ammettere un modo surrettizio di costituzione di una servitù sostanziale (quale quella che consente il passaggio attraverso e sul fondo del vicino) al di fuori dei tassativi modi di costituzione espressamente richiamati dall'articolo 1032 del Codice civile e in assenza della corresponsione dell'indennità dovuta ai sensi degli articoli 1032 e 1053 del medesimo Codice. (Conferma Tar Abruzzo L'Aquila, sez. I, n. 208/2012).

Consiglio di Stato sez. VI  06 maggio 2013 n. 2416  

 

 

Competenza

La competenza sulla domanda del proprietario del fondo servente per il pagamento del compenso dovuto dal proprietario del fondo dominante per le spese di amministrazione di una servitù di passaggio, anche se contenuta entro i limiti della competenza per valore del giudice di pace, non appartiene alla competenza di quest'ultimo, bensì del tribunale, qualora sia dal convenuto introdotta come oggetto del giudizio la questione dell'esistenza e validità dell'atto costitutivo della servitù che il suddetto compenso abbia stabilito. In tale caso, infatti, non si è in presenza di rapporti giuridici distinti ed eterogenei, bensì di un complesso rapporto unitario, nel quale il giudicato si forma su tutto ciò che ha costituito oggetto di decisione, ivi compreso l'antecedente logico che integra un presupposto essenziale della medesima.

Cassazione civile sez. II  14 ottobre 2010 n. 21232  

 

 

Servitù

Ai fini della costituzione convenzionale di una servitù prediale non si richiede l'uso di formule sacramentali, di espressioni formali particolari, ma basta che dall'atto scritto si desuma la volontà delle parti di costituire un vantaggio a favore di un fondo mediante l'imposizione di un peso o di una limitazione su un altro fondo appartenente a diverso proprietario, sempre che l'atto abbia natura contrattuale, che rivesta la forma stabilita dalla legge ad substantiam e che da esso la volontà delle parti di costituire la servitù risulti in modo inequivoco, anche se il contratto sia diretto ad altro fine. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto dimostrata l'esistenza di un valido atto negoziale costitutivo di una servitù di scarico fognario sulla base di un progetto, comune a due porzioni contigue di una casa bifamiliare, contenente un identico tracciato grafico indicante la previsione di uno scarico fognario comune ad entrambe le edificande ville e corredato da planimetrie sottoscritte dalle parti).

Cassazione civile sez. II  28 aprile 2011 n. 9475  

 

Se è vero che le servitù volontarie sono convenzionali, nel senso che trovano la loro fonte nel contratto o nel testamento, non è esatta la proposizione inversa, cioè che tutte le servilù convenzionali si identificano con le servitù volontarie, giacché anche le servitù coattive possono essere costituite mediante contratto e non cessano, solo per questo, di essere coattive e soggette al relativo regime giuridico, con la conseguenza che in tale ipotesi dette servitù sono pur sempre suscettibili di estinguersi ai sensi dell'art. 1055 c.c. Al riguardo, inoltre, non rileva che le parti non abbiano previsto la corresponsione di una indennità al proprietari del fondo servente. In particolare la natura coattiva della servitù va riconosciuta quando sussistano nel caso concreto le condizioni per la sua costituzione (interclusione del fondo) a prescindere dal loro titolo e tali condizioni non devono necessariamente emergere dall'atto ma possono risultare "aliunde".

Cassazione civile sez. II  28 febbraio 2013 n. 5053  

 

La servitù di passaggio costituita per contratto non cessa di essere coattiva, con conseguente operatività della causa di estinzione per cessazione dell'interclusione di cui all'art. 1055 c.c., laddove risultino sussistenti le relative condizioni di legge, pur se non emergenti dall'atto, ma ricavabili aliunde, senza che rilevi che le parti non abbiano previsto la corresponsione di un'indennità in favore del proprietario del fondo servente, dovendosi presumere il carattere coattivo del vincolo, salvo che non emerga in concreto l'intento inequivoco dei contraenti di assoggettarsi al regime delle servitù volontarie.

Cassazione civile sez. II  28 febbraio 2013 n. 5053  



 
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