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Art. 1033 codice civile: Obbligo di dare passaggio alle acque

Il proprietario è tenuto a dare passaggio per i suoi fondi alle acque di ogni specie che si vogliono condurre da parte di chi ha, anche solo temporaneamente, il diritto di utilizzarle per i bisogni della vita o per usi agrari o industriali (1).

Sono esenti da questa servitù le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti.


Commento

Usi agrari: usi relativi all’attività diretta alla produzione agricola.

 

Usi industriali: usi concernenti quel complesso di attività dirette alla produzione di beni e servizi.

 

(1) Il proprietario del fondo dominante ha diritto di condurre le acque su un fondo altrui per soddisfare le necessità determinate dai bisogni della vita, dagli usi agrari o dagli usi industriali, purché ricorrano le condizioni previste dalla legge [v. 1037]. Il proprietario del fondo dominante è peraltro tenuto alla costruzione del necessario acquedotto, a meno che il proprietario del fondo servente non consenta il passaggio delle acque in un proprio acquedotto già esistente [v. 1034].

 

La norma prevede la cd. servitù di acquedotto coattivo, disciplinata dal codice in ragione dell’esigenza di assicurare la più ampia diffusione possibile di un bene primario quale l’acqua potabile.


Giurisprudenza annotata

Acque pubbliche e private

Ai fini del riparto di competenza tra il tribunale ordinario ed il tribunale regionale delle acque pubbliche, occorre tenere presente che, anche dopo l'entrata in vigore della l. 5 gennaio 1994 n. 36, la natura di acqua pubblica non può essere riconosciuta ad ogni tipo di acqua, bensì solo a quelle che abbiano attitudine ad usi di pubblico generale interesse; ne consegue che è devoluta alla cognizione del tribunale ordinario la controversia tra privati promossa al fine di ottenere il riconoscimento dell'esistenza di una servitù di attingimento e di derivazione di acque tra fondi limitrofi.

Cassazione civile sez. II  26 aprile 2011 n. 9331  

 

 

Edilizia ed urbanistica

Non può legittimamente il Comune, una volta constatato che un progetto edilizio, da realizzare in un lotto intercluso, è conforme alle disposizioni di piano regolatore, addurre, a sostegno della revoca del già rilasciato permesso di costruire, questioni che non riguardano l'interesse pubblico, ma quello dei proprietari confinanti, quali l'accesso del fondo alla via pubblica e l'allaccio alla pubblica fognatura, che entrambe, rispettivamente in base all'art. 1051 e 1033 e ss. c.c., legittimano l'istante a far valere il suo diritto al riconoscimento della relativa servitù coattiva nei confronti dei proprietari obbligati, e ad adire, se del caso, il g.o.

T.A.R. Trieste (Friuli-Venezia Giulia) sez. I  10 febbraio 2011 n. 91  

 

Per il disposto degli art. 1033 e 1037 c.c. la domanda di costituzione di una servitù coattiva di passaggio delle acque derivate da una conduttura municipale attraverso il fondo contiguo postula il diritto di utilizzare le acque medesime in base ad un titolo già esistente o in fase di certa formazione. Tale accertamento dovendosi compiersi con efficacia di giudicato nei rapporti con l'ente proprietario delle acque comporta la riconducibilità della domanda anzidetta nell'art. 140, comma 1, lett. c, r.d. 11 dicembre 1933 n. 1775, sulla devoluzione al giudice specializzato delle controversie relative alla derivazione ed utilizzazione di acque pubbliche, quando i corrispondenti diritti non siano pacifici, ma siano oggetto del dibattito, in guisa che la lite non resti nell'ambito di controversia fra privati sulle sole modalità di esercizio di quelle posizioni.

Cassazione civile sez. I  06 luglio 1999 n. 6964  

 

 

Servitù

Per la costituzione della servitù coattiva di acquedotto non è necessaria la presenza di una situazione di interclusione assoluta non altrimenti eliminabile (che è richiesta al solo fine di escludere l'operatività dell'esonero delle case, delle aie, dei giardini e dei cortili ad esse attinenti dalle servitù coattive), laddove è sufficiente che sussistano tutte le condizioni previste dall'art. 1037 c.c., e cioè; la disponibilità dell'acqua che si intende far passare sul fondo altrui per il tempo per cui si richiede il passaggio, la sufficienza dell'acqua per l'uso al quale la si vuole destinare, la convenienza e la minore pregiudizievolezza per il fondo richiesto del passaggio richiesto, in rapporto alla situazione dei luoghi e alle condizioni espressamente richiamate nell'ultima parte dell'art. 1037 c.c.

Cassazione civile sez. II  24 maggio 2004 n. 9926  

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 42 cost., la q.l.c. dell'art. 1033 c.c., nella parte in cui non prevede che la costituzione coattiva della servitù di acquedotto sia estesa a comprendere la possibilità di costituire coattivamente la servitù di metanodotto, in quanto, benché non possa essere negata l'esistenza di un indirizzo legislativo volto a favorire la diffusione del gas metano, solo il legislatore potrebbe introdurre un modello coercitivo nella disciplina dei rapporti tra fondi vicini, atteso che una scelta di tal genere non si presenta come costituzionalmente vincolata, a causa dell'esistenza di fonti di energia alternative, di modalità tecniche di approvvigionamento del gas metano diverse dal trasporto attraverso condutture e, infine, della possibilità di giungere al medesimo risultato mediante atti di esercizio dell'autonomia privata.

Corte Costituzionale  17 luglio 2002 n. 357  

 

A differenza delle servitù volontarie che possono avere ad oggetto una qualsiasi "utilitas", purché ricavata da un fondo a vantaggio di un altro fondo appartenente a diverso proprietario, le servitù prediali coattive formano un "numerus clausus", sono cioè tipiche avendo ciascuna il contenuto predeterminato dalla legge, sicché non sono ammissibili altri tipi di al di fuori di quelli espressamente previsti da una specifica norma per il soddisfacimento di necessità ritenute meritevoli di tutela. Pertanto, è inammissibile la costituzione coattiva di una servitù di passaggio di tubi per la fornitura di gas metano, dovendosi escludere un'applicazione estensiva dell'art. 1033 c.c. in tema di servitù di acquedotto coattivo, atteso che l'esigenza del passaggio di tubi conduttori del gas non può essere ricondotta sotto la stessa fattispecie normativa che regola la imposizione della servitù di acquedotto, in conseguenza della non assimilabilità delle due situazioni per i caratteri peculiari di struttura e funzione di ciascuna di esse, ed in particolare della pericolosità insita nell'attraversamento sotto terra delle forniture del gas, non ricorrente nella servitù di acquedotto.

Cassazione civile sez. II  25 gennaio 1992 n. 820  

 

Per la costituzione della servitù coattiva di acquedotto, è sufficiente che sussistano tutte le condizioni previste dall'art. 1037 c.c. e cioè la disponibilità dell'acqua che si intende far passare sul fondo altrui per il tempo per cui si richiede il passaggio, la sufficienza dell'acqua per l'uso al quale la si vuole destinare, e la convenienza e la minore pregiudizievolezza per il fondo servente del passaggio richiesto, in rapporto alla situazione dei luoghi e alle condizioni espressamente richiamate nell'ultima parte dell'art. 1037 c.c. senza che possa ostare l'eventuale eccesso dell'acqua rispetto all'attuale concreto fabbisogno del fondo. Infatti la suddetta condizione deve essere accertata con riguardo alle presumibili utilizzazioni dell'acqua che - sia pure in relazione allo stesso uso per il quale il passaggio dell'acqua viene richiesto - potranno essere comunque realizzate nel fondo.

Cassazione civile sez. II  23 maggio 1984 n. 3140  

 

Per la costruzione della servitù coattiva di acquedotto, è sufficiente che sussistano tutte le condizioni previste dall'art. 1037 c.c., e cioè la disponibilità dell'acqua che si intende far passare sul fondo altrui per il tempo per cui si richiede il passaggio, la sufficienza dell'acqua per l'uso al quale la si vuole destinare, e la convenienza e la minore pregiudizievolezza per il fondo servente del passaggio richiesto, in rapporto alla situazione del luoghi e alle condizioni espressamente richiamate nell'ultima parte dell'art. 1037 c.c., senza che possa ostare l'eventuale eccesso dell'acqua rispetto all'attuale concreto fabbisogno del fondo. Infatti la suddetta condizione deve essere accertata con riguardo alle presumibili utilizzazioni dell'acqua che - sia pure in relazione allo stesso uso per il quale il passaggio dell'acqua viene richiesto - potranno essere comunque realizzate nel fondo.

Cassazione civile sez. II  23 maggio 1984 n. 3140  



 
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