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Art. 1034 codice civile: Apertura di nuovo acquedotto

Chi ha diritto di condurre acque per il fondo altrui deve costruire il necessario acquedotto, ma non può far defluire le acque negli acquedotti già esistenti e destinati al corso di altre acque (1).

Il proprietario del fondo soggetto alla servitù può tuttavia impedire la costruzione, consentendo il passaggio nei propri acquedotti già esistenti, qualora ciò non rechi notevole pregiudizio alla condotta che si domanda. In tal caso al proprietario dell’acquedotto è dovuta un’indennità da determinarsi avuto riguardo all’acqua che s’introduce, al valore dell’acquedotto, alle opere che si rendono necessarie per il nuovo passaggio e alle maggiori spese di manutenzione.

La facoltà indicata dal comma precedente non è consentita al proprietario del fondo servente nei confronti della pubblica amministrazione (2).


Commento

Acquedotto: l’insieme delle strutture e delle opere necessarie per la raccolta, il trasporto e la distribuzione di acqua potabile.

 

(1) Il divieto, che non riguarda gli acquedotti abbandonati né i pozzi o fossi morti, è dettato per evitare le controversie che potrebbero sorgere dalla comunione di acque diverse che ne deriverebbe.

 

(2) Ciò per la posizione di supremazia della P.A. e per la funzione di interesse pubblico del fondo dominante.

 

 


Giurisprudenza annotata

Demanio

Qualora sia stata installata dal concessionario di un ente pubblico una conduttura che attraversi un bene demaniale, il diritto dominicale sulla struttura - interrata o meno che sia - appartiene al proprietario del fondo dominante e non all'Ente concedente, atteso che la concessione concerne soltanto la possibilità d'attraversamento del bene demaniale ma non attribuisce all'ente - al pari di quanto avviene, in regime privatistico, per le servitù d'acquedotto, di fognatura, di conduttura - la proprietà di ciò che viene interrato.

Cassazione civile sez. II  16 febbraio 2005 n. 3107  

 

 

Servitù

La titolarità della servitù attiva di acquedotto postula la proprietà degli impianti e della rete di distribuzione dell'acqua, sicché tale ius in re aliena non è configurabile sulla base dell'utenza del servizio di fornitura idrica.

Cassazione civile sez. II  30 maggio 2003 n. 8815  

 

 

Acque pubbliche

L'espropriazione del fondo sovrastante non si estende all'acquedotto sotterraneo di proprietà del terzo - che l'abbia costruito allo scopo di derivare acque pubbliche - cui compete l'indennità prevista dall'art. 46 legge 25 giugno 1865 n. 2359, allorché, per effetto dell'esecuzione dell'opera pubblica, l'acquedotto sia stato reso inutilizzabile ed egli abbia perduto il diritto di derivazione d'acqua.

Cassazione civile sez. I  22 novembre 1979 n. 6075



 
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