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Art. 1037 codice civile: Condizioni per la costituzione della servitù

Chi vuol far passare le acque sul fondo altrui deve dimostrare che può disporre dell’acqua durante il tempo per cui chiede il passaggio (1); che la medesima è sufficiente per l’uso al quale si vuol destinare; che il passaggio richiesto è il più conveniente e il meno pregiudizievole al fondo servente, avuto riguardo alle condizioni dei fondi vicini, al pendio e alle altre condizioni per la condotta, per il corso e lo sbocco delle acque (2).


Commento

(1) La servitù di acquedotto coattivo si estingue nel momento in cui viene meno la disponibilità dell’acqua.

 

(2) Si intende in tal modo trovare l’opportuno contemperamento dei contrastanti interessi.


Giurisprudenza annotata

Espropriazione

L'apprensione (o il mantenimento) "sine titulo" di un suolo di proprietà privata, occorrente per la realizzazione di un manufatto comportante una servitù di fatto, sia che la realizzazione dell'opera non sia stata autorizzata dalla competente autorità, sia che non sia assistita da declaratoria di pubblica utilità, sia che, pur in presenza di detta autorizzazione e di detta declaratoria, non vi sia stato un valido asservimento per via di un provvedimento amministrativo, non determina la costituzione di una servitù, secondo lo schema della cosiddetta occupazione acquisitiva, i cui estremi non sono ravvisabili con riguardo ai diritti reali "in re aliena", ma configura un illecito a carattere permanente, il quale perdura fino a quando non venga (anche per intervento giudiziale) rimosso il manufatto, o cessi il suo esercizio, o sia costituita regolare servitù; ciò anche nell'ipotesi in cui siano realizzate condutture per il transito delle acque o dei liquami, ovvero altri manufatti necessari a consentirlo, posto che, per il verificarsi dell'occupazione espropriativa, è necessario che si realizzi la irreversibile trasformazione del fondo appreso nell'opera pubblica e si determini l'impossibilità giuridica dell'utilizzazione futura del bene, in conformità alla sua precedente destinazione. Cassa con rinvio, App. Trento, 11/06/2007

Cassazione civile sez. I  02 dicembre 2013 n. 26965  

 

In tema di espropriazione, la realizzazione in assenza di provvedimento ablativo di un manufatto che occupi solo in parte il suolo ed il sottosuolo del fondo del privato (nella specie un collettore di cemento che attraversava il fondo del privato per lo più al di sotto del piano di campagna, dal quale affioravano diversi tombini), non costituisce occupazione acquisitiva dell'immobile, in quanto non lo trasforma totalmente nella sua fisicità ma, limitandone le facoltà di godimento, comporta l'imposizione e l'esercizio di una servitù di fatto su di esso, corrispondente a quelle descritte dagli art. 1037 e 1043 c.c., da cui deriva un pregiudizio permanente che non abbisogna di alcuna prova, essendo in re ipsa per la perdita di disponibilità del bene occupato dal manufatto; tale danno va risarcito in relazione sia ai frutti perduti, sia alla diminuzione di valore subita dall'immobile nella sua interezza, sia agli oneri ed alle perdite comunque verificabili nel futuro, secondo serie probabilità connesse alla natura del bene ed ad altri elementi oggettivi. (Nella specie, la S.C. ha anche ritenuto che tali voci di danno, compresa quella relativa alla diminuzione di valore della parte residua del fondo, fossero ricomprese nella domanda di risarcimento dei danni formulata «sia per la perdita dell'area interessata dalla costruzione dell'opera pubblica, sia per l'occupazione temporanea dell'area»).

Cassazione civile sez. I  28 maggio 2008 n. 14049  

 

 

Servitù

Ai fini della costituzione coattiva di servitù di acquedotto occorre l'assoluta esigenza della costituzione della relativa servitù, ne consegue che colui il quale abbia già titolo reale diverso per addurre le acque da utilizzare al proprio fondo non può richiedere la costituzione coattiva della servitù stessa adducendo un passaggio dell'acquedotto più conveniente di quello dedotto, alla stregua della comparazione dei contrastanti interessi contemplati dall'art. 1037 c.c.

Corte appello Salerno  28 ottobre 2004

 

Per la costituzione della servitù coattiva di acquedotto non è necessaria la presenza di una situazione di interclusione assoluta non altrimenti eliminabile (che è richiesta al solo fine di escludere l'operatività dell'esonero delle case, delle aie, dei giardini e dei cortili ad esse attinenti dalle servitù coattive), laddove è sufficiente che sussistano tutte le condizioni previste dall'art. 1037 c.c., e cioè; la disponibilità dell'acqua che si intende far passare sul fondo altrui per il tempo per cui si richiede il passaggio, la sufficienza dell'acqua per l'uso al quale la si vuole destinare, la convenienza e la minore pregiudizievolezza per il fondo richiesto del passaggio richiesto, in rapporto alla situazione dei luoghi e alle condizioni espressamente richiamate nell'ultima parte dell'art. 1037 c.c.

Cassazione civile sez. II  24 maggio 2004 n. 9926  

 

Nella servitù di acquedotto coattivo, la determinazione del luogo attraverso il quale deve effettuarsi il passaggio delle acque non può farsi se non con riguardo alla concreta situazione di fatto, considerandosi - di volta in volta - gli elementi che debbono concorrere alla scelta della soluzione più equa, con il temperamento dei contrastanti interessi, nel rispetto del criterio del minor pregiudizio per il fondo servente e della maggior convenienza sia per detto fondo che per quello dominante. La individuazione della situazione di fatto, al fine di cui sopra e degli elementi da tenere presenti nel caso concreto, in correlazione con l'indicato canone giuridico, costituisce una indagine spettante al giudice del merito e non sindacabile in cassazione, quando ne sia stato dato conto con idonea motivazione.

Cassazione civile sez. II  11 marzo 2004 n. 4964  

 

I presupposti per la costituzione di una servitù di scarico coattivo ex art. 1043 c.c. non differiscono, compatibilmente con il diverso contenuto della servitù, da quelli contemplati dall'art. 1037 c.c. per la costituzione della servitù di acquedotto coattivo, applicabili in virtù del richiamo operato dalla prima di dette norme alle disposizioni degli articoli precedenti per il passaggio delle acque, occorrendo, pertanto, come per l'acquedotto coattivo che il passaggio richiesto - sempre che il proprietario del fondo non abbia altre alternative per liberarsi dalle acque di scarico, anche con la creazione di una servitù volontaria - sia il più conveniente ed il meno pregiudizievole per il fondo servente, avuto riguardo alle condizioni dei fondi vicini, al pendio e alle altre condizioni per la condotta, per il corso e lo sbocco delle acque e riferendosi il criterio del minor pregiudizio esclusivamente al fondo servente e quello della maggior convenienza anche al fondo dominante il quale non deve essere assoggettato ed eccessivo disagio o dispendio.

Cassazione civile sez. II  14 maggio 2003 n. 7410  

 

L'art. 1037 c.c., il quale stabilisce che chi vuol fare passare le acque sul fondo altrui deve dimostrare che può disporre dell'acqua durante il tempo per cui chiede il passaggio, va inteso nel senso che il titolare del fondo dominante che chiede l'imposizione della servitù di acquedotto coattivo deve poter disporre delle acque con riferimento ad un rapporto già costituito ovvero sul punto di essere costituito in relazione ad una pretesa destinata, secondo ogni ragionevole previsione, ad essere soddisfatta. Con l'espressione "disporre dell'acqua" in luogo di quella di "diritto sull'acqua" prevista nel progetto della Commissione, la norma intende riferirsi a qualsiasi rapporto sia di natura reale (proprietà, enfiteusi, usufrutto, superficie) sia di natura obbligatoria (come somministrazione, locazione - conduzione etc.) di godimento dell'acqua, nonché a qualsiasi tipo di utilizzazione dell'acqua, per effetto di concessione o riconoscimento di utenze pubbliche da parte della p.a.; con esclusione però, della situazione di mero possesso dell'acqua, specie se il possesso non presenti determinati caratteri di continuità e stabilità, non potendo l'imposizione della servitù di acquedotto coattivo, stante la sua gravosità sul fondo altrui, essere giustificata in base ad un semplice potere di fatto e neppure in base a semplice acquiescenza da parte dell'avente diritto.

Cassazione civile sez. II  14 novembre 2000 n. 14734  



 
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