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Art. 1038 codice civile: Indennità per l’imposizione della servitù

Prima d’imprendere la costruzione dell’acquedotto, chi vuol condurre acqua per il fondo altrui deve pagare il valore, secondo la stima, dei terreni da occupare, senza detrazione delle imposte e degli altri carichi inerenti al fondo, oltre l’indennità per i danni, ivi compresi quelli derivanti dalla separazione in due o più parti o da altro deterioramento del fondo da intersecare.

Per i terreni, però, che sono occupati soltanto per il deposito delle materie estratte e per il getto dello spurgo non si deve pagare che la metà del valore del suolo, e sempre senza detrazione delle imposte e degli altri carichi inerenti; ma nei terreni medesimi il proprietario del fondo servente può fare piantagioni e rimuovere e trasportare le materie ammucchiate, purchè tutto segua senza danno dell’acquedotto, del suo spurgo e della sua riparazione (1) (2).


Commento

Imposta: [v. 1008]; Indennità: [v. 1032]; Piantagione: [v. 934].

 

Spurgo: operazione di pulitura dell’acquedotto.

 

(1) L’obbligo di pagare l’indennità scaturisce dalla sentenza costitutiva della servitù di acquedotto coattivo e costituisce un onere per l’esercizio della servitù stessa.

 

(2) La norma si riferisce alla costituzione di servitù di acquedotto coattivo la cui durata sia ultranovennale o perpetua; in tal caso il proprietario del fondo dominante, oltre che a pagare il valore dei terreni da occupare, è tenuto alla corresponsione di un’indennità idonea a compensare il sacrificio che il proprietario del fondo servente è destinato a subire all’atto della costruzione dell’acquedotto.


Giurisprudenza annotata

Espropriazione

Il risarcimento del danno conseguente all'imposizione di fatto di servitù pubblica di acquedotto, a seguito di realizzazione di un'opera idraulica senza una procedura ablatoria, deve essere liquidato mediante l'applicazione analogica dell'art. 1038 c.c., che distingue tra le parti fisicamente occupate dall'opera idraulica e quelle costituenti le cosiddette fasce di rispetto necessarie per lo spurgo e per la manutenzione delle condotte, stabilendo che per le prime sia corrisposto al proprietario l'intero valore e per le altre soltanto la metà di esso. Cassa Trib. Sup. Acque Pubbliche, 10 ottobre 2009

Cassazione civile sez. un.  25 giugno 2012 n. 10502  

 

In materia di imposizione di fatto di servitù pubblica di acquedotto, a seguito di realizzazione dell'opera idraulica senza una regolare procedura ablatoria, trova applicazione analogica l'art. 1038 c.c., che distingue, ai fini della determinazione dell'indennità, tra le parti fisicamente occupate dall'opera idraulica e quelle costituenti le cosiddette fasce di rispetto necessarie per lo spurgo e per la manutenzione delle condotte, stabilendo che per le prime sia corrisposto al proprietario l'intero valore e per le altre soltanto la metà di tale valore, tenuto conto della possibilità, espressamente riconosciuta al proprietario stesso dal comma 2, di continuare a sfruttarle economicamente e di rimuovere e trasportare il materiale ammucchiato "purché senza danno dell'acquedotto, del suo spurgo e della sua riparazione". Pertanto, il giudice adito con azione di risarcimento non può, senza incorrere in violazione della norma in parola, adottare per le fasce laterali di rispetto, lo stesso criterio indennitario prescritto dal comma 1 per la superficie direttamente interessata dalla condotta, salvo che non ricorrano particolari circostanze in forza delle quali sia totalmente esclusa per esse quella utilizzabilità, sia pure limitata, prevista e consentita dal comma 2 dell'art. citato.

Cassazione civile sez. un.  13 febbraio 2001 n. 51  

 

L'occupazione "sine titulo" un fondo e l'installazione su di esso di un elettrodotto, da parte della p.a. comporta l'acquisizione in favore di questa, di una servitù a titolo originario, per effetto della permanenza dell'opera pubblica e dell'inerzia del proprietario del fondo fino alla scadenza del termine per l'usucapione. Pertanto al proprietario di detto fondo non spetta l'indennità di cui al comma 1 dell'art. 123 r.d. 11 dicembre 1933 n. 1775, da corrispondere "prima che siano intrapresi i lavori di imposizione della servitù", e perciò prevista per la costituzione coattiva o convenzionale di essa.

Cassazione civile sez. II  25 marzo 1998 n. 3153  

 

Ai sensi dell'art. 1038 c.c., l'indennità pari alla metà del valore del suolo, quando siano occupati terreni per deposito di materiali o per spurgo dell'acquedotto a cielo aperto non spetta nel caso di corsie di servizio laterali ad un acquedotto interrato; pertanto, in tal caso l'indennizzo è giustamente determinato nella misura di un terzo del valore del terreno asservito.

Tribunale sup. acque  25 settembre 1991 n. 55

 

Qualora il prefetto, dopo aver autorizzato l'occupazione in via provvisoria di un fondo di proprietà privata onde procedere alla esecuzione dei lavori di costruzione di un acquedotto comunale, pronunci decreto di asservimento delle strisce di terreno utilizzate per la collocazione delle necessarie tubature senza compiere alcun atto ablatorio delle strisce medesime, l'indennità dovuta al privato va determinata non già sulla premessa del trasferimento della proprietà di tali strisce all'ente pubblico occupante, bensì calcolando il valore del terreno secondo i criteri previsti dall'art. 1038 c.c. per l'imposizione della servitù di acquedotto.

Tribunale sup. acque  11 novembre 1985 n. 78  

 

 

Proprietà

Poiché, come è desumibile dagli art. 1038 e 1039 c.c. in tema di servitù di acquedotto, l'area occorrente per la realizzazione dell'acquedotto rimane in proprietà del titolare del fondo servente, con una limitazione di carattere superficiario sotto forma di compressione, finché dura la servitù, unicamente delle facoltà di godimento del suddetto incompatibili con il contenuto e l'esercizio della servitù stessa, nel caso di esperimento di "actio negatoria" al fine dell'osservanza delle distanze legali nelle costruzioni realizzate in prossimità di un manufatto, per cui il convenuto assuma che il diritto della controparte sia, non di natura dominicale, ma di servitù di acquedotto, inidoneo, come tale, a giustificare l'obbligo di osservare le suindicate distanze, incombe sull'attore in negatoria l'onere specifico di dimostrare la pretesa natura dominicale, e non già di semplice servitù, del diritto vantato sulle opere attraverso cui è esercitata la ricorrenza delle condizioni richieste per l'applicazione dell'art. 873 c.c.

Cassazione civile sez. II  12 novembre 1981 n. 6003

 

 

Fideiussione

Le norme bancarie uniformi (Nbu) concordate tra gli istituti aderenti all'Abi relativamente alla fideiussione "omnibus" non sono state ritenute dalla Corte di giustizia della Comunità europea (sent. 21 gennaio 1999) atte, nel loro complesso, a pregiudicare il commercio tra gli Stati membri agli effetti dell'art. 85 del trattato Cee (oggi, a seguito del trattato di Amsterdam, art. 81); ciò non comporta, tuttavia, che in tali intese non possa ravvisarsi, da parte del giudice nazionale, un illecito concorrenziale ai sensi della l. n. 287 del 1990, atteso che la repressione delle intese di rilievo comunitario spetta alla Commissione della Unione europea, che, ai sensi dell'art. 83 (già 87) del trattato, la esercita sotto il controllo del giudice comunitario, a mezzo della procedura di verifica (alla quale tale organo dà luogo di propria iniziativa, ovvero su segnalazione delle parti che intendono ottenere una esenzione a norma dell'art. 81 n. 3 del trattato, oppure comunque, su istanza di un terzo interessato), senza, che, però, tale competenza comunitaria escluda in toto quella del giudice nazionale, dinanzi al quale possono pur sempre essere allegate violazioni ai n. 1 e 2 dell'art. 81 (nei soli effetti diretti sul rapporto concorrenziale tra privati e con riferimento ad un ambito esclusivamente nazionale), risultando attualmente il giudice nazionale incompetente, in materia di intese, solo riguardo alla fattispecie di esclusione di cui al n. 3 del citato art. 81 (principio affermato in relazione a fattispecie in cui, però, la distorsività rispetto alla struttura concorrenziale del mercato interna delle intese relative alle fideiussioni omnibus era stata fatta valere dinanzi al giudice nazionale solo come riflesso dell'asserito pregiudizio comunitario).

Cassazione civile sez. I  30 giugno 2001 n. 8887  

 



 
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