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Art. 1052 codice civile: Passaggio coattivo a favore di fondo non intercluso

Le disposizioni dell’articolo precedente si possono applicare anche se il proprietario del fondo ha un accesso alla via pubblica, ma questo è inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non può essere ampliato.

Il passaggio può essere concesso dall’autorità giudiziaria solo quando questa riconosce che la domanda risponde alle esigenze dell’agricoltura o dell’industria (1).

 


Commento

Via pubblica: ogni strada aperta al pubblico passaggio, comprese anche le vie vicinali in quanto attraversabili liberamente.

 

(2) La Corte cost. con sent. 10-5-1999, n. 157, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale comma «nella parte in cui non prevede che il passaggio coattivo di cui al primo comma possa essere concesso dall’autorità giudiziaria quando questa riconosca che la domanda risponde alle esigenze di accessibilità — di cui alla legislazione relativa ai portatori di handicap — degli edifici destinati ad uso abitativo».

 

La norma estende la possibilità di costituire una servitù di passaggio coattivo anche a favore di un fondo non intercluso.


Giurisprudenza annotata

Servitù

Una strada privata può essere ritenuta soggetta a servitù di uso pubblico o in virtù di un'apposita convenzione tra il proprietario e l'ente pubblico ovvero nel caso in cui l'uso pubblico si sia protratto per il tempo necessario ai fini dell'acquisto per usucapione, con la precisazione che per configurarsi tale uso non è sufficiente l'utilizzazione di fatto della strada da parte di soggetti diversi dal proprietario per raggiungere i terreni limitrofi, ma è necessario che tale utilizzazione sia al servizio della generalità dei cittadini e che la collettività faccia autonomamente uso della servitù per la circolazione.

Cassazione civile sez. II  10 aprile 2014 n. 8430  

 

La servitù di passaggio costituita per usucapione ha natura di servitù volontaria, sicché, ai fini del relativo acquisto, è irrilevante lo stato di interclusione del fondo, dovendosi prescindere dai requisiti per la costituzione ed il mantenimento della servitù di passaggio coattivo, desumibili dagli art. 1051, 1052 e 1055 c.c., che regolano detto istituto. Rigetta, App. Venezia, 30/03/2009

Cassazione civile sez. II  07 agosto 2013 n. 18859  

 

In tema di servitù coattiva di passaggio a favore di un fondo non intercluso, di cui all'art. 1052 c.c., è onere della parte provare e dimostrare, oltre all'insufficienza dell'accesso alla via pubblica già esistente e alla non modificabilità dello stato dei luoghi, l'impossibilità di ampliare l'accesso ritenuto inidoneo rispetto ai bisogni del fondo.

Cassazione civile sez. II  14 giugno 2013 n. 15023  

 

In materia di servitù, la diversità delle ipotesi di cui all'art. 1051, terzo comma, cod. civ. ed all'art. 1052 cod. civ., le quali, pur avendo in comune il presupposto dell'accesso già esistente alla pubblica via, si differenziano poiché nel primo caso il passaggio coattivo è realizzabile sul fondo già servente, mentre nel secondo esso viene attuato su altro fondo, non osta a che il giudice accolga le distinte domande cumulativamente proposte, disponendo, da un lato, l'ampliamento del preesistente passaggio nel tratto in cui ciò sia possibile e costituendo, dall'altro, una nuova servitù per il tratto in cui, stante l'impossibilità dell'allargamento, il transito risulti inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo dominante. Rigetta, App. Palermo, 13/11/2006

Cassazione civile sez. II  07 maggio 2013 n. 10595  

 

In ordine alla servitù coattiva, l'imposizione del passaggio a favore di un fondo, ancorché non intercluso del tutto, non postula, ai sensi dell'art. 1052 c.c., necessariamente la rispondenza della relativa domanda alle esigenze della agricoltura o dell'industria; infatti, non ha senso limitare la costituzione di servitù ex art. 1052 c.c. al solo soddisfacimento delle suddette occorrenze, atteso che anche le esigenze di sviluppo della personalità umana, tra cui quella che una casa di abitazione sia raggiungibile non solo a piedi ma anche con mezzi meccanici, devono essere poste come necessità superindividuali, essendo ricollegate allo sviluppo sociale e tecnologico della collettività, come tale suscettibili di essere vagliate ai fini della su citata norma.

Tribunale Teramo  03 aprile 2013 n. 293  

 

In tema di costituzione coattiva di una servitù di passaggio a favore di un fondo non intercluso, l'accertamento dello stato attuale di tale fondo e della concreta possibilità di un suo più ampio sfruttamento o di una sua migliore utilizzazione, agricola o industriale, è questione di fatto, come tale riservata all'esclusiva competenza del giudice del merito, le cui valutazioni e apprezzamenti non sono censurabili in sede di legittimità, se adeguatamente motivati.

Cassazione civile sez. II  19 marzo 2013 n. 6830

 

La costituzione coattiva della servitù di passaggio in favore di un fondo non intercluso, ai sensi dell'art. 1052 cod. civ., postula la rispondenza alle esigenze dell'agricoltura o dell'industria, requisito che trascende gli interessi individuali e giustifica l'imposizione solo per interesse generale della produzione, da valutare, non già in astratto, ma con riguardo allo stato attuale dei fondi e alla loro concreta possibilità di un più ampio sfruttamento o di una migliore utilizzazione, sicché il sacrificio del fondo servente non si giustifica qualora il fondo dominante sia incolto e da lungo tempo inutilizzato a fini produttivi. Cassa con rinvio, Trib. Belluno, 30/08/2006

Cassazione civile sez. II  07 marzo 2013 n. 5765  

 

L'art. 1052 c.c. - in tema di passaggio coattivo a favore di fondo non intercluso - richiede il concorso sia dei-bisogni del fondo, cbe delle esigenze dell'agricoltura o dell'industria. Tale ultimo requisito pur trascendendo gli interessi individuali, va individuato in concreto e sussiste tutte le volte in cui, avuto riguardo allo stato attuale del fondo e alla possibilità di un suo più ampio sfruttamento e a una sua migliore utilizzazione, la servitù consenta un significativo miglioramento quantitativo e/o qualitativo della produzione

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2013 n. 4420  

 

In tema di servitù di passaggio coattivo a favore di fondo non intercluso, il riferimento, di cui all'art. 1052 comma 2 c.c., alle valutazioni dell'autorità giudiziaria in ragione delle esigenze dell'agricoltura o dell'industria, deve essere interpretato anche alla luce della l. n. 135 del 2001, ai sensi della quale per agevolare il turismo sono promosse azioni per il superamento degli ostacoli, che si frappongono alla fruizione dei servizi turistici.

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2013 n. 4418  

 

L'interesse generale preso in considerazione dall'art. 1052 c.c. perché possa essere costituita una servitù coattiva (di un fondo non intercluso) deve essere inteso e valutato con riguardo allo stato attuale dei fondi e alla loro concreta possibilità di un più ampio sfruttamento o di una migliore utilizzazione, nel senso che il proprietario di un fondo destinato a divenire dominante deve dimostrare che attraverso la costituzione della servitù coattiva sia possibile dare corso a un più intenso sfruttamento del proprio fondo, rispondente non solo all'interesse del singolo ma anche all'interesse della produzione agricola. Le esigenze dell'agricoltura, in sostanza, vanno identificate con il più efficiente e razionale sfruttamento del fondo.

Cassazione civile sez. II  30 gennaio 2013 n. 2208  

 

 

Comunione e condominio

Secondo una lettura costituzionalmente orientata e in applicazione sia del principio di solidarietà condominiale che della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità 13 dicembre 2006, ratificata con l. 3 marzo 2009 n. 18, la deliberazione di installazione di ascensore con una maggioranza inferiore a quella prescritta dall'art. 1120 c.c. è valida anche in mancanza di specificazione del fine di eliminazione delle barriere architettoniche ai sensi dell'art. 2 l. n. 13 del 1989 e, altresì, in assenza di disabili nell'edificio, in quanto nella stessa è immanente la finalità legittima di consentire l'accesso ai portatori di handicap senza difficoltà in tutti gli edifici e non solo presso la propria abitazione, essendo ostativo non il mero disagio bensì solo l'inservibilità della cosa comune al godimento e uso anche di un solo condomino, intesa come concreta inutilizzabilità secondo la sua naturale fruibilità, con la salvaguardia comunque del decoro architettonico e la sicurezza da valutare, però, nella loro essenzialità ed incidenza negativa non minimale. (Cassa App. Genova 3 novembre 2009 n. 1084).

Cassazione civile sez. II  25 ottobre 2012 n. 18334  



 
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