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Art. 1055 codice civile: Cessazione dell’interclusione

Se il passaggio cessa di essere necessario, può essere soppresso in qualunque tempo a istanza del proprietario del fondo dominante o del fondo servente (1). Quest’ultimo deve restituire il compenso ricevuto; ma l’autorità giudiziaria può disporre una riduzione della somma, avuto riguardo alla durata della servitù e al danno sofferto. Se l’indennità fu convenuta in annualità, la prestazione cessa dall’anno successivo.


Commento

Interclusione: [v. 1051].

 

(1) Laddove venga meno l’interclusione del fondo dominante e dunque la necessità del passaggio, la servitù non si estingue automaticamente, ma solo se ne venga richiesta la soppressione.


Giurisprudenza annotata

Servitù

La servitù coattiva di passaggio si estingue per cessazione dell'interclusione, ai sensi dell'art. 1055 cod. civ., qualora al fondo dominante, già intercluso, sia aggregato in unico lotto, facente capo ad unica proprietà, un altro fondo, con accesso alla pubblica via, in quanto, a norma dell'art. 1051 cod. civ., intercluso è il fondo circondato da fondi altrui e privo di uscita sulla via pubblica. Rigetta, App. Venezia, 11/12/2006

Cassazione civile sez. II  10 febbraio 2014 n. 2922  

 

Per il disposto dell'art. 1054 cod. civ., il quale riconosce al proprietario del fondo rimasto intercluso in conseguenza di alienazione a titolo oneroso o di divisione il diritto di ottenere coattivamente dall'altro contraente il passaggio senza corrispondere alcuna indennità, deve presumersi che la servitù di passaggio costituita con lo stesso atto di alienazione o di divisione, o anche con atto successivo che all'interclusione sia oggettivamente preordinato, abbia natura coattiva, con conseguente applicabilità alla medesima, in caso di cessazione dell'interclusione, della causa estintiva di cui all'art. 1055 cod. civ., salvo che dal negozio costitutivo non emerga, in concreto ed inequivocabilmente, l'intento delle parti di assoggettarsi al regime delle servitù volontarie. Rigetta, App. Venezia, 11/12/2006

Cassazione civile sez. II  10 febbraio 2014 n. 2922  

 

Per il disposto dell'art. 1054 c.c., che riconosce al proprietario del fondo rimasto intercluso in conseguenza di alienazione a titolo oneroso o di divisione il diritto di ottenere coattivamente dall'altro contraente il passaggio senza corrispondere alcuna indennità, deve presumersi che la servitù di passaggio costituita con lo stesso atto di alienazione o di divisione o anche con atto successivo che all'interclusione siano oggettivamente preordinati, abbia natura coattiva, con conseguente applicabilità alla medesima in caso di cessazione dell'interclusione della causa estintiva di cui all'art. 1055 c.c., salvo che dal negozio costitutivo non emerga in concreto ed inequivocabilmente l'intento delle parti di assoggettarle al regime delle servitù volontarie. I principi di cui all'art. 1071 c.c. in tema di divisione del fondo dominante o del fondo servente non sono applicabili alla fattispecie nella quale il fondo dominante non è stato diviso, ma aggregato ad altro fondo con la realizzazione di un unico lotto facente capo ad un'unica comproprietaria e con due distinti accessi alla via pubblica; l'accertamento della condizione di interclusione del fondo deve essere effettuato con riferimento al fondo nel suo complesso e non a singole parti di esso.

Cassazione civile sez. II  10 febbraio 2014 n. 2922  

 

Il venir meno della interclusione del fondo dominante, cioè della situazione che aveva determinato la costituzione della servitù coattiva di passaggio, non comporta l'estinzione di questa in modo automatico, neanche nel caso in cui la servitù sia stata costituita convenzionalmente, ma richiede una domanda del soggetto interessato, non essendo sufficiente una semplice eccezione di estinzione della servitù (come avvenuto nella specie) per paralizzare la "actio confessoria" diretta all'accertamento della sussistenza e difesa di una servitù coattiva. Cassa con rinvio, App. Venezia, 22/08/2007

Cassazione civile sez. II  09 ottobre 2013 n. 22989  

 

La servitù di passaggio costituita per usucapione ha natura di servitù volontaria, sicché, ai fini del relativo acquisto, è irrilevante lo stato di interclusione del fondo, dovendosi prescindere dai requisiti per la costituzione ed il mantenimento della servitù di passaggio coattivo, desumibili dagli art. 1051, 1052 e 1055 c.c., che regolano detto istituto. Rigetta, App. Venezia, 30/03/2009

Cassazione civile sez. II  07 agosto 2013 n. 18859

 

Se è vero che le servitù volontarie sono convenzionali, nel senso che trovano la loro fonte nel contratto o nel testamento, non è esatta la proposizione inversa, cioè che tutte le servilù convenzionali si identificano con le servitù volontarie, giacché anche le servitù coattive possono essere costituite mediante contratto e non cessano, solo per questo, di essere coattive e soggette al relativo regime giuridico, con la conseguenza che in tale ipotesi dette servitù sono pur sempre suscettibili di estinguersi ai sensi dell'art. 1055 c.c. Al riguardo, inoltre, non rileva che le parti non abbiano previsto la corresponsione di una indennità al proprietari del fondo servente. In particolare la natura coattiva della servitù va riconosciuta quando sussistano nel caso concreto le condizioni per la sua costituzione (interclusione del fondo) a prescindere dal loro titolo e tali condizioni non devono necessariamente emergere dall'atto ma possono risultare "aliunde".

Cassazione civile sez. II  28 febbraio 2013 n. 5053  

 

La servitù di passaggio costituita per contratto non cessa di essere coattiva, con conseguente operatività della causa di estinzione per cessazione dell'interclusione di cui all'art. 1055 c.c., laddove risultino sussistenti le relative condizioni di legge, pur se non emergenti dall'atto, ma ricavabili aliunde, senza che rilevi che le parti non abbiano previsto la corresponsione di un'indennità in favore del proprietario del fondo servente, dovendosi presumere il carattere coattivo del vincolo, salvo che non emerga in concreto l'intento inequivoco dei contraenti di assoggettarsi al regime delle servitù volontarie.

Cassazione civile sez. II  28 febbraio 2013 n. 5053  

 

L'art. 1055 c.c. condiziona il diritto all'indennità in favore del proprietario del fondo dominante, che abbia visto estinto il suo diritto di passaggio per effetto della cessata interclusione del proprio fondo, alla circostanza che, in sede di costituzione di servitù, egli avesse corrisposto uno specifico e determinato compenso per il peso imposto sul fondo altrui, obbligando detta disposizione il proprietario del fondo servente a "restituire" quanto ricevuto dal titolare del fondo dominante.

Cassazione civile sez. II  21 dicembre 2012 n. 23839  

 

In tema di servitù prediali, la nozione di utilitas del fondo dominante, di cui all'art. 1027 c.c., va commisurata alla limitazione del diritto di proprietà del fondo servente, quale esso risulta dal titolo, non coincidendo con qualsiasi vantaggio, anche di fatto, che possa trarne il titolare, ma solo con quello corrispondente al contenuto del peso imposto. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva dichiarato estinto il passaggio coattivo per cessata interclusione, avendo riguardo alla sola utilità consistente nel transito sul fondo servente, nel quale si risolveva il contratto costitutivo del diritto di servitù).

Cassazione civile sez. II  21 dicembre 2012 n. 23839

 



 
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