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Art. 1058 codice civile: Modi di costituzione

Le servitù prediali possono essere costituite per contratto o per testamento.


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II]; Testamento: [v. 587].


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

In tema di interpretazione del contratto (nella specie, vendita con clausola di servitù), la buona fede esclude significati unilaterali o contrastanti con l'affidamento dell'uomo medio. (Nella specie, in relazione ad una convenzione costitutiva di una servitù di passaggio, inserita nel più ampio contesto di un atto di vendita con il quale il proprietario di un fondo, in origine unico, aveva alienato parte di esso a terzi, assumeva rilievo il significato letterale dell'atto, che, contro il principio "nemini res sua servit", costituiva sul fondo venduto una servitù di passaggio "in favore del compratore", anziché del venditore). Rigetta, App. Perugia, 17/01/2008

Cassazione civile sez. II  12 marzo 2014 n. 5782  

 

 

Servitù

Nelle vendite a lotti di aree fabbricabili le pattuizioni contrattuali, con cui allo scopo di conferire determinate caratteristiche alle zone in esecuzione di un piano di sviluppo si impongano limitazioni alla libertà di utilizzare vari lotti, danno luogo alla costituzione di servitù prediali a carico e a favore di ciascun lotto e, affinché tali limitazioni siano efficaci, è sufficiente che nei singoli atti di acquisto venga richiamato il piano di lottizzazione e di sviluppo con i diritti e gli obblighi in esso previsti, con la loro conseguente operatività dopo la vendita dei primi lotti anche sulla restante proprietà del venditore senza che sia necessario che su questa vengano formalmente imposte le servitù inserite nel predetto piano.

Cassazione civile sez. II  15 novembre 2013 n. 25773

 

Il giudicato formatosi sull'inesistenza di una servitù di passaggio preclude la riproposizione, in un successivo processo, della domanda di costituzione convenzionale della medesima servitù sull'assunto che quest'ultima sarebbe sorta in epoca antecedente alla instaurazione del primo giudizio, atteso che, in considerazione della natura autodeterminata di una siffatta pretesa, la cui causa petendi si individua nello stesso diritto azionato, e tenuto altresì conto che il giudicato copre il dedotto ed il deducibile quanto ai fatti verificatisi anteriormente ad esso, in quel giudizio si sarebbero dovuti invocare i titoli di acquisto in virtù dei quali il menzionato diritto sarebbe venuto ad esistenza. Cassa con rinvio, App. Roma, 28/02/2007

Cassazione civile sez. II  30 settembre 2013 n. 22316  

 

Le servitù volontarie, a differenza di quelle coattive, le quali si estinguono con il venir meno della necessità per cui sono state imposte, non si estinguono con il cessare della utilitas per la quale sono state costituite, ma soltanto per confusione, prescrizione o quando siano stipulate nuove pattuizioni, consacrate in atto scritto, che ne modifichino l'estensione o le sopprimano.

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 2013 n. 3132  

 

Il titolo costitutivo od indicativo di una servitù prediale deve contenere tutti gli elementi atti ad individuare il contenuto oggettivo del peso imposto sopra un fondo per l'utilità di altro fondo appartenente a diverso proprietario, con la specificazione dell'estensione e delle modalità di esercizio in relazione all'ubicazione dei fondi, restando inefficaci, per detti fini, le clausole cosiddette di stile, che facciano, cioè, generico riferimento a stati di fatto sussistenti, a servitù attive e passive e cosi via.

Cassazione civile sez. II  25 ottobre 2012 n. 18349  

 

 

Comunione e condominio

Il regolamento di un supercondominio, predisposto dall'originario unico proprietario del complesso di edifici, accettato dagli acquirenti nei singoli atti di acquisto e trascritto nei registri immobiliari, in virtù del suo carattere convenzionale, vincola tutti i successivi acquirenti senza limiti di tempo, non solo relativamente alle clausole che disciplinano l'uso ed il godimento dei servizi e delle parti comuni, ma anche per quelle che restringono i poteri e le facoltà sulle loro proprietà esclusive, venendo a costituire su queste ultime una servitù reciproca. Cassa con rinvio, App. Milano, 21/04/2010

Cassazione civile sez. II  13 giugno 2013 n. 14898  

 

In tema di supercondominio, le clausole del regolamento contrattuale che assoggettino al peso della immodificabilità ogni singola unità immobiliare oggetto di proprietà esclusiva, a vantaggio di tutte le altre unità immobiliari, anche quando creino vincoli valevoli per gli aventi causa dalle parti originarie, non possono essere considerate nulle per violazione del principio del numero chiuso delle obbligazioni reali, giacché non costituiscono obbligazioni "propter rem", dando, bensì, origine ad una servitù reciproca. Cassa con rinvio, App. Milano, 21/04/2010

Cassazione civile sez. II  13 giugno 2013 n. 14898  

 

La presenza, nel regolamento contrattuale di un supercondominio, del divieto di apportare modifiche strutturali, funzionali ed estetiche alle proprietà individuali rende superfluo, allorché si lamenti la sua violazione, l'esame giudiziale circa il rispetto, o meno, del decoro architettonico dell'intero complesso immobiliare. Cassa con rinvio, App. Milano, 21/04/2010

Cassazione civile sez. II  13 giugno 2013 n. 14898  

 

Distanze legali

Le pattuizioni con le quali vengono poste, a carico di un fondo ed a favore di altri, limitazioni di edificabilità, prevedendo l'imposizione agli acquirenti e loro aventi causa di vincoli, restringono permanentemente i poteri connessi alla proprietà dell'area gravata, attribuendo al fondo vicino un corrispondente vantaggio che ad esso inerisce come "qualitas fundi", ossia con caratteristiche di realità inquadrabili nello schema della servitù, senza che siffatto carattere vanga meno qualora le parti non la menzionino espressamente. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha rigettato il ricorso, assumendo che correttamente il giudice di merito avesse dedotto l'esistenza della servitù e la sua natura reale sulla base di una clausola, con la quale le parti avevano previsto un vincolo "altius non tollendi", con conseguenti limitazioni all'edificabilità del suolo).

Cassazione civile sez. II  21 agosto 2012 n. 14580  



 
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