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Art. 1068 codice civile: Trasferimento della servitù in luogo diverso

Il proprietario del fondo servente non può trasferire l’esercizio della servitù in luogo diverso da quello nel quale è stata stabilita originariamente.

Tuttavia, se l’originario esercizio è divenuto più gravoso per il fondo servente o se impedisce di fare lavori, riparazioni o miglioramenti, il proprietario del fondo servente può offrire al proprietario dell’altro fondo un luogo egualmente comodo per l’esercizio dei suoi diritti, e questi non può ricusarlo (1).

Il cambiamento di luogo per l’esercizio della servitù si può del pari concedere su istanza del proprietario del fondo dominante, se questi prova che il cambiamento riesce per lui di notevole vantaggio e non reca danno al fondo servente.

L’autorità giudiziaria può anche disporre (2) che la servitù sia trasferita su altro fondo del proprietario del fondo servente o di un terzo che vi acconsenta, purché l’esercizio di essa riesca egualmente agevole al proprietario del fondo dominante.


Giurisprudenza annotata

Servitù

Nel caso in cui la servitù di passaggio risulti, dall'atto costitutivo e dalle modalità di esercizio, gravare su una parte determinata del fondo servente, l'impossibilità di fatto del suo esercizio in tale luogo non attribuisce al proprietario del fondo dominante la facoltà ex art. 1068 c.c. di spostare il luogo di esercizio della servitù su altra parte del fondo servente, comportando soltanto, a norma dell'art. 1074 c.c., la quiescenza della servitù stessa con la conseguente sua estinzione, ai sensi dell'art. 1073 c.c., dopo il decorso del ventennio di non uso. Cassa e decide nel merito, App. Genova, 02/03/2007

Cassazione civile sez. II  25 giugno 2013 n. 15988  

 

Ai sensi dell'articolo 1068 del Cc, mentre la maggiore gravosità dell'esercizio della servitù per il fondo servente, quale ragione della richiesta di spostamento, deve necessariamente essere determinata da fatti sopravvenuti rispetto al momento di costituzione della stessa servitù, deve escludersi che tale requisito sia previsto anche nel caso in cui il proprietario del fondo servente abbia la effettiva e obiettiva esigenza di effettuare lavori, riparazioni o miglioramenti del fondo.

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2013 n. 4336  

 

La fattispecie prevista dall’art. 1068 c.c., comma 4, comportando il trasferimento della servitù non già su altra porzione delle stesso fondo, ma su altro fondo, di proprietà dello stesso soggetto passivo della servitù originaria o di un terzo, determina l’estinzione della servitù preesistente e la contestuale costituzione di una nuova servitù, di identico contenuto, a carico di un fondo diverso.

Tribunale Salerno sez. II  18 febbraio 2013 n. 474  

 

Secondo l'art. 1068 c.c. il proprietario del fondo servente, se l'originario esercizio è divenuto più gravoso per il suo fondo o se impedisce di fare lavori, riparazioni o miglioramenti, può offrire al proprietario del fondo dominante un luogo egualmente comodo per l'esercizio del suo diritto di servitù e questi non può ricusarlo. Non si tratta tanto di una delle facoltà che caratterizzano il contenuto del diritto di proprietà ma vi si può riconoscere, piuttosto, un diritto potestativo, che, una volta esercitato secondo le direttrici prestabilite dalla norma su cui esso si fonda, attua la modifica di una situazione giuridica facente capo anche ad altro soggetto, senza che questi debba collaborare all'attuazione del diritto medesimo o che possa opporvisi. Pertanto, nel caso in cui il giudice abbia verificato positivamente la sussistenza della duplice condizione prevista dalla legge per l'attuazione del diritto - sopravvenuta maggiore gravosità della servitù ed eguale comodità del luogo diverso offerto per l'esercizio di essa - se l'offerta di trasferire la servitù in altro luogo, pur non potendo esserlo, verrà rifiutata ne conseguirà una pronunzia di accertamento del trasferimento della servitù stessa nel caso in cui, come nella fattispecie, sia stata proposta apposita domanda.

Corte appello Bari sez. I  19 dicembre 2012 n. 1378  

 

Nella controversia tra i proprietari dei fondi servente e dominante, relativa al trasferimento della servitù di passaggio in luogo diverso, la valutazione del giudice di merito, in base ai criteri di cui al comma 2 dell'art 1068 c.c., deve essere globale e comparativa, essendo nella realtà impossibile che qualsiasi nuovo passaggio comporti caratteristiche strutturali e di uso assolutamente identiche a quelle del percorso anteriore. Pertanto è incensurabile la decisione del giudice di merito, ove lo stesso abbia correttamente considerato che, per effetto del nuovo passaggio offerto in sostituzione, posto a confronto col vecchio tracciato, avendo riguardo alla loro pendenza, ampiezza, sinuosità ed alla conformazione del piano del suolo, non si è avuta una diminuzione della comodità del fondo dominante e si è, piuttosto, evitato, o rimosso, l'aggravio del fondo servente, o, quanto meno, lo si è ridotto al minimo compatibile con il pieno esercizio della servitù.

Cassazione civile sez. II  24 luglio 2012 n. 12929  

 

In tema di servitù prediali, la fattispecie prevista dal comma 4 dell'art. 1068 c.c., comportando il trasferimento della servitù non già su altra porzione dello stesso fondo, come nell'ipotesi contemplata dal comma 2 del medesimo art. 1068 c.c., ma su altro fondo del proprietario dell'originario fondo servente o di un terzo, determina l'estinzione della servitù preesistente e la contestuale costituzione di una nuova servitù, anche se di eguale contenuto, a carico del diverso fondo. A differenza, tuttavia, dell'ipotesi di cui al comma 2 dell'art. 1068 c.c. (nella quale il verificarsi dei richiesti presupposti normativi determina l'insorgenza, in capo al proprietario del fondo servente, del diritto di ottenere il trasferimento del luogo di esercizio della servitù), qualora l'offerta di altro luogo egualmente comodo rivolta al proprietario del fondo dominante venga da quest'ultimo ingiustamente rifiutata, l'accoglimento della domanda di trasferimento della servitù su altro fondo del proprietario del fondo servente, ai sensi dell'art. 1068 comma 4 c.c., è rimesso alla valutazione discrezionale dell'autorità giudiziaria, la quale, accertata la sussistenza delle condizioni di legge, "può" disporre detto trasferimento.

Cassazione civile sez. II  11 maggio 2012 n. 7415  

 

Il trasferimento della servitù di passaggio su un fondo servente di proprietà di un terzo richiede, ai sensi dell'art. 1068, comma 4, c.c., il consenso di quest'ultimo, consenso che non può ritenersi implicito nel fatto che il proprietario già consenta il passaggio a taluni, essendo invece necessario, al fine della costituzione del rapporto intersoggettivo tra il titolare del fondo dominante ed il titolare del nuovo fondo servente, che il consenso sia non solo esplicito, ma, considerata la natura del diritto, manifestato per iscritto.

Cassazione civile sez. II  19 aprile 2012 n. 6130  

 

 

Possesso.

L'azione per lo spostamento del luogo di esercizio della servitù ha natura petitoria; pertanto, il convenuto nel giudizio possessorio di spoglio della servitù di passaggio non può proporre autonoma domanda ai sensi dell'art. 1068 c.c., finché il primo giudizio non sia definito e la decisione non sia stata eseguita.

Cassazione civile sez. VI  12 agosto 2011 n. 17245  

 

Il trasferimento di una servitù (nella specie, di scolo delle acque reflue) in altro luogo per unilaterale iniziativa del proprietario del fondo servente, in assenza di accordo preventivo con il possessore di essa, integra gli estremi dello spoglio violento, rimanendo riservate all'eventuale giudizio petitorio la valutazione delle ragioni addotte dal proprietario convenuto in possessoria circa la esistenza di un suo diritto al trasferimento della servitù.

Cassazione civile sez. II  07 febbraio 2011 n. 3031  

 

Allorché il giudice, accogliendo un ricorso possessorio, ordini allo spogliante di reintegrare lo spogliato nel possesso di una servitù di passaggio, coessenziale al provvedimento in questione è l'ordine di riduzione in pristino dello stato dei luoghi, se la modifica di essi ha reso impossibile l'esercizio del possesso della servitù, non ostando a tale pronuncia il divieto posto dall'art. 705 c.p.c., che concerne il convenuto, e a nulla rilevando che l'accertamento della sussistenza del diritto di servitù formi oggetto di un separato giudizio petitorio.

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2011 n. 1896  

 



 
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