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Art. 1069 codice civile: Opere sul fondo servente

Il proprietario del fondo dominante, nel fare le opere necessarie per conservare la servitù (1), deve scegliere il tempo e il modo che siano per recare minore incomodo al proprietario del fondo servente (2).

Egli deve fare le opere a sue spese, salvo che sia diversamente stabilito dal titolo (3) o dalla legge.

Se però le opere giovano anche al fondo servente, le spese sono sostenute in proporzione dei rispettivi vantaggi.


Giurisprudenza annotata

Edilizia Urbanistica

In sede di rilascio del permesso di costruire l'Amministrazione non è tenuta a svolgere complessi accertamenti diretti a ricostruire tutte le vicende riguardanti la titolarità dell'immobile, ovvero a ricercare le limitazioni negoziali al diritto di costruire né è tenuta ad approfondimenti in ordine alle modalità di esercizio dello jus in re aliena, al fine di valutare se le opere edilizie, finalizzate all'esercizio della servitù, modificative e/o sostitutive di altre opere preesistenti, costituiscano innovazioni più o meno gravose, e quindi escluse ai sensi degli artt. 1065 e 1069 c. c., tenuto conto che il permesso è rilasciato con salvezza dei diritti dei terzi, con la connessa facoltà del proprietario del fondo servente di agire dinanzi alla competente autorità giurisdizionale ordinaria per far dichiarare l'illiceità delle nuove e più gravose modalità di esercizio, ai sensi dell'art. 1079 c.c. (AnnullaTarLombardia, Brescia, n. 1586 del 2006).

Consiglio di Stato sez. IV  22 novembre 2013 n. 5563  

 

 

Servitù

In tema di servitù, gli oneri manutentivi previsti dal comma 1 dell’art. 1069 c.c. (relativi, nel caso di specie, alle opere di rifacimento necessarie per rendere fruibile una strada investita da una servitù di passaggio) devono essere imputati, in proporzione ai rispettivi vantaggi, per effetto del disposto di cui all’art. 1069 comma 3 c.c., a tutti i soggetti interessati titolari di servitù di passaggio ed anche al proprietario del fondo servente che della strada faccia il medesimo uso del proprietario del fondo dominante: e ciò in virtù di un’interpretazione estensiva degli obblighi riconducibili, ex art. 1069 comma 1 c.c., al proprietario del fondo dominante, dal momento che nel caso in questione si è in presenza di un’obbligazione inerente la spesa per il mantenimento della servitù, strumentale all’esercizio della stessa.

Tribunale Teramo  01 ottobre 2013 n. 870  

 

Presupposto per l'applicazione dell'art. 1069 c.c. (in tema di opere sul fondo servente eseguite dal proprietario del fondo dominante) è che le opere medesime siano necessarie per conservare la servitù. (Nella specie, ha osservato la Suprema corte, correttamente il giudice del merito non ha autorizzato l'esecuzione di tali opere avendo accertato inesistente detto presupposto non essendo stato dimostrato né essendo risultato che a causa della pioggia la strada gravata da servitù fosse divenuta impercorribile).

Cassazione civile sez. II  30 agosto 2013 n. 19992  

 

Il rispetto del tenore letterale dell'art. 1069 comma 3 c.c. non impone invero, necessariamente, l'obbligo dell'esecuzione materiale, bensì, certamente, il correlativo obbligo, ricompresovi implicitamente, del sostenimento diretto delle spese manutentive. La regola introdotta dall'ultimo comma dell'art. 1069 c.c. può dunque ritenersi introdurre, invero, un onere di collaborazione e di partecipazione in punto spese, se pur in via proporzionale, tale da rendere attuale la valutazione della necessità di mantenimento, non relegabile ad un semplice apprezzamento e regolamento "ex post". Ciò consente di individuare, in ossequio a generali principi di equità, una fattispecie atipica, non direttamente disciplinata dal legislatore, che implica una forma di partecipazione collettiva all'attività di conservazione della servitù, di cui tutti i soggetti si giovano.

Corte appello Genova  18 gennaio 2011

 

Ai sensi dell'art. 1069 c.c. le opere necessarie alla conservazione della servitù sono a carico del proprietario del fondo dominante che ha, perciò, facoltà di accedere al fondo servente per realizzarle, riconducendosi tale facoltà, di natura accessoria, al contenuto stesso del diritto di servitù, al cui normale esercizio è, quindi, strumentale. Pertanto, poiché nel nostro ordinamento il godimento del diritto di proprietà - ai sensi dell'art. 832 c.c. - viene esercitato entro i limiti e con l'osservanza degli obblighi stabiliti dalla legge, nell'ambito dei limiti di natura privatistica rientra anche il divieto di impedire l'accesso al proprio fondo al proprietario del fondo dominante che intenda eseguire le opere previste dal citato art. 1069 c.c..

Cassazione civile sez. II  16 febbraio 2007 n. 3634  

 

Nel caso di servitù di passaggio a favore di fondo intercluso, il mutamento della strada da parte del titolare del fondo servente ferma restando l’utilità del fondo dominante e l’accettazione del cambiamento, consentono il maturare dell’usucapione. Ciò in quanto la servitù di passaggio ha per oggetto il fondo servente, essendo la strada soltanto il mezzo visibile per l’esercizio del diritto, e non l’oggetto del diritto, da cui ne consegue che, ferma la necessità per il vecchio e il nuovo percorso dell’apparenza, l’usucapione cadrà sul tracciato esistente al compimento dei 20 anni di possesso.

Corte appello Firenze sez. I  07 ottobre 2005 n. 1397  

 

Il proprietario del fondo dominante è obbligato a contribuire alle spese inerenti il fondo servente gravato da servitù di passaggio ed in mancanza di esplicita indicazione, nell'atto di costituzione della servitù, del criterio di riparto delle spese, esso andrà individuato in base al parametro normativo del vantaggio di cui all'art. 1069 c.c.; in ossequio a tale criterio direttivo, il giudice potrà basare la concreta determinazione della quota di contribuzione sulle più diverse regole empiriche, ivi compresa quella del raffronto proporzionale fra le dimensioni delle proprietà che si esprime nel rapporto millesimale tra gli immobili gravati da servitù, qualora appartengano ad un condominio, da un lato e i fondi dominanti dall'altro.

Corte appello Milano  23 marzo 2005

 

Il proprietario della cosa (nel caso, cortile e pozzetti di raccolta delle acque piovane) gravata da servitù (nel caso, di stillicidio), rimasta nella sua disponibilità e custodia, risponde, ai sensi dell'art. 2051 c.c., dei danni arrecati a terzi, in quanto egli è tenuto ad eseguire le opere di manutenzione necessarie per evitare danni ai soggetti estranei (nel caso, infiltrazioni d'acqua in un "box" adiacente al cortile).

Cassazione civile sez. III  23 marzo 2005 n. 6222  



 
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