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Art. 108 codice civile: Inapponibilità di termini e condizioni

La dichiarazione degli sposi di prendersi rispettivamente in marito e in moglie non può essere sottoposta né a termine né a condizione.

Se le parti aggiungono un termine o una condizione, l’ufficiale dello stato civile non può procedere alla celebrazione del matrimonio. Se ciò nonostante il matrimonio è celebrato, il termine e la condizione si hanno per non apposti (1) (2).


Commento

Termine e condizione: [v.Libro IV, Titolo II, Capo III]; Ufficiale dello stato civile: [v. 93].

 

 

(1) In questo caso il legislatore ha attribuito prevalenza al nucleo centrale della volontà delle parti, considerando valida ed efficace la loro dichiarazione di volere contrarre matrimonio, ma non le eventuali limitazioni che ad essa abbiano posto.

(2) Si tratta di un’ulteriore ipotesi in cui all’ufficiale di stato civile è imposto uno specifico obbligo; perciò, nel caso di sua violazione, va applicata la sanzione amministrativa prevista dall’art. 138.

 

 

Il matrimonio viene configurato nel nostro ordinamento come atto puro (che, cioè, non tollera né condizione né termine) e incoercibile (in quanto è inefficace qualsiasi patto con il quale ci si impegni a contrarre matrimonio [v. Libro I, Titolo VI, Capo I]. Queste caratteristiche dell’atto derivano dal carattere non derogabile delle norme che disciplinano la materia.


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se - secondo la legislazione italiana - non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero, tuttavia - a prescindere dall'intervento del legislatore in materia -, quali titolari del diritto alla "vita familiare" e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di "specifiche situazioni", il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e, in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle disposizioni delle leggi vigenti, applicabili nelle singole fattispecie, in quanto ovvero nella parte in cui non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e/o del principio di ragionevolezza.

Cassazione civile sez. I  15 marzo 2012 n. 4184  

 

Due cittadini italiani dello stesso sesso, i quali abbiano contratto matrimonio all'estero non sono titolari del diritto alla trascrizione del relativo atto nel corrispondente registro dello stato civile italiano. Tale intrascrivibilità - a seguito delle sentenze n. 138 del 2010 della Corte costituzionale e 24 giugno 2010 della Corte europea dei diritti dell'uomo non dipende più dall'inesistenza di un tale matrimonio o dalla sua invalidità ma dalla sua inidoneità a produrre qualsiasi effetto giuridico nell'ordinamento italiano. I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto - in particolare - se, secondo la legislazione italiana, non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio, né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero, tuttavia - a prescindere dall'intervento del legislatore in materia - quali titolari del diritto alla vita familiare e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di specifiche situazioni, il diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e,in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle leggi vigenti, applicabili nelle singole fattispecie, in quanto owero nella parte in cui non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e/o del principio di ragionevolezza.

Cassazione civile sez. I  15 marzo 2012 n. 4184  

 

Ritenuto che nel nostro ordinamento è, ormai, compresa una norma, l'art. 12 Cedu, come interpretato dalla Corte europea, che ha privato di rilevanza giuridica la diversità di sesso dei nubendi quale requisito o presupposto essenziale per la stipula di un matrimonio, il plurimillenario e tradizionale principio secondo il quale la diversità di sesso dei nubendi era considerata (unitamente alla manifestazione della reciproca volontà matrimoniale dagli stessi espressa avanti l'ufficiale dello stato civile celebrante) requisito minimo indispensabile per l'esistenza stessa del matrimonio civile, come atto giuridicamente rilevante, non appare più adeguato all'attuale realtà giuridica, essendo stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso tra i nubendi è presupposto o requisito indispensabile, per così dire "naturalistico" della stessa "esistenza" del matrimonio.

Cassazione civile sez. I  15 marzo 2012 n. 4184  

 

 

Delibazione

La delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per l'apposizione di una condizione al vincolo matrimoniale (nella specie condicio de futuro relativa alla residenza familiare) viziante il relativo consenso negoziale di uno dei coniugi, trova ostacolo nel principio di ordine pubblico, costituito dalla ineludibile tutela dell'affidamento incolpevole dell'altro coniuge, allorché l'apposizione della condizione sia rimasta nella sfera psichica di uno dei nubendi, senza manifestarsi (né comunque essere conosciuta o conoscibile) all'altro coniuge. L'accertamento della conoscenza o conoscibilità, da parte di quest'ultimo, di detta condizione deve essere compiuto dal giudice della delibazione con piena autonomia rispetto al giudice ecclesiastico e con particolare rigore, giacché detto accertamento, pur tenendo conto del favore particolare al riconoscimento che lo Stato italiano si è imposto con il protocollo addizionale del 18 febbraio 1984 modificativo del Concordato, attiene al rispetto di un principio di ordine pubblico di speciale valenza e alla tutela di interessi della persona riguardanti la costituzione di un rapporto, quello matrimoniale, oggetto di rilievo e tutela costituzionali.

Cassazione civile sez. I  10 giugno 2011 n. 12738  

 

 



 
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