Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1092 codice civile: Deficienza dell’acqua

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



La deficienza dell’acqua deve essere sopportata da chi ha diritto di prenderla e di usarla nel tempo in cui la deficienza si verifica.

Tra diversi utenti la deficienza dell’acqua deve essere sopportata prima da quelli che hanno titolo o possesso più recente, e tra utenti in parità di condizione dall’ultimo utente.

Tuttavia l’autorità giudiziaria, con provvedimento in camera di consiglio, sentiti gli uffici tecnici competenti (1), può modificare o limitare i turni di utilizzazione e dare le altre disposizioni necessarie in relazione alla quantità di acqua disponibile, agli usi e alle colture a cui l’acqua è destinata.

Il concedente dell’acqua è tenuto a una proporzionale diminuzione del corrispettivo per la deficienza dell’acqua verificatasi per causa naturale o per fatto altrui. Parimenti si fa luogo alle dovute indennità (2) in conseguenza delle modificazioni o limitazioni di turni, che siano state disposte dall’autorità giudiziaria.

Commento

Titolo: [v. 1063]; Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII]; Indennità: [v. 1032].

 

Provvedimento in camera di consiglio: decisione che il giudice prende a seguito di un procedimento che non si svolge in udienza pubblica.

 

Corrispettivo: compenso.

 

(1) Tali sono quelli indicati dall’art. 60 disp. att.

 

(2) In tale ipotesi l’indennità è corrisposta al fine di compensare il sacrificio dell’utente dell’acqua, in seguito alle modificazioni o alle limitazioni dei turni di utilizzo dell’acqua.

 

La norma si riferisce alle ipotesi in cui l’erogazione dell’acqua è possibile in misura inferiore rispetto alla quantità predeterminata.

 

Giurisprudenza annotata

 Servitù

Le acque naturalmente fluenti, superficiali o sotterranee, scaturenti da sorgente o artificialmente edotte, che non siano considerate pubbliche, e perciò non soggette a regime demaniale sono suscettibili solo di limitati poteri di utilizzazione e di disposizione da parte dei privati in inscindibile collegamento, genetico e funzionale, con i diritti reali relativi ai fondi nei quali esse fluiscono o sgorgano o dai quali direttamente possono apprendersi mediante derivazione o eduzione, sicché la cessione o l'acquisto, con carattere di realità, dei detti poteri possono attuarsi unicamente per effetto di trasferimento e costituzione, a titolo originario o derivativo, di diritti reali sui fondi cui quelle acque ineriscono. Deriva che l'azione proposta per la disciplina, in rapporto alla sopravvenuta naturale riduzione delle acque non pubbliche contrattualmente costituiti in forma di vendita di un quantitativo determinato delle acque medesime, per sè considerate (senza attribuzione di comproprietà o di parziale usufrutto del fondo di ubicazione delle loro sorgenti), implica deduzione in giudizio di servitù volontaria di somministrazione o derivazione di acque e richiesta di regolamento giudiziale del suo esercizio o di riduzione del suo contenuto al fine del contemperamento dei concorrenti opposti interessi degli aventi diritto, con conseguente applicabilità della normativa di cui agli art. 1092 e 1093 c.c.

Cassazione civile sez. II  21 maggio 1983 n. 3535  



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