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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1095 codice civile: Usucapione della servitù attiva degli scoli

Nella servitù attiva degli scoli il termine per l’usucapione comincia a decorrere dal giorno in cui il proprietario del fondo dominante ha fatto sul fondo servente opere visibili e permanenti destinate a raccogliere e condurre i detti scoli a vantaggio del proprio fondo.

Quando sul fondo servente è aperto un cavo destinato a raccogliere e condurre gli scoli, il regolare spurgo e la manutenzione delle sponde fanno presumere che il cavo sia opera del proprietario del fondo dominante, purchè non vi sia titolo, segno o prova in contrario.

Si reputa segno contrario l’esistenza sul cavo di opere costruite o mantenute dal proprietario del fondo in cui il cavo è aperto.


Commento

Scoli (o acque colaticce): [v. 1094]; Usucapione: [v. Libro III, Titolo VIII, Capo II, Sez. III]; Spurgo: [v. 1091]; Sponda: [v. 1090]; Titolo: [v. 1063]; Prova: [v. Libro VI, Titolo II].

 

Cavo: fossa che conduce l’acqua.

 

La servitù degli scoli può essere acquisita per usucapione in presenza dei seguenti requisiti: la presenza di opere visibili e permanenti, costruite dal proprietario del fondo dominante sul fondo servente; l’esercizio di attività corrispondenti al contenuto della servitù per un periodo di venti anni.

 


Giurisprudenza annotata

Servitù

Ai sensi dell’art. 1095 c.c., affinché la servitù attiva di scoli possa essere acquistata per usucapione è necessario, in primo luogo, che esistano opere visibili e permanenti destinate, in modo inequivocabile e agevolmente riconoscibile, a raccogliere e condurre gli scoli a vantaggio del fondo dominante; in secondo luogo, dette opere devono essere state realizzate sul fondo servente dal soggetto che pretende di avere usucapito la servitù (o da suoi ausiliari), ovvero dai suoi danti causa, decorrendo dal giorno della realizzazione il termine ventennale che consente, per effetto della raccolta e del trasporto in modo regolare e continuativo degli scoli, l’acquisto del diritto.

Tribunale Arezzo  18 agosto 2014 n. 876  

 

 

Energia elettrica

L'inquadramento nella categoria AS dei capi di uffici amministranti centodiecimila utenze o undicimila utenze di forza motrice, disposto dall'art. 15 del c.c.n.l. per i dipendenti dell'ENEL del 21 aprile 1970, non può essere esteso analogicamente ai capi di uffici con un numero inferiore di utenze, nei confronti dei quali detta estensione è stata invece prevista, dopo lunghe trattative, con l'accordo nazionale del 30 gennaio 1975. L'interpretazione di tale accordo, compiuta dal giudice di merito, nel senso che esso, pur fissando al 1973 la decorrenza dei suoi effetti, operava su tutte le situazioni che, essendo in atto al momento dell'entrata in vigore della nuova disciplina, avevano formato oggetto delle relative trattative, indipendentemente dal fatto che dette situazioni potessero frattanto essere mutate, si risolve un giudizio di fatto, che, in quanto adeguatamente motivato, è insindacabile in sede di legittimità.

Cassazione civile sez. lav.  14 febbraio 1983 n. 1117  



 
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