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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1099 codice civile: Sostituzione di acqua viva

Il proprietario del fondo soggetto alla servitù degli scoli o degli avanzi d’acqua può sempre liberarsi da tale servitù mediante la concessione e l’assicurazione al fondo dominante di un corpo d’acqua viva, la cui quantità è determinata dall’autorità giudiziaria, tenuto conto di tutte le circostanze.


Commento

Corpo d’acqua viva: una determinata quantità di acqua proveniente dal fondo medesimo.

 

La concessione di tale servitù di presa d’acqua è connessa al fatto che il proprietario del fondo gravato è in questo caso a sua volta titolare di una servitù di derivazione delle acque dall’altro fondo.

 


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

I " minori ", in favore dei quali l'art. 37 della costituzione sancisce il diritto alla parità di trattamento retributivo, a parità di lavoro, e, quindi, comporta la nullità del patto della contrattazione collettiva di categoria che neghi rilevanza al servizio dai medesimi prestato per gli scatti di anzianità, sono coloro che non hanno raggiunto l'età fissata per l'acquisto della piena capacità d'agire, cioè, nel vigore della normativa anteriore alla l. 8 marzo 1975 n. 39, gli anni ventuno, e non, pertanto, solo coloro che non hanno raggiunto i diciotto anni, previsti per l'acquisto della capacità d'agire in materia di lavoro dal vecchio testo dell'art. 3 c.c.

Cassazione civile sez. lav.  26 maggio 1983 n. 3642  

 

La domanda diretta al riconoscimento del diritto alla retribuzione corrispondente alle mansioni effettivamente svolte, ancorché fondata sugli stessi elementi di fatto, è del tutto autonoma rispetto a quella diretta al riconoscimento del diritto alla qualifica superiore e, correlativamente, tali diritti sono soggetti ad autonomi termini prescrizionali, vigendo per il primo la prescrizione quinquennale ex art. 2948 c.c. e per l'altro l'ordinaria prescrizione decennale.

Cassazione civile sez. lav.  22 aprile 1981 n. 2366

 

 

Inquinamenti

L'art. 192 d.lg. n. 152 del 2006 (sostanzialmente ripetitivo dell'art. 14 del d.lg. Ronchi n. 22 del 1997, con l'aggiunta di garanzie istruttorie e procedimentali) individua tre categorie di soggetti responsabili, in solido tra loro, dell'illecito abbandono o deposito di rifiuti: l'autore materiale dell'illecito stesso, nonché, qualora esso non coincida con il proprietario o titolare di altri diritti reali o personali di godimento (ovvero anche possessore in via di fatto), anche queste categorie, da individuare secondo i noti parametri civilistici (art. 832, 957-1099, 1140 e ss. c.c.).

T.A.R. Trento (Trentino-Alto Adige) sez. I  02 novembre 2011 n. 275  



 
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