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Art. 1100 codice civile: Norme regolatrici

Quando la proprietà o altro diritto reale spetta in comune a più persone, se il titolo o la legge non dispone diversamente, si applicano le norme seguenti (1).


Commento

(1) Cfr. artt. 51 ss., l. 31-5-1995, n. 218 (Diritto internazionale privato); in materia di multiproprietà, cfr. artt. 69-81bis, d.lgs. 6-9-2005, n. 206 (Codice del consumo).

 

La disciplina contenuta nelle norme che seguono trova applicazione in assenza di diversa disposizione dei partecipanti o di legge.


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

In mancanza di titoli che dispongano un diverso regolamento, la "communio incidens" di una strada agraria privata sorge per il solo fatto che essa sia stata costituita con il conferimento di sedime dei fondi latistanti, sicché, in tal caso, il diritto di proprietà "pro indiviso" dell'intera strada e la facoltà di utilizzarla per tutto il percorso e in tutte le direzioni spetta a tutti i comunisti, senza che rilevi la circostanza, che una porzione di detta strada (nella specie, quella finale) sia divenuta, per ambedue i lati che vi si affacciano, di proprietà di un unico frontista, non trovando applicazione l'istituto dell'estinzione per confusione ex art. 1072 cod. civ., che ha ad oggetto solo il diritto di servitù. Cassa con rinvio, App. Salerno, 01/04/2009

Cassazione civile sez. II  28 novembre 2014 n. 25364  

 

In tema di condominio negli edifici, posto che il condominio si configura come ente di gestione sfornito di personalità giuridica distinta da quella dei singoli condomini, l’esistenza di un organo rappresentativo unitario, quale l’amministratore non priva i singoli partecipanti della facoltà di agire a difesa dei diritti esclusivi e comuni inerenti all’edificio condominiale, quale, secondo questo decidente, la domanda per la formazione giudiziale delle tabelle millesimali.

Tribunale Bari sez. III  27 marzo 2014

 

In tema di comunione, giova ricordare che il giudizio di divisione ha ad oggetto l'accertamento di ciascun condividente ad una quota ideale sul bene comune o sull'asse ereditario, qualora si tratti di scioglimento di comunione ereditaria, e la sua trasformazione in un diritto di proprietà esclusiva su una corrispondente porzione del bene o del compendio ereditario. Il risultato finale viene conseguito attraverso l'espletamento delle tre fasi, ciascuna preliminare all'altra, in cui si articola il procedimento di divisione: l'assificazione, la formazione delle quote e l'attribuzione. L'assificazione è la fase in cui si procede all'esatta individuazione dei beni comuni; ne consegue che nell'evenienza in cui uno dei condividenti spieghi domanda in via di azione ed in sede riconvenzionale tesa ad accertare l'acquisto della proprietà per usucapione di uno o di tutti i beni su cui incide la domanda di divisione, la delibazione di tale domanda assume carattere pregiudiziale investendo il diritto stesso allo scioglimento della comunione.

Tribunale Torre Annunziata sez. II  10 gennaio 2014 n. 184  

 

 

Responsabilità civile

Ai fini dell'attribuzione della responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. è necessaria una relazione tra la cosa in custodia e l'evento dannoso, cosicché se la cattiva coibentazione delle parti comuni si riverbera sulle unità immobiliari di proprietà esclusiva, il condominio non è responsabile allorquando tale difetto non sia dovuto alle caratteristiche intrinseche dell'edificio, ma ad altri fattori che causano effettivamente il danno.

Tribunale Savona  31 gennaio 2014

 

Ai fini dell'attribuzione della responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. è necessaria una relazione tra la cosa in custodia e l'evento dannoso, cosicché se la cattiva coibentazione delle parti comuni si riverbera sulle unità immobiliari di proprietà esclusiva, il condominio non è responsabile allorquando tale difetto non sia dovuto alle caratteristiche intrinseche dell'edificio, ma ad altri fattori che causano effettivamente il danno.

Tribunale Savona  31 gennaio 2014

 

Ai fini dell'attribuzione della responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. è necessaria una relazione tra la cosa in custodia e l'evento dannoso, cosicché se la cattiva coibentazione delle parti comuni si riverbera sulle unità immobiliari di proprietà esclusiva, il condominio non è responsabile allorquando tale difetto non sia dovuto alle caratteristiche intrinseche dell'edificio, ma ad altri fattori che causano effettivamente il danno.

Tribunale Savona  31 gennaio 2014

 

 

Obbligazioni e contratti

In caso di preliminare di vendita di un bene immobile, concluso da uno solo dei comproprietari "pro indiviso", si deve escludere la facoltà del promissario acquirente di richiedere ex art. 2932 cod. civ. il trasferimento coattivo, limitatamente alla quota appartenente allo stipulante, non essendo consentito, in via giudiziale, costituire un rapporto giuridico diverso da quello voluto dalle parti con il preliminare, in quanto l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto è ammessa, ex art. 2932, primo comma, cod. civ., solo "qualora sia possibile". Rigetta, App. Palermo, 04/05/2011

Cassazione civile sez. VI  08 ottobre 2014 n. 21286  

 

 

Comunione e condominio

In tema di comunione, giova ricordare che il giudizio di divisione ha ad oggetto l'accertamento di ciascun condividente ad una quota ideale sul bene comune o sull'asse ereditario, qualora si tratti di scioglimento di comunione ereditaria, e la sua trasformazione in un diritto di proprietà esclusiva su una corrispondente porzione del bene o del compendio ereditario. Il risultato finale viene conseguito attraverso l'espletamento delle tre fasi, ciascuna preliminare all'altra, in cui si articola il procedimento di divisione: l'assificazione, la formazione delle quote e l'attribuzione. L'assificazione è la fase in cui si procede all'esatta individuazione dei beni comuni; ne consegue che nell'evenienza in cui uno dei condividenti spieghi domanda in via di azione ed in sede riconvenzionale tesa ad accertare l'acquisto della proprietà per usucapione di uno o di tutti i beni su cui incide la domanda di divisione, la delibazione di tale domanda assume carattere pregiudiziale investendo il diritto stesso allo scioglimento della comunione.

Tribunale Torre Annunziata sez. II  10 gennaio 2014 n. 184  

 

 

Locazione di cose

Il comproprietario dell'immobile locato può agire in giudizio per ottenere il rilascio del bene per finita locazione, trattandosi di atto di ordinaria amministrazione della cosa comune per il quale deve presumersi sussista il consenso degli altri comproprietari o, quantomeno, della maggioranza dei partecipanti alla comunione, sicché non ricorre la necessità di integrare il contraddittorio nei confronti degli altri partecipanti. Non incide sulla qualificazione della proposizione dell'azione come attività eccedente l'ordinaria amministrazione, il fatto che - a norma dell'art. 34 della l. n. 392 del 1978 - il conduttore abbia diritto a una indennità per la perdita dell'avviamento. Detto dato normativo, infatti, non è tale da incidere sull'inquadramento della fattispecie come ipotesi di attività di utile gestione della cosa comune e sulla conseguente legittimazione ad agire, anche negli interessi degli altri, del singolo condomino, la quale può essere esclusa solo qualora risulti la volontà contraria degli altri partecipanti alla comunione.

Cassazione civile sez. III  17 settembre 2013 n. 21153  

 

 

Strade

L'accertamento della comunione di una via privata, costituita "ex collatione agrorum privatorum", non è soggetto al rigoroso regime probatorio della rivendicazione, potendo tale comunione, al pari di ogni altra "communio incidens", dimostrarsi con prove testimoniali e presuntive, concernenti l'uso prolungato e pacifico di essa e la sua rispondenza allo stato dei luoghi, nonché l'effettiva destinazione alle esigenze comuni di passaggio, sempre che l'asserito partecipante, il quale non vanti un diverso titolo di acquisto, abbia contribuito al conferimento del sedime della strada, presupposto d'insorgenza della comunione. Rigetta, App. Torino, 11/12/2006

Cassazione civile sez. II  05 luglio 2013 n. 16864  

 

 

Fallimento

Quando la domanda di rilascio immobiliare presuppone l'accertamento del legittimo esercizio del diritto potestativo del fallimento di sciogliersi da un preliminare di vendita ad effetti anticipati, ai sensi dell'art. 72 legge fall., ricorre il litisconsorzio necessario fra tutti i promissari acquirenti, detentori dell'immobile, non potendo lo scioglimento contrattuale essere limitato ad uno solo di essi, tenuto conto dell'inscindibilità della prestazione traslativa dedotta nel preliminare. Cassa con rinvio, App. Catania, 28/11/2006

Cassazione civile sez. II  03 luglio 2013 n. 16633  



 
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