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Art. 1103 codice civile: Disposizione della quota

Ciascun partecipante può disporre del suo diritto e cedere ad altri il godimento della cosa nei limiti della sua quota.

Per le ipoteche costituite da uno dei partecipanti si osservano le disposizioni contenute nel capo IV del titolo III del libro VI.


Commento

Ipoteca: [v. 2808]; Quota: [v. 1101].

 

Ciascun comunista può trasferire la proprietà della quota ad altri o costituire in capo ad altri diritti reali diversi dalla proprietà, sulla cosa comune. Egli può altresì rinunziare alla propria quota (con gli effetti previsti dall’art. 1104), ma non può disporre della cosa comune per l’intero, salvo consenso di tutti i partecipanti alla comunione [v. 11083].


Giurisprudenza annotata

Divisione
Nel caso di vendita da parte di uno dei coeredi di bene ereditario che costituisce l'intera massa, l'effetto traslativo dell'alienazione non resta subordinato all'assegnazione in sede di divisione della quota all'erede alienante, dal momento che costui è proprietario esclusivo della frazione ideale di cui può liberamente disporre, sicché il compratore subentra, "pro quota", nella comproprietà del bene comune. Rigetta, App. Salerno, 26/02/2009
Cassazione civile sez. II 10 dicembre 2014 n. 26051

Il contratto di vendita della quota di una società di capitali caduta in successione "mortis causa", concluso da alcuni coeredi sull'assunto dell'attuale piena titolarità dei diritti di partecipazione sociale, la quale poteva, invece, esser loro riconosciuta soltanto all'esito del pendente giudizio di divisione, non avendo ad oggetto la quota di eredità spettante agli stessi cedenti, non è volto a far subentrare l'acquirente nella comunione ereditaria e rimane, pertanto, inopponibile ad altro coerede rimasto estraneo all'alienazione, neppur rilevando rispetto a tale alienazione l'esercizio della prelazione di cui all'art. 732 cod. civ.; né l'opponibilità di detta cessione nei confronti del comproprietario non partecipe al negozio può essere affermata ricostruendo l'accordo come vendita di quota indivisa dei soli diritti sociali, ai sensi dell'art. 1103 cod. civ., in quanto anche un tale atto di disposizione riveste un'efficacia meramente obbligatoria, condizionata all'attribuzione del bene, in sede di divisione, ai coeredi alienanti. Cassa con rinvio, App. Bologna, 15/11/2005
Cassazione civile sez. II 23 aprile 2013 n. 9801

Esecuzione per consegna e rilascio
È ammissibile e suscettibile di esecuzione, ai sensi dell'art. 608 cod. proc. civ., la sentenza emessa a seguito del giudizio, instaurato da taluno dei comproprietari, di condanna al rilascio "pro quota" dell'immobile comune; tale sentenza, tuttavia, può essere eseguita soltanto nei confronti del detentore qualificato e non anche di altro comproprietario, convenuto nel giudizio di rivendicazione della quota ideale di un bene in comproprietà "pro indiviso", non potendosi ordinare il "rilascio" di una quota ideale. Rigetta, Trib. di Roma sez. dist. Ostia, 22/06/2006
Cassazione civile sez. III 05 marzo 2013 n. 5384

In materia di esecuzione per rilascio, il decreto che trasferisca all'aggiudicatario una quota di comproprietà dell'immobile espropriato e condanni il debitore esecutato al rilascio può essere eseguito coattivamente nelle forme dell'esecuzione forzata per rilascio anche nei confronti del terzo avente un legittimo titolo di detenzione, a condizione che l'ufficiale giudiziario - secondo quanto disposto dell'art. 608, secondo comma, ultimo inciso, cod. proc. civ. - ingiunga a tale codetentore qualificato di riconoscere il compossessore. Per contro, non può essere eseguito coattivamente il rilascio dell'intero immobile legittimamente detenuto dal terzo, sicché va accolta l'opposizione proposta avverso l'esecuzione per rilascio finalizzata all'immissione nel possesso dell'intero immobile in capo al creditore che ne sia soltanto comproprietario. Rigetta, Trib. Roma sez. dist. Ostia, 22/06/2006
Cassazione civile sez. III 05 marzo 2013 n. 5384

Coniugi
In tema di regime patrimoniale della famiglia, lo scioglimento della comunione legale dei beni fra i coniugi si verifica ex nunc con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, il quale non è impedito dalla proposizione dell'appello con esclusivo riferimento all'addebito, all'affidamento dei figli ed all'assegno di mantenimento, importando esso acquiescenza alla parte autonoma della sentenza sulla separazione. Tale indirizzo interpretativo (inaugurato da Cass. S.U. n. 15279 del 4 dicembre 2001) non vale soltanto per il futuro, in quanto dal mutamento di esegesi sulla scindibilità della pronuncia sulla separazione dal capo riferito all'addebito, non derivano preclusioni o decadenze per la parte, il cui diritto di azione e difesa non è compromesso, onde non è applicabile il principio in tema di overruling, secondo cui il mutamento della precedente interpretazione della Corte di cassazione su di una norma processuale non opera nei confronti della parte, che in detta interpretazione abbia incolpevolmente confidato.
Cassazione civile sez. II 16 aprile 2012 n. 5972

Locazione
Se ciascuno dei comproprietari locatori può svolgere le azioni che derivano dal contratto di locazione, in funzione della presunzione del consenso degli altri, resta come limite alla proposizione dell'azione giudiziaria la possibilità per questi ultimi, qualora rappresentino una quota maggioritaria, di opporsi all'azione medesima, essendo necessario, a tale scopo, il preventivo intervento del giudice a norma dell'art. 1105 c.c., in caso di quote eguali e di dissenso dei comproprietari locatori. Tale dissenso, ponendo in evidenza un conflitto di interessi, che non può essere risolto in presenza di uguaglianza delle rispettive quote con il debito criterio della maggioranza economica secondo i principi vigenti in materia di amministrazione della cosa comune, comporta, di necessità, l'intervento dell'autorità giudiziaria, ex art. 1105 c.c.
Cassazione civile sez. III 13 gennaio 2009 n. 480

Cessato il rapporto di locazione con uno dei comproprietari, il bene deve essere restituito alla comunione per consentire alla stessa di disporne e - attraverso la sua maggioranza - esercitare la facoltà di goderne direttamente od indirettamente. Ne consegue che il conduttore-comproprietario può essere condannato al rilascio del bene medesimo in favore della comunione. (Conferma App. Napoli 23 aprile 2004).
Cassazione civile sez. III 18 luglio 2008 n. 19929

Vendita
Qualora un bene oggetto di proprietà condominiale subisca - in base ad apposita delibera assembleare - un mutamento di destinazione tale da farne cessare la qualità condominiale, al medesimo non si applicheranno più le norme concernenti la disciplina dei beni comuni del condominio, bensì quelle della comunione ordinaria, in base alle quali ciascun partecipante può cedere ad altri il suo diritto di comproprietà; ne consegue che, ove la vendita di quel bene sia stata stipulata soltanto da uno o più ma non da tutti i comproprietari, si determina non la nullità bensì l'inefficacia relativa del negozio, che non può, pertanto, essere rilevata d'ufficio dal giudice, ma solo dalla parte acquirente, che è l'unica titolare dell'interesse a che il bene indiviso sia venduto per l'intero e che può anche scegliere di riconoscere validità al contratto di trasferimento di singole quote di proprietà.
Cassazione civile sez. II 08 aprile 2011 n. 8092



 
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