codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1106 codice civile: Regolamento della comunione e nomina di amministratore

Con la maggioranza calcolata nel modo indicato dall’articolo precedente, può essere formato un regolamento per l’ordinaria amministrazione e per il miglior godimento della cosa comune.

Nello stesso modo l’amministrazione può essere delegata ad uno o più partecipanti, o anche a un estraneo, determinandosi i poteri e gli obblighi dell’amministratore (1).


Commento

Atti di ordinaria amministrazione: [v. 1105]; Amministratore: [v. 1105].

 

Regolamento: insieme delle regole che i comunisti hanno la facoltà di adottare per disciplinare l’ordinaria amministrazione della cosa comune.

 

(1) Se i poteri affidati all’amministratore eccedono l’ordinaria amministrazione, la revoca di questi richiede il voto della maggioranza qualificata [v. 1108] dei partecipanti alla comunione.


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

L'amministratore della comunione non può agire in giudizio in rappresentanza dei partecipanti contro uno dei comunisti, se tale potere non gli sia stato attribuito nella delega di cui al secondo comma dell'art. 1106 cod. civ., non essendo applicabile analogicamente - per la presenza della disposizione citata, che prevede la determinazione dei poteri delegati - la regola contenuta nel primo comma dell'art. 1131 cod. civ., la quale attribuisce all'amministratore del condominio il potere di agire in giudizio sia contro i condomini che contro terzi. Cassa con rinvio, Trib. Genova, 13/02/2007

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2014 n. 4209  

 

L'amministratore della comunione non è legittimato ad agire in giudizio (neanche con azione monitoria) in rappresentanza dei partecipanti contro uno o più comunisti se questo potere non gli viene attribuito specificamente nella delega relativa ai suoi compiti ex art. 1106, comma 2, c.c.. In presenza della suddetta norma non è possibile applicare analogicamente la regola prevista dall'art. 1131, comma 1, c.c., che attribuisce all'amministratore del condominio il potere di agire in giudizio sia contro i condomini che contro terzi.

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2014 n. 4209  

 

L’art. 65 disp. att. c.c. dopo aver previsto, al comma 1, che "Quando per qualsiasi causa manca il legale rappresentante dei condomini, chi intende iniziare o promuovere una lite contro i partecipanti a un condominio può richiedere la nomina di un curatore speciale ai sensi dell’art. 80 c.p.c.", stabilisce, al comma 2, che "Il curatore speciale deve convocare l’assemblea dei condomini per avere istruzioni sulla condotta della lite". Dal sistema normativo emerge che l’amministratore di condominio non è un organo necessario del condominio. L’art. 1129 c.c. espressamente richiede la nomina di un amministratore solo quando il numero di condomini sia superiore a quattro. Ne consegue che in materia di condominio negli edifici, l’organo principale, depositario del potere decisionale, è l’assemblea dei condomini, così come in materia di comunione in generale il potere decisionale e di amministrazione della cosa comune, spetta solo ed esclusivamente ai comunisti (art. 1105 c.c.) e la nomina di un amministratore cui "delegare" l’esercizio del potere di amministrazione è ipotesi meramente eventuale, ex art. 1106 c.c. (La Corte aggiunge quanto segue. La prima, fondamentale, competenza dell’amministratore consiste nell’"eseguire le deliberazioni dell’assemblea dei condomini" (art. 1130 c.c., comma 1 n. 1). Da tale disposto si evince che l’essenza delle funzioni dell’amministratore è imprescindibilmente legata al potere decisionale dell’assemblea: è l’assemblea l’organo deliberativo del condominio e l’organo cui compete l’adozione di decisioni in materia di amministrazione dello stesso, mentre l’amministratore riveste un ruolo di mero esecutore materiale delle deliberazioni adottate in seno all’assemblea. Nessun potere decisionale o gestorio compete all’amministratore di condominio in quanto tale (e ciò a differenza di quanto accade nelle società, sia di persone che di capitali, dove all’amministratore competono poteri propriamente gestionali). Anche l’art. 1131 c.c., nell’attribuire all’amministratore di condominio un potere di rappresentanza dei condomini e di azione in giudizio, chiarisce che tale potere è conferito "Nei limiti delle attribuzioni stabilite dall’articolo precedente o dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall’assemblea". Ancora una volta, quindi, si legano i poteri dell’amministratore di condominio alle deliberazioni dell’assemblea, proprio a voler sottolineare la derivazione e subordinazione degli stessi alle decisioni dell’organo assembleare).

Cassazione civile sez. un.  06 agosto 2010 n. 18332  

 

L’art. 65 disp. att. c.c. dopo aver previsto, al comma 1, che "Quando per qualsiasi causa manca il legale rappresentante dei condomini, chi intende iniziare o promuovere una lite contro i partecipanti a un condominio può richiedere la nomina di un curatore speciale ai sensi dell’art. 80 c.p.c.", stabilisce, al comma 2, che "Il curatore speciale deve convocare l’assemblea dei condomini per avere istruzioni sulla condotta della lite". Dal sistema normativo emerge che l’amministratore di condominio non è un organo necessario del condominio. L’art. 1129 c.c. espressamente richiede la nomina di un amministratore solo quando il numero di condomini sia superiore a quattro. Ne consegue che in materia di condominio negli edifici, l’organo principale, depositario del potere decisionale, è l’assemblea dei condomini, così come in materia di comunione in generale il potere decisionale e di amministrazione della cosa comune, spetta solo ed esclusivamente ai comunisti (art. 1105 c.c.) e la nomina di un amministratore cui "delegare" l’esercizio del potere di amministrazione è ipotesi meramente eventuale, ex art. 1106 c.c. (La Corte aggiunge quanto segue. La prima, fondamentale, competenza dell’amministratore consiste nell’"eseguire le deliberazioni dell’assemblea dei condomini" (art. 1130 c.c., comma 1 n. 1). Da tale disposto si evince che l’essenza delle funzioni dell’amministratore è imprescindibilmente legata al potere decisionale dell’assemblea: è l’assemblea l’organo deliberativo del condominio e l’organo cui compete l’adozione di decisioni in materia di amministrazione dello stesso, mentre l’amministratore riveste un ruolo di mero esecutore materiale delle deliberazioni adottate in seno all’assemblea. Nessun potere decisionale o gestorio compete all’amministratore di condominio in quanto tale (e ciò a differenza di quanto accade nelle società, sia di persone che di capitali, dove all’amministratore competono poteri propriamente gestionali). Anche l’art. 1131 c.c., nell’attribuire all’amministratore di condominio un potere di rappresentanza dei condomini e di azione in giudizio, chiarisce che tale potere è conferito "Nei limiti delle attribuzioni stabilite dall’articolo precedente o dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall’assemblea". Ancora una volta, quindi, si legano i poteri dell’amministratore di condominio alle deliberazioni dell’assemblea, proprio a voler sottolineare la derivazione e subordinazione degli stessi alle decisioni dell’organo assembleare).

Cassazione civile sez. un.  06 agosto 2010 n. 18331  

 

In tema di comunione, non ha natura contrattuale il regolamento che, avendo ad oggetto l'ordinaria amministrazione e il miglior godimento della cosa comune (art. 1106 c.c.), rientra nelle attribuzioni dell'assemblea e, come tale, seppure sia stato approvato con il consenso di tutti i partecipanti alla comunione, può essere modificato dalla maggioranza dei comunisti; ha invece natura di contratto normativo plurisoggettivo, che deve essere approvato e modificato con il consenso unanime dei comunisti, il regolamento quando - contenendo disposizioni che incidono sui diritti del comproprietario ovvero stabiliscono obblighi o limitazioni a carico del medesimo o ancora determinano criteri di ripartizione delle spese relative alla manutenzione diversi da quelli legali - lo stesso esorbita dalla potestà di gestione delle cose comuni attribuita all'assemblea. (Conferma App. Milano 21 gennaio 2006 n. 1589).

Cassazione civile sez. II  04 giugno 2010 n. 13632  

 

 

Società

La richiesta rivolta all’amministratore unico di società di acquisire informazioni sullo svolgimento degli affari sociali, di consentire la consultazione dei libri sociali e dei documenti relativi all’amministrazione della società, è attribuito esclusivamente ai soci. Pertanto, in caso di contitolarità di quote sociali da parte di eredi di un defunto socio, gli eredi non sono assimilabili al socio, i diritti dei comproprietari devono essere esercitati da un rappresentante comune nominato secondo le norme di legge. Ne consegue il diniego della richiesta.

Tribunale Tivoli  03 luglio 2008

 

In caso di comproprietà di partecipazioni azionarie, l'impugnazione di una deliberazione assembleare può essere proposta esclusivamente dal rappresentante comune indicato nell'art. 2347 c.c. e non dal singolo comproprietario, carente del potere d'impugnare così come di quello di esercitare il diritto d'intervento e di voto in assemblea.

Cassazione civile sez. I  18 luglio 2007 n. 15962  

 

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti