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Art. 1110 codice civile: Rimborso di spese

Il partecipante che, in caso di trascuranza degli altri partecipanti o dell’amministratore, ha sostenuto spese necessarie (1) per la conservazione della cosa comune, ha diritto al rimborso (2).


Commento

Amministratore: [v. 1105].

 

Trascuranza: trascuratezza.

 

(1) Spese tali che, se non effettuate, potrebbero recare grave pregiudizio alla cosa comune.

 

(2) Sono incluse tra le spese previste anche quelle necessarie al godimento della cosa comune.


Giurisprudenza annotata

Società

Mentre la comunione a scopo di godimento - che postula la contitolarità dei beni utilizzati - si caratterizza per il fatto che il fine esclusivo della comunione è l’uso del bene comune, la società si caratterizza nell’esercizio collettivo di un’attività svolta a fine di lucro da parte di più soggetti, in cui la contitolarità dei beni rileva non di per sé ma quale strumento attraverso il quale essa viene a realizzarsi e operare. Nella stessa comunione di azienda, ove il godimento si realizzi mediante il suo diretto sfruttamento da parte di più partecipanti alla comunione si configura sempre l’esercizio di un’impresa collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare di fatto), non ostandovi l’art. 2248 c.c., che assoggetta alle norme degli art. 1100 e ss. dello stesso codice la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento.

Tribunale Salerno sez. I  01 luglio 2014 n. 3227  

 

Stante la diversità di funzione e di fondamento delle spese per la conservazione e delle spese per il godimento delle parti comuni, nel caso di trascuranza degli altri comunisti il comproprietario che le abbia anticipate ha diritto al rimborso esclusivamente delle spese per la conservazione del bene comune, alle quali fa espresso riferimento l'art. 1110 c.c. e non pure per quelle relative al godimento. Fra le spese per il godimento delle parti comuni rientrano - tra le altre - quelle relative all'uso e alla manutenzione dell'impianto di riscaldamento, dovendo il comunista rivolgersi all'autorità giudiziaria, nel caso in cui non si formi una maggioranza per le relative deliberazioni. (In applicazione del principio di cui sopra la Suprema corte ha confermato la pronuncia del giudice del merito che aveva escluso che il comproprietario potesse pretendere il rimborso delle spese occorrenti per il combustibile e di piccola manutenzione dell'impianto di riscaldamento).

Cassazione civile sez. II  18 settembre 2013 n. 21392  

 

In tema di spese di conservazione della cosa comune, l'art. 1110 c.c., escludendo ogni rilievo dell'urgenza o meno dei lavori, stabilisce che il partecipante alla comunione, il quale, in caso di trascuranza degli altri compartecipi o dell'amministratore, abbia sostenuto spese necessarie per la conservazione della cosa comune, ha diritto al rimborso, a condizione di aver precedentemente interpellato o, quantomeno, preventivamente avvertito gli altri partecipanti o l'amministratore, sicché solo in caso di inattività di questi ultimi egli può procedere agli esborsi e pretenderne il rimborso, pur in mancanza della prestazione del consenso da parte degli interpellati, incombendo comunque su di lui l'onere della prova sia della suddetta inerzia che della necessità dei lavori. Cassa senza rinvio, App. Venezia, 14/10/2009

Cassazione civile sez. II  09 settembre 2013 n. 20652  

 

L'art. 1110 c.c. consente eccezionalmente la ripetibilità delle spese sostenute dal singolo partecipante alla comunione, in caso di trascuranza degli altri, limitatamente a quelle necessarie per la conservazione della cosa, ossia al mantenimento della sua integrità: tra tali spese possono rientrare anche quelle per la sostituzione di parti costitutive indispensabili per il funzionamento della cosa, come, nella specie, quelle sostenute per sostituire parti inservibili dell'impianto di riscaldamento che altrimenti non avrebbe potuto funzionare; lo stesso articolo, escludendo ogni rilievo dell'urgenza o meno dei lavori, stabilisce che il partecipante alla comunione, il quale, in caso di trascuranza degli altri compartecipi o dell'amministratore, abbia sostenuto spese necessarie per la conservazione della cosa comune, ha diritto al rimborso a condizione di aver precedentemente interpellato o, quantomeno preventivamente avvertito gli altri partecipanti o l'amministratore: solo, pertanto, in caso di inattività di questi ultimi, egli può procedere agli esborsi e pretenderne il rimborso, ed incomberà su di lui l'onere della prova sia della trascuranza che della necessità dei lavori (riconosciuto il rimborso alla parte che aveva sottoposto i preventivi per la sostituzione di parti dell'impianto di riscaldamento al comproprietario, il quale era rimasto del tutto inattivo; la mancata prestazione del consenso da parte dell'altro comproprietario era del tutto irrilevante posto che il presupposto del rimborso sono la trascuranza ovvero l'inattività degli altri comunisti che non adottano le iniziative necessarie).

Cassazione civile sez. II  09 settembre 2013 n. 20652  

 

In tema di spese anticipate dal singolo condomino, l'art. 1134 del c.c. fissa criteri particolari, in deroga al disposto dell'art. 1110 del Cc, dettato in tema di comunione, che riconosce il diritto al rimborso in favore del comunista il quale ha anticipato le spese necessarie per la cosa comune, nel caso di trascuranza degli altri partecipanti e dell'amministratore. Nel condominio - in particolare - la trascuranza degli altri condomini e dell'amministratore non è sufficiente. Il condomino, infatti, non può, senza interpellare gli altri condomini e l'amministratore e, quindi, senza il loro consenso, provvedere alle spese per cose comuni, salvo si tratti di spese urgenti, intendendosi per tali quelle che - secondo il criterio del buon padre di famiglia - appaiano indifferibili allo scopo di evitare un possibile, anche se non certo, nocumento alla cosa comune. L'urgenza, quindi, deve essere commisurata alla necessità di evitare che la cosa comune arrechi a sé o a terzi o alla stabilità dell'edificio un danno ragionevolmente imminente, ovvero alla necessità di restituire alla cosa comune la sua piena ed effettiva funzionalità

Cassazione civile sez. II  03 settembre 2013 n. 20151

 

La diversa disciplina dettata dagli artt. 1110 e 1134 c.c. in materia di rimborso delle spese sostenute dal partecipante per la conservazione della cosa comune, rispettivamente, nella comunione e nel condominio di edifici, che condiziona il relativo diritto, in un caso, alla mera trascuranza degli altri partecipanti e, nell'altro caso, al diverso e più stringente presupposto dell'urgenza, trova fondamento nella considerazione che, nella comunione, i beni comuni costituiscono l'utilità finale del diritto dei partecipanti, i quali, se non vogliono chiedere lo scioglimento, possono decidere di provvedere personalmente alla loro conservazione, mentre nel condominio i beni predetti rappresentano utilità strumentali al godimento dei beni individuali, sicché la legge regolamenta con maggior rigore la possibilità che il singolo possa interferire nella loro amministrazione (cassata, nella specie, la sentenza dei giudici di merito che aveva condannato. un condominio al rimborso, in favore di un condomino, di una somma relativa all'importo da lui anticipato e corrisposto a un ingegnere per la redazione di una perizia tecnica, effettuata circa la condizione del fabbricato condominiale; secondo la Corte, i giudici avevano errato a inquadrare la vicenda nell'ambito della disciplina dettata dall'art. 1110 c.c., giacché nella specie si versava in materia non di comunione ordinaria, ma di condominio).

Cassazione civile sez. VI  02 settembre 2013 n. 20099  

 

L'art. 1110 c.c. consente eccezionalmente la ripetibilità delle spese sostenute dal singolo partecipante alla comunione, in caso di trascuranza degli altri, limitatamente a quelle necessarie per la conservazione della cosa, ossia al mantenimento della sua integrità. Ne consegue che restano esclusi dal diritto al rimborso gli oneri occorrenti soltanto per la migliore fruizione della cosa comune, come le spese per l'illuminazione dell'immobile, ovvero per l'adempimento di obblighi fiscali, come l'accatastamento del bene.

Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2013 n. 253  

La ripetibilità delle spese sostenute dal singolo partecipante alla comunione, in caso di trascuranza degli altri, è limitata solo a quelle necessarie alla conservazione della cosa, ossia al mantenimento della sua integrità. Sono pertanto escluse le spese inerenti alla sua fruizione o agli adempimenti fiscali (respinta nella specie la richiesta del comproprietario che sosteneva di avere diritto al rimborso per le spese relative all'illuminazione e all'accatastamento dell'immobile).

Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2013 n. 253  

 

Per aver diritto al rimborso della spesa affrontata per conservare la cosa comune senza autorizzazione dell'amministratore o dell'assemblea, il condomino che vi ha provveduto deve dimostrare, ai sensi dell'art. 1134 c.c., che ne sussisteva l'urgenza, ossia la necessità di eseguirla senza ritardo e senza poter avvertire tempestivamente l'amministratore o gli altri condomini. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva disconosciuto il diritto del condomino al rimborso delle spese sostenute per l'opera di tinteggiatura e di rifacimento degli intonaci del fabbricato condominiale, in quanto non urgenti, anche alla luce del provvedimento del Sindaco del .Comune che aveva imposto al condominio l'esecuzione di opere urgenti e indifferibili tra le quali non rientravano quelle di tinteggiatura).

Cassazione civile sez. II  19 dicembre 2011 n. 27519  

 

Il condomino che anticipa le spese necessarie alla conservazione dei beni comuni, può chiederne la restituzione pro-quota ai condomini rimasti inerti solo nell'ipotesi in cui le opere eseguite siano caratterizzate dal requisito dell'urgenza. Il principio trova applicazione anche nell'ipotesi del c.d. "condominio minimo", ovvero nel caso in cui il condominio sia composto da un ristretto numero di comproprietari e non sia stato nominato un amministratore.

Cassazione civile sez. II  12 ottobre 2011 n. 21015  

 



 
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