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Art. 1111 codice civile: Scioglimento della comunione

Ciascuno dei partecipanti può sempre domandare lo scioglimento della comunione; l’autorità giudiziaria può stabilire una congrua dilazione, in ogni caso non superiore a cinque anni, se l’immediato scioglimento può pregiudicare gli interessi degli altri.

Il patto di rimanere in comunione per un tempo non maggiore di dieci anni è valido e ha effetto anche per gli aventi causa dai partecipanti. Se è stato stipulato per un termine maggiore, questo si riduce a dieci anni.

Se gravi circostanze lo richiedono, l’autorità giudiziaria può ordinare lo scioglimento della comunione prima del tempo convenuto (1).


Commento

Avente causa: [v. 1107].

 

Congrua dilazione: un opportuno differimento della divisione.

 

Scioglimento della comunione: consiste nella cessazione della comunione: ciascuno dei comunisti ottiene la titolarità esclusiva di una parte dei beni o l’attribuzione di un valore, corrispondente al valore della quota spettantegli nella comunione (divisione [v. 1113]).

 

(1) La norma attribuisce all’autorità giudiziaria il potere di ordinare un differimento della divisione (comma 1) e di sciogliere la comunione nonostante il patto di rimanere in comunione (comma 3).

 

Ciascuno dei partecipanti alla comunione può richiederne lo scioglimento (ossia la divisione); tuttavia, tale scioglimento non può intervenire se non viene deciso con il consenso unanime di tutti i partecipanti o ordinato con sentenza [v. 1107] dall’autorità giudiziaria. Se lo scioglimento della comunione si realizza per effetto del consenso unanime dei partecipanti, la divisione trova il suo fondamento in un accordo fra i comunisti: il contratto [v. 1321] di divisione.

 


Giurisprudenza annotata

Divisione

In materia di comunione ereditaria, è consentito ai comproprietari, nell'esercizio della loro autonomia negoziale, di pattuire lo scioglimento nei confronti di uno solo dei coeredi, ferma restando la situazione di comproprietà tra gli altri eredi del medesimo dante causa: tale contratto, con cui i coeredi perseguono uno scopo comune, senza prestazioni corrispettive, non determinando direttamente lo scioglimento della comunione, non configura una vera e propria divisione, per la cui validità soltanto è necessaria la sottoscrizione di tutti i coeredi, ma un contratto plurilaterale, immediatamente vincolante ed efficace fra gli originari contraenti e destinato ad acquistare efficacia nei confronti degli assenti in virtù della loro successiva adesione, sempre possibile, salva diversa pattuizione, sino a quando non intervenga un contrario comune accordo o un provvedimento di divisione giudiziale. Rigetta, App. Genova, 10/06/2006

Cassazione civile sez. II  09 ottobre 2013 n. 22977  

 

Il contratto di divisione immobiliare con stralcio di quota che preveda la costituzione in comproprietà ai condividenti tutti di una strada da realizzare sulla porzione di terreno non stralciata, attribuisce al titolare della quota stralciata il diritto di esigere dagli altri contraenti il rilascio dell'area convenzionalmente deputata allo scopo, configurandosi in suo favore un diritto di credito funzionale alla tutela dello "ius ad rem" a lui spettante una volta che la strada, intesa quale cosa futura, sia venuta ad esistenza. Rigetta, App. Napoli, 13/09/2006

Cassazione civile sez. II  20 giugno 2013 n. 15522  

 

In tema di scioglimento di comunioni, il riferimento ad un progetto di divisione diverso da quello originariamente invocato non determina novità della domanda, in ragione del fatto che la composizione delle quote non modifica né la "causa petendi", né l'oggetto del giudizio, ma attiene solo alle modalità di scioglimento della comunione in base alla stima dei beni, rimessa alla valutazione del giudice di merito. Rigetta, App. Venezia, 25/10/2006

Cassazione civile sez. II  19 aprile 2013 n. 9655  

 

Non è ravvisabile un rapporto di pregiudizialità tra due processi di divisione, pendenti (in tutto o in parte) tra gli stessi eredi o condomini, ma riguardanti masse oggettivamente diverse, in quanto appartenenti a comunioni fondate su distinte situazioni giuridiche.

Cassazione civile sez. II  24 gennaio 2013 n. 1739  

 

L’omessa rituale produzione dei certificati storici catastali e della documentazione concernente le iscrizioni e trascrizioni nel ventennio anteriore, ovvero di relazione notarile sostitutiva, è indispensabile per verificare la sussistenza di condizioni dell'azione di divisione, quali la sussistenza del diritto dominicale in capo alle parti del giudizio, e l'esistenza di altri eventuali litisconsorti necessari (creditori o aventi causa da un partecipante alla comunione) ex art. 1113 c.c. e art. 784 c.p.c.; di conseguenza, in difetto della suddetta tempestiva produzione, è inammissibile "in radice" la domanda di divisione ereditaria.

Corte appello Roma sez. III  10 giugno 2011 n. 2480  

 

In tema di scioglimento della comunione, la disposizione dell'art. 1111, comma 2, c.c. — in base alla quale il patto di rimanere in comunione non può, comunque, avere una durata superiore ai dieci anni — benché sia analogicamente applicabile anche alle disposizioni testamentarie a titolo particolare, trova un limite implicito nella regola dettata dal successivo art. 1112 c.c., secondo cui lo scioglimento non può essere chiesto quando si tratta di cose che, se divise, cesserebbero di servire all'uso cui sono destinate; l'accertamento in fatto sulla concreta divisibilità del bene è devoluto all'esame del giudice di merito.

Cassazione civile sez. II  04 marzo 2011 n. 5261  

 

 

Intervento in causa e litisconsortio

La qualità di litisconsorti necessari di tutti i condomini rispetto alla domanda di scioglimento della comunione, agli effetti dell'art. 784 cod. proc. civ., permane in ogni grado del processo, indipendentemente dall'attività e dal comportamento di ciascuna parte; ne consegue che, se, in fase di appello, l'appellante non abbia provveduto alla citazione di uno o più comunisti, il giudice di secondo grado deve ordinare l'integrazione del contraddittorio in forza dell'art. 331 cod. proc. civ., ancorché in primo grado il giudice abbia accertato la proprietà esclusiva per intervenuta usucapione di alcuni beni di cui si richiedeva la divisione. Cassa con rinvio, App. L'Aquila, 05/05/2010

Cassazione civile sez. II  11 giugno 2013 n. 14654

 

 

Espropriazione

La domanda restitutoria conseguente ad un caso di occupazione acquisitiva non può essere accolta non già perché vi osti la costruzione dell'opera pubblica e la conseguente trasformazione dei terreni, circostanza che non è affatto preclusiva o limitativa della tutela in forma specifica del privato, quanto piuttosto laddove i ricorrenti sono proprietari soltanto di una quota ideale (nella specie 3/30) dei terreni, sicché la restituzione è impossibile ex art. 2058 c.c., postulando necessariamente il preventivo scioglimento della comunione ex art. 1111 ss. c.c. e 784 ss. c.p.c.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. I  05 novembre 2012 n. 1373  

 

Nel caso un'opera pubblica sia stata illegittimamente realizzata su un terreno in comunione tra più soggetti e chiedano il risarcimento solo i proprietari di una quota ideale dell'area stessa, la restituzione dell'area illegittimamente occupata è impossibile ex art. 2058 c.c., postulando necessariamente il preventivo scioglimento della comunione ex art. 1111 e ss. c.c. e art. 784 e ss. c.p.c.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. I  05 novembre 2012 n. 1373  

 

 

Simulazione

La domanda intesa a provocare l’accertamento della simulazione dell’atto di divisione limitatamente alla parte relativa al prezzo, non può essere considerata implicitamente compresa in quella di condanna al pagamento del conguaglio derivante dalla divisione stessa; invero, altro è affermare l’esistenza di un diritto a ricevere la somma derivante dalla divisione, altro è dedurre che quello stesso atto, da cui si pretendeva di far discendere il diritto, è simulato nella parte relativa al prezzo.

Corte appello Firenze sez. II  13 ottobre 2010 n. 1441  



 
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