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Art. 1113 codice civile: Intervento nella divisione e opposizioni

I creditori e gli aventi causa da un partecipante possono intervenire nella divisione a proprie spese, ma non possono impugnare la divisione già eseguita, a meno che abbiano notificato un’opposizione anteriormente alla divisione stessa e salvo sempre ad essi l’esperimento dell’azione revocatoria o dell’azione surrogatoria.

Nella divisione che ha per oggetto beni immobili, l’opposizione, per l’effetto indicato dal comma precedente, deve essere trascritta prima della trascrizione dell’atto di divisione e, se si tratta di divisione giudiziale, prima della trascrizione della relativa domanda.

Devono essere chiamati a intervenire, perchè la divisione abbia effetto nei loro confronti, i creditori iscritti e coloro che hanno acquistato diritti sull’immobile in virtù di atti soggetti a trascrizione e trascritti prima della trascrizione dell’atto di divisione o della trascrizione della domanda di divisione giudiziale.

Nessuna ragione di prelevamento in natura per crediti nascenti dalla comunione può opporsi contro le persone indicate dal comma precedente, eccetto le ragioni di prelevamento nascenti da titolo anteriore alla comunione medesima, ovvero da collazione (1).


Commento

Avente causa: [v. 1107]; Azione revocatoria: [v. 2901]; Azione surrogatoria: [v. 2900]; Bene immobile: [v. 812]; Trascrizione: [v. Libro VI, Titolo I]; Titolo: [v. 1100]; Comunione: [v. Libro III, Titolo VII]; Collazione: [v. 737]; Impugnazione: v. 1107]; Notificazione: [v. 782].

 

Creditore: titolare di un diritto di credito [v. Libro IV, Titolo I].

 

Divisione: atto con cui si procede allo scioglimento della comunione [v. 1111].

 

Opposizione: atto con il quale viene contestato l’intento di procedere alla divisione.

 

(1) L’ultimo comma stabilisce che le ragioni connesse a crediti sorti anteriormente alla comunione, ovvero alla collazione, sono preferite alle ragioni dei creditori e degli aventi causa dal comunista.

 

La norma regola l’intervento nella divisione e le opposizioni che i creditori e gli aventi causa di un partecipante alla comunione, possono intraprendere laddove uno dei comunisti abbia richiesto lo scioglimento della comunione medesima [v. 1111 nota (1)].


Giurisprudenza annotata

Divisione

In tema di scioglimento della comunione, i creditori iscritti e gli aventi causa da un partecipante, pur avendo diritto a intervenire nella divisione, ai sensi dell'art. 1113, comma 1, c.c., non sono parti in tale giudizio - al quale devono partecipare soltanto i titolari del rapporto di comunione - potendo i creditori iscritti e gli aventi causa intervenire in esso, al fine di vigilare sul corretto svolgimento del procedimento divisionale, ovvero proporre opposizione alla divisione non ancora eseguita a seguito di giudizio cui non abbiano partecipato, senza avere alcun potere dispositivo, in quanto non condividenti. Deriva da quanto precede, pertanto, che la mancata evocazione dei creditori iscritti e degli aventi causa nel giudizio di scioglimento comporta che la divisione non abbia effetto nei loro confronti, come è espressamente previsto dall'art. 1113, comma 3, del c.c. (ma non che la pronuncia è stata resa a contraddittorio non integro).

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2013 n. 22903  

 

Il giudice adito con la domanda di divisione deve verificare la qualità di coerede-comunista in capo a colui il quale formula la domanda nonché l'integrità del contraddittorio, con riguardo a tutti i possibili litisconsorti necessari. Pertanto è indispensabile che la parte attrice depositi la documentazione necessaria all'esatta individuazione del bene e della proprietà dello stesso e all'accertamento dell'eventuale esistenza di iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli, dunque le visure catastali e dei registri immobiliari relative all'ultimo ventennio, o un certificato notarile sostitutivo. La medesima documentazione, peraltro, è rilevante per il giudice adito anche ai fini e per gli effetti di cui all'art. 1113 c.c., dunque per l'individuazione delle modalità esecutive della divisione e, segnatamente, per l'accertamento sull'eventuale commerciabilità dei beni.

Corte appello Roma sez. IV  07 marzo 2012 n. 1317  

 

L’omessa rituale produzione dei certificati storici catastali e della documentazione concernente le iscrizioni e trascrizioni nel ventennio anteriore, ovvero di relazione notarile sostitutiva, è indispensabile per verificare la sussistenza di condizioni dell'azione di divisione, quali la sussistenza del diritto dominicale in capo alle parti del giudizio, e l'esistenza di altri eventuali litisconsorti necessari (creditori o aventi causa da un partecipante alla comunione) ex art. 1113 c.c. e art. 784 c.p.c.; di conseguenza, in difetto della suddetta tempestiva produzione, è inammissibile "in radice" la domanda di divisione ereditaria.

Corte appello Roma sez. III  10 giugno 2011 n. 2480  

 

Qualora con la domanda di divisione si chieda lo scioglimento della comunione non ereditaria avente ad oggetto la contitolarità della nuda proprietà, l'usufruttuario "pro quota" dell'immobile non è parte necessaria del giudizio, atteso che l'usufrutto e la nuda proprietà, costituendo diritti reali diversi, danno luogo - ove spettino a più persone - a un concorso di iura in re aliena sul medesimo bene e non anche ad una comunione in senso proprio, configurabile in presenza della contitolarità del medesimo diritto reale (1100 c.c.) ed alla quale è correlato il giudizio di divisione, che è volto alla trasformazione del diritto ad una quota ideale (della proprietà o di altro diritto reale limitato) in un diritto esclusivo (di proprietà o di altro diritto reale limitato) su beni individuali; nè, d'altra parte, l'art. 784 c.p.c. prefigura la sussistenza di un litisconsorzio necessario nei confronti dell'usufruttuario "pro quota", atteso che, nel giudizio di divisione, l'usufruttuario stesso, il quale abbia acquistato il diritto in base a un negozio trascritto in data anteriore alla trascrizione della domanda di divisione, può essere chiamato in giudizio, ai sensi dell'art. 1113, comma 3, c.c. in relazione all'art. 106 c.p.c., perché la sentenza abbia effetto nei suoi confronti.

Cassazione civile sez. II  13 dicembre 2005 n. 27412  

 

 

Procedimento civile

In caso di cessione di quota, il principio secondo cui la qualità di condividente deve essere riconosciuta al cessionario e non più al cedente, il quale è appunto destinato a ricoprire la qualità di litisconsorte necessario, opera solo nell’ipotesi in cui la cessione della quota (e non già di diritti su singoli beni caduti nella comunione, ovvero di quote su singoli beni sempre facenti parte della massa, ipotesi invece disciplinata dall’art. 1113 c.c.) avvenga prima dell’inizio del giudizio di scioglimento della comunione. Infatti, laddove le cessioni si verifichino (come nella specie) successivamente alla notifica dell’atto di citazione, che segna l’atto introduttivo del giudizio di divisione, la vicenda trova la sua disciplina nell’art. 111 c.p.c., che prevede che gli effetti della sentenza emessa si estendano automaticamente al cessionario, quale acquirente a titolo particolare del diritto controverso, e ciò anche se non abbia avuto modo di partecipare al giudizio, fatta sempre salva la possibilità di intervenirvi ovvero di impugnare la decisione emessa.

Corte appello Napoli sez. II  10 aprile 2013

 

 

Intervento in causa

L'art. 111 c.p.c., che disciplina la successione a titolo particolare e fa salve, tra le altre, le norme sulla trascrizione, enuncia una regola che attiene non tanto all'integrità del contraddittorio, quanto all'opponibilità della sentenza e si pone quindi su di un piano diverso rispetto all'art. 1113, comma 3, c.c., dettato per il giudizio divisionale avente ad oggetto beni immobili, il quale, invece, anche al fine di garantire la continuità delle trascrizioni nei registri immobiliari, individua nella trascrizione dell'atto di acquisto il momento determinante per stabilire quali soggetti debbano partecipare al giudizio. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato l'impugnata sentenza che, nell'ambito di un giudizio di scioglimento di comunione su di un fondo, aveva negato la qualità di litisconsorti necessari agli aventi causa della ricorrente, il cui acquisto, sfornito di prova della sua trascrizione, era avvenuto durante il predetto giudizio).

Cassazione civile sez. II  03 gennaio 2013 n. 78  

 

 

Esecuzione forzata

In tema di espropriazione di beni indivisi, il giudizio con cui si procede alla divisione (cd. divisione endoesecutiva), pur costituendo una parentesi di cognizione nell'ambito del procedimento esecutivo, dal quale rimane soggettivamente ed oggettivamente distinto, tanto da non poterne essere considerato né una continuazione né una fase, è, tuttavia, ad esso funzionalmente correlato. Ne consegue che il giudizio di divisione dei beni pignorati non può essere iniziato e, se iniziato, non può proseguire ove venga meno in capo all'attore la qualità di creditore e, con essa, la legittimazione e l'interesse ad agire, a meno che a tale deficienza — originaria o sopravvenuta — non si rimedi con una valida domanda di scioglimento della comunione formulata dal debitore convenuto, da altro creditore munito di titolo esecutivo, o, ancora, da alcuno dei litisconsorti necessari indicati nell'art. 1113, comma 3, c.c..

Cassazione civile sez. III  18 aprile 2012 n. 6072  

 

 

Trascrizione

A norma degli art. 1113, comma 3, e 2646, comma 2, c.c., la trascrizione della domanda giudiziale di divisione, mentre non rende inefficace l'ipoteca iscritta successivamente, esime i comproprietari dall'onere di chiamare in giudizio; affinché lo scioglimento della comunione abbia effetto nei suoi confronti, il creditore di uno dei comunisti che abbia iscritto detta ipoteca posteriormente, a nulla rilevando, atteso l'effetto di prenotazione che si riconnette alla trascrizione della domanda giudiziale di divisione, che l'approvazione dell'attribuzione delle quote nel giudizio di divisione sia avvenuta successivamente a tale iscrizione.

Cassazione civile sez. II  10 settembre 2009 n. 19550  

 

La trascrizione della domanda giudiziale di divisione non rende inefficace l'ipoteca iscritta successivamente sul bene dal creditore di uno dei comunisti, ma esime i comproprietari dall'onere di chiamare in giudizio il creditore, affinché lo scioglimento della comunione abbia effetto nei suoi confronti, anche se l'approvazione dell'attribuzione delle quote nel giudizio di divisione avvenga dopo l'iscrizione dell'ipoteca, avuto riguardo all'effetto di prenotazione che si riconnette alla trascrizione della domanda di divisione.

Cassazione civile sez. II  10 settembre 2009 n. 19550  



 
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