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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 113 codice civile: Matrimonio celebrato davanti a un apparente ufficiale dello stato civile

Si considera celebrato davanti all’ufficiale dello stato civile il matrimonio che sia stato celebrato dinanzi a persona la quale, senza avere la qualità di ufficiale dello stato civile, ne esercitava pubblicamente le funzioni, a meno che entrambi gli sposi, al momento della celebrazione, abbiano saputo che la detta persona non aveva tale qualità (1).


Commento

(1) Non sembra appropriato comprendere nell’ipotesi disciplinata da questa norma i casi di esercizio di fatto dell’autorità nelle ipotesi di gravissime calamità o di eccezionali rivolgimenti politici poiché, in tali casi, è difficile che gli sposi ignorino la mancanza di investitura del celebrante.

 

 

La norma tende a tutelare coloro che in buona fede siano stati ingannati da una situazione di apparenza. Essa ricorre quando, sulla base di concrete circostanze, il celebrante sembri dotato della qualifica di ufficiale di stato civile, come avviene ad esempio nei casi in cui la sua nomina si riveli inesistente o invalida. In pratica, il soggetto che intende contrarre matrimonio può desumere il possesso della qualifica di ufficiale dello stato civile del celebrante soltanto in base ad elementi esteriori (soprattutto l’esercizio non contestato delle funzioni).


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

Nella controversia inerente a matrimonio contratto all'estero da cittadini italiani, o da cittadino italiano con apolide, l'indagine sulla validità della celebrazione secondo la lex loci (art. 26 disp. prel. c.c.), e poi sugli effetti del rapporto secondo la legge italiana (art. 17 disp. prel. c.c.), con verifica dell'eventuale sanatoria di vizi formali, secondo le previsioni degli art. 113, 131, 132 e 137 c.c., postula il preventivo riscontro dei requisiti minimi per la giuridica configurabilità del matrimonio medesimo, cioè della manifestazione di volontà matrimoniale, da parte di due persone di sesso diverso, ad un ufficiale celebrante, atteso che, in caso contrario, verificandosi una situazione di inesistenza, resta in radice esclusa ogni possibilità di assegnare effetti ad un fatto non riconducibile nello schema del rapporto matrimoniale.

Cassazione civile sez. I  22 febbraio 1990 n. 1304

 

Se il giudice italiano è chiamato a verificare la validità di un matrimonio contratto all'estero e - ove sia affetto da vizi formali - a stabilire se si sia verificata una delle ipotesi di sanatoria previste dagli art. 113, 131, 132 ed anche 137 c.c., egli deve anzitutto accertare che esso non sia inesistente per mancanza dei requisiti minimi essenziali.

Cassazione civile sez. I  22 febbraio 1990 n. 1304  

 



 
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