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Art. 1137 codice civile: Impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea

Le deliberazioni prese dall’assemblea (1) a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i condomini.
Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l’autorità giudiziaria chiedendone l’annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti (2).
L’azione di annullamento non sospende l’esecuzione della deliberazione, salvo che la sospensione sia ordinata dall’autorità giudiziaria (3).
L’istanza per ottenere la sospensione proposta prima dell’inizio della causa di merito non sospende né interrompe il termine per la proposizione dell’impugnazione della deliberazione. Per quanto non espressamente previsto, la sospensione è disciplinata dalle norme di cui al libro IV, titolo I, capo III, sezione I, con l’esclusione dell’articolo 669-octies, sesto comma, del codice di procedura civile.


Commento

Assemblea: [v. 1129]; Regolamento di condominio: [v. 1138].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 11-12-2012, n. 220 (art. 14) (Riforma del condominio), in vigore dal 18-6-2013 (art. 32, l. cit.).

 

(2) La delibera annullabile va distinta dalla delibera nulla. Per la prima, l’impugnativa del condomino consenziente non è consentita; per la seconda vige, invece, il principio generale di cui all’art. 1421, in base al quale la nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e anche da chi vi ha dato causa.

 

(3) La sospensione della deliberazione può essere ordinata dall’autorità giudiziaria ove sussista il pericolo di un danno irreparabile conseguente alla esecuzione del provvedimento.

 

Le deliberazioni dell’assemblea dei condomini contrarie alla legge possono essere nulle o annullabili. Sono nulle (sempre impugnabili) le delibere il cui oggetto sia impossibile o illecito o abbia ecceduto i limiti segnati dalla legge ai poteri assembleari. Sono, invece, annullabili le deliberazioni che, pur essendo contrarie alla legge, riguardano un oggetto rientrante nei poteri dell’assemblea (l'impugnazione è soggetta a termine di decadenza).


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

L'appello avverso la sentenza che abbia pronunciato sull'impugnazione di una deliberazione dell'assemblea di condominio, ai sensi dell'art. 1137 cod. civ., va proposto, in assenza di specifiche previsioni di legge, mediante citazione in conformità alla regola generale di cui all'art. 342 cod. proc. civ., sicché la tempestività del gravame va verificata in base alla data di notifica dell'atto e non a quella di deposito dello stesso nella cancelleria del giudice "ad quem". Cassa con rinvio, App. Milano, 28/10/2008

Cassazione civile sez. II  06 novembre 2014 n. 23692  

Se l'impugnazione di una sentenza relativa alla validità delle delibere assembleari sia stata effettuata con la forma del ricorso, il termine per la notificazione è rispettato col deposito in cancelleria del ricorso e non, invece, con la notificazione del ricorso stesso.

Cassazione civile sez. VI  03 settembre 2014 n. 18573  

In tema di condominio negli edifici, è invalida la deliberazione dell'assemblea che, all'esito di un giudizio che abbia visto contrapposti il condominio ed un singolo condomino, disponga anche a carico di quest'ultimo, "pro quota", il pagamento delle spese sostenute dallo stesso condominio per il compenso del difensore nominato in tale processo, non trovando applicazione nella relativa ipotesi, nemmeno in via analogica, gli artt. 1132 e 1101 cod. civ. Cassa con rinvio, App. Salerno, 15/02/2008

Cassazione civile sez. II  18 giugno 2014 n. 13885  

La disciplina della ripartizione delle spese condominiali contenuta in un regolamento di natura contrattuale, può essere innovata, in base al principio dell'autonomia contrattuale enunciato dall'art. 1322 c.c., da una nuova convenzione, la quale, non incidendo su diritti reali, non richiede la forma scritta ai sensi dell'art. 1350 c.c., ma richiede il consenso di tutti i condomini, consenso che può essere espresso anche per facta concludentia, dovendo, però, in ogni caso la manifestazione tacita di volontà rapportarsi a un comportamento univoco e concludente, dal quale possa desumersi, per il comune modo di intendere, un determinato volere con un preciso contenuto sostanziale.

Cassazione civile sez. II  10 giugno 2014 n. 13047  

Deve escludersi la legittimazione ad impugnare, ai sensi dell'art. 1137 c.c., la delibera condominiale da parte del condomino assente, il quale faccia valere il vizio di annullabilità per difetto dell'avviso di convocazione dell'assemblea, quando esso sia relativo ad altro condomino, in quanto si tratta di un vizio che non lo riguarda direttamente, inerendo alla altrui sfera giuridica.

Cassazione civile sez. II  18 aprile 2014 n. 9082  

In tema di impugnazione delle delibere condominiali, ai sensi dell'art. 2377 c.c. - dettato in tema di società di capitali ma, per identità di "ratio", applicabile anche in materia di condominio - ove sopravvenga la sostituzione della delibera invalida ex art. 2377 comma 4 c.c., l'annullamento non può avere luogo e interviene la "cessazione della materia del contendere", restando sottratto al giudice adito per l'impugnazione il potere-dovere di sindacare incidentalmente la legittimità dell'atto di rinnovo, il quale potrà semmai essere sottoposto ad ulteriore impugnazione, se si ritenga che anch'esso non sia conforme alla legge o all'atto costitutivo. Né rileva la circostanza che la successiva assemblea si sia limitata a deliberare sui medesimi argomenti posti all'ordine del giorno nella precedente assemblea, senza annullare la precedente delibera affetta da vizi e/o irregolarità né sostituire la delibera impugnata di cui è causa. La dizione contenuta negli atti di vendita che riservava alla società venditrice l'amministrazione del condominio sino alla vendita dell'ultima unità immobiliare e che conferiva mandato alla società venditrice per la redazione del regolamento condominiale e delle tabelle millesimali non può intendersi valida. Difatti in tema di condominio negli edifici, l'art. 1138, quarto comma, c.c. dichiara espressamente non derogabile dal regolamento, tra le altre, la disposizione dell'art. 1129 c.c., la quale attribuisce all'assemblea la nomina dell'amministratore e stabilisce la durata dell'incarico; ne deriva la nullità della clausola del regolamento che riservi ad un determinato soggetto, per un tempo indeterminato, la carica di amministratore del condominio, sottraendo all'assemblea il relativo potere di nomina e di revoca, senza che abbiano a tal fine rilievo il rapporto in concreto esistente tra i condomini o l'attività esercitata nell'edificio. Allo stesso modo non può ritenersi valido l'accordo in ordine alla predisposizione del regolamento condominiale e delle tabelle millesimali per una data non meglio determinata e che, di fatto, si pone in contrasto con il disposto dell'art. 1138 c.c. Allo stesso modo non meglio fondate risultano le contestazioni in ordine alla inclusione di determinati beni tra i beni comuni alla luce della presunzione di comunione di cui all'art. 1117 c.c. trattandosi di strade interne, aree a verde e cancelli e la mancata indicazione di segno contrario come evincibile dagli atti di causa.

Tribunale Bari sez. V  15 aprile 2014 n. 1940  



 
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