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Art. 1144 codice civile: Atti di tolleranza

Gli atti compiuti con l’altrui tolleranza non possono servire di fondamento all’acquisto del possesso.


Commento

Atti di tolleranza: atti posti in essere sulla cosa da un soggetto diverso da quello che su di essa vanti un diritto ovvero eserciti il possesso.

 

(1) Il codice non disciplina compiutamente l’acquisto del possesso, accennandovi occasionalmente in talune norme. È possibile tuttavia affermare che l’acquisto del possesso ricorre laddove venga instaurato il potere di fatto sulla cosa (il cd. corpus del possesso) e maturi l’intenzione di possederla (il cd. animus possidendi) [v. Libro III, Titolo VIII). L’acquisto del possesso è altresì possibile attraverso la successione o l’accessione nel possesso [v. 1146].

 

Il codice non disciplina altresì la perdita del possesso. È tuttavia possibile affermare che il possesso viene meno quando viene a mancare uno dei due elementi che lo compongono (il corpus e l’animus).

La perdita del possesso può avvenire per un fatto riconducibile al possessore, ovvero a terzi, oppure a cause oggettive.

 

 


Giurisprudenza annotata

Espropriazione

Il decreto di espropriazione è idoneo a far acquisire la proprietà piena del bene, e a escludere qualsiasi situazione, di diritto o di fatto con essa incompatibile, e qualora il precedente proprietario, o un soggetto diverso, continui a esercitare sulla cosa attività corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà, la notifica del decreto ne comporta la perdita dell'animus possidendi, conseguendone che ai fini della configurabilità di un nuovo possesso ad usucapionem è necessario un atto di interversio possessionis. In particolare l'art. 52 l. n. 2359 del 1865 - secondo cui le azioni a difesa della proprietà o dei diritti reali, convertendosi i rispettivi diritti in pretese sulla indennità - dispone chiaramente la estinzione di diritti incompatibili con l'acquisto a titolo originario da parte dell'espropriante o del beneficiario della espropriazione e non lascia spazio alla autonoma rilevanza di eventuali situazioni fattuali, quali il possesso, in contrasto con esso.

Cassazione civile sez. I  21 marzo 2014 n. 6742  

Il decreto di espropriazione è idoneo a far acquisire la proprietà piena del bene, e ad escludere qualsiasi situazione, di diritto o di fatto con essa incompatibile, e qualora il precedente proprietario, o un soggetto diverso, continui ad esercitare sulla cosa attività corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà, la notifica del decreto ne comporta la perdita dell'"animus possidendi", conseguendone che, ai fini della configurabilità di un nuovo possesso ad "usucapionem", è necessario un atto di "interversio possessionis". Rigetta, App. Roma, 10/04/2006

Cassazione civile sez. I  21 marzo 2014 n. 6742  

Possesso

In tema di proprietà, qualora gli atti di tolleranza si fondano su rapporti di parentela l'attività svolta sul bene può essere di non modesta entità ed avere carattere durevole, giacché un'attività con tale caratteristiche può rappresentare elemento presuntivo per escludere che vi sia stata tolleranza in tema di rapporti di amicizia e di buon vicinato, di per sé labili e mutevoli, ma non anche con riferimento ai rapporti di parentela; questi ultimi, infatti, proprio in ragione del legame affettivo, per sua natura stretto e durevole, giustificano atti di tolleranza che interessano un lungo arco temporale e che incidono significativamente sull'esercizio del diritto di proprietà da parte dell'effettivo titolare.

Tribunale Torre Annunziata sez. II  10 gennaio 2014 n. 184  

L'indagine volta a stabilire se determinate attività pongano in essere una situazione di possesso, utile ai fini dell'usucapione, ovvero siano dovute a mera tolleranza di chi potrebbe opporvisi, così da non poter servire di fondamento all'acquisto del possesso, ai sensi dell'art. 1144 c.c., è indagine riservata al giudice di merito ed implica un apprezzamento di fatto. Con riferimento ai beni in comunione ai fini dell'usucapione del bene non è sufficiente il solo possesso perché possa maturare l'usucapione a favore di uno dei partecipanti, occorrendo un comportamento materiale che esteriorizzi sin dall'inizio in maniera non equivoca l'intento di possedere il bene in maniera esclusiva.

Cassazione civile sez. II  18 luglio 2013 n. 17630  

La convivenza "more uxorio", quale formazione sociale che dà vita ad un autentico consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Ne consegue che l'estromissione violenta o clandestina dall'unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest'ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l'azione di spoglio. Cassa e decide nel merito, App. Roma, 31/01/2006

Cassazione civile sez. II  21 marzo 2013 n. 7214  

L'esecuzione di un'opera cui l'autore dello spoglio era stato inizialmente autorizzato dalla persona che ha subìto lo spoglio, affinché potesse rendere in favore di quest'ultima una prestazione personale, ma, in concreto, da lui utilizzata al fine di un abusivo impossessamento del bene, rientra nella condotta attuativa dello spoglio, sicché il ripristino della situazione di fatto preesistente alla condotta spoliatrice richiede l'eliminazione dell'opera che, quale mezzo strettamente connesso alla realizzazione dell'impossessamento, deve ritenersi non più autorizzata. (Nel caso di specie, il possessore aveva acconsentito all'apertura di un varco di accesso nel proprio orto-giardino al solo fine di agevolare l'adempimento in suo favore di obblighi assistenziali, e non anche per consentire la presa di possesso dell'orto da parte dei soggetti autorizzati ad accedervi; la S.C., nel cassare la decisione di merito, ha è ritenuto che l'ordine giudiziale di murare il varco costituisce misura necessaria alla reintegrazione).

Cassazione civile sez. II  05 febbraio 2013 n. 2728  



 
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