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Art. 1145 codice civile: Possesso di cose fuori commercio

Il possesso delle cose di cui non si può acquistare la proprietà è senza effetto.

Tuttavia nei rapporti tra privati è concessa l’azione di spoglio rispetto ai beni appartenenti al pubblico demanio e ai beni delle provincie e dei comuni soggetti al regime proprio del demanio pubblico (1).

Se trattasi di esercizio di facoltà, le quali possono formare oggetto di concessione da parte della pubblica amministrazione, è data altresì l’azione di manutenzione.


Commento

Demanio pubblico: [v. 822]; Azione di manutenzione: [v. 1170].

 

Cose fuori commercio: sono quelle cose [v. Libro III, Titolo I] di cui non si può acquistare la proprietà [v. 832]. Rientrano in tale categoria i beni demaniali.

 

Azione di spoglio: si intende l’azione di reintegrazione [v. 1168].

 

Provincia: ente pubblico territoriale intermedio tra Comune e Regione, che cura attraverso i suoi organi [consiglio provinciale, giunta provinciale, Presidente della (—)] gli interessi della comunità provinciale.

 

Comune: ente pubblico territoriale, espressione delle autonomie locali che la Costituzione, all’art. 5, riconosce e promuove. Il (—) cura, attraverso i suoi organi (consiglio comunale, giunta comunale, Sindaco) lo sviluppo dell’autonomia locale.

 

(1) V. nota (2) sub art. 114 Cost. per la riforma del sistema delle autonomie locali.

 

Per i beni che sono posti fuori commercio, con particolare riguardo ai beni demaniali, la norma stabilisce che chiunque abbia interesse a goderne è legittimato all’esercizio dell’azione di spoglio [v. 1168] nei confronti del soggetto che ne impedisca arbitrariamente l’utilizzazione.

 


Giurisprudenza annotata

Possesso

Nei rapporti tra privati, ai sensi dell'art. 1145, comma 2, c.c., in via eccezionale e per ragioni di ordine pubblico, è concessa l'azione di spoglio rispetto a beni appartenenti al demanio dello Stato, nonché delle province e dei comuni, soggetti al regime dei beni demaniali, quando su tali beni siano stati compiuti atti di godimento analoghi a quelli eventualmente esercitati su cose di pertinenza esclusiva, senza che rilevi in contrario il fatto che detto godimento sia stato esercitato in mancanza di un atto di concessione legittimante una particolare forma di utilizzazione. La predetta tutela possessoria spetta anche in caso di impedimento soltanto parziale del passaggio veicolare sul bene demaniale, consistente in un'apprezzabile difficoltà di transito.

Cassazione civile sez. II  15 giugno 2012 n. 9873  

Il possesso dei beni appartenenti al demanio dello Stato, delle province e dei comuni è tutelato, nei rapporti tra privati - eccezionalmente e per ragioni di ordine pubblico - con l'azione di spoglio, allorché sui medesimi siano stati posti in essere atti di godimento analoghi a quelli eventualmente esercitati su cose di pertinenza esclusiva, senza che rilevi il fatto che il godimento del bene demaniale sia stato esercitato in assenza di un atto di concessione legittimante una determinata forma di utilizzazione. Cassa App. Roma, 23 maggio 2007 n. 2314

Cassazione civile sez. II  15 giugno 2012 n. 9873  

In materia di tutela del possesso, ai fini della esperibilità tra privati dell'azione di spoglio o di manutenzione nel possesso di beni demaniali (art. 1145, secondo e comma 3, c.c.), occorre pur sempre che ricorrano in concreto gli estremi soggettivi, oggettivi e temporali, previsti in via generale dagli art. 1168 e 1170 c.c.; ne consegue che è nuova, e come tale inammissibile ai sensi dell'art. 345 c.p.c., la domanda di reintegrazione nel possesso di un bene demaniale che soltanto in grado di appello introduca per la prima volta nel giudizio uno dei suddetti elementi (nella specie, il carattere abusivo dell'occupazione).

Cassazione civile sez. II  24 giugno 2009 n. 14791  

Cimiteri

Ritenuto che nell'ipotesi di sepolcro cd. ereditario il diritto di esservi inumato è direttamente dipendente dalla qualità di erede, mentre nell'ipotesi di sepolcro cd. gentilizio quest'ultimo deve intendersi destinato dal fondatore "sibi familiaeque", per cui, in assenza di volontà in senso contrario del fondatore, volontà esplicita o ricavabile da indubbi elementi probatori anche d'ordine sintomatico, il diritto ad esservi inumato spetta "iure sanguinis" a tutti i discendenti del fondatore stesso, nonché, a prescindere dalle vicende proprietarie derivanti dal diritto successorio, ai rispettivi coniugi ed ai parenti collaterali, a prescindere dal sesso, dal passaggio a nuove nozze, dalla qualità di figli di madre nubile, fermo restando che, venuti meno i discendenti di sangue, non potrà che residuare la titolarità per diritto ereditario, e che, esauriti i parenti diretti, la presenza di collaterali impedisce, in sé, che il sepolcro si trasformi da gentilizio in ereditario.

Corte appello Catania  13 giugno 2011

Demanio

Affinché un bene non appartenente al demanio necessario possa rivestire il carattere pubblico proprio dei beni patrimoniali indisponibili perché "destinati ad un pubblico servizio", ai sensi dell'art. 826, comma 3, c.c. deve sussistere un doppio requisito: la manifestazione di volontà dell'ente titolare del diritto reale pubblico, e perciò un atto amministrativo da cui risulti la specifica volontà dell'ente di destinare quel determinato bene ad un pubblico servizio, e l'effettiva ed attuale destinazione del bene al pubblico servizio. (Nella specie, la S.C., rigettando il ricorso proposto, ha confermato la sentenza impugnata con la quale gli attori originari erano stati dichiarati proprietari per intervenuta usucapione di un fondo per il quale non era stato adottato alcun provvedimento amministrativo né, tanto meno, vi era stata un'attuazione concreta di una pubblica utilità, per quanto dimostrato dalla circostanza che, dal momento in cui la legge n. 491 del 1971 aveva comportato il trasferimento del terreno non occupato dalla strada ferrata in origine prevista al Comune e fino al 1999, non vi era stata alcuna attività da parte del Comune ricorrente che avesse impresso un tale scopo all'area controversa).

Cassazione civile sez. II  13 marzo 2007 n. 5867  

L'intervento antropico sul corso di un fiume comportava - nel vigore del testo dell'art. 947 c.c. precedente alla novella di cui alla l. n. 37 del 1994 (priva di efficacia retroattiva) - la perdita della demanialità naturale del terreno reliquato ed il suo passaggio al patrimonio disponibile dello Stato, con la conseguenza che, pur rimanendo esclusa l'accessione automatica dello stesso al suolo dei proprietari rivieraschi, il medesimo poteva costituire oggetto di usucapione da parte di coloro che lo avessero posseduto uti domini. (Nella specie, la S.C., sulla scorta dell'enunciato principio riferibile al previgente art. 947 c.c., ha confermato, correggendone la motivazione, la sentenza impugnata con la quale era stato individuato, nei richiamati termini, il regime giuridico del terreno residuato all'alveo originario del fiume dopo l'opera dell'uomo, riconoscendosene, perciò, la possibilità dell'acquisto per usucapione, di cui erano stati completamente riscontrati i presupposti).

Cassazione civile sez. II  06 febbraio 2007 n. 2608  



 
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