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Art. 1147 codice civile: Possesso di buona fede

E’ possessore di buona fede (1) chi possiede ignorando di ledere l’altrui diritto (2).

La buona fede non giova se l’ignoranza dipende da colpa grave (3).

La buona fede è presunta e basta che vi sia stata al tempo dell’acquisto (4).


Commento

Buona fede: situazione psicologica rilevante per il diritto in quanto produttiva di conseguenze giuridiche. Essa può essere intesa in un duplice senso: soggettivo, quale ignoranza di ledere una situazione giuridica altrui; oggettivo quale generale dovere di correttezza e di reciproca lealtà di condotta nei rapporti tra i soggetti.

 

Colpa grave: violazione di quel minimo di diligenza che, nell’esercizio di una attività o nell’adempimento di un dovere, tutti dovrebbero avere [v. 1229].

 

(1) La nozione di buona fede cui si richiama il presente articolo è la cd. buona fede soggettiva, e non va confusa con la nozione di buona fede oggettiva (o correttezza [v. 1175]).

 

(2) L’altrui diritto, cui si fa riferimento, è sia quello vantato dal titolare che abbia trasferito la disponibilità materiale della cosa al possessore, sia quello vantato dal titolare che sia rimasto estraneo all’apprensione materiale della cosa da parte del possessore.

 

(3) Il fatto che la buona fede del possessore sia presunta, comporta che dovrà essere chi agisce contro di lui (normalmente rivendicando [v. 948] la cosa) a dimostrarne la mala fede [v. 1150].

 

(4) L’acquisto cui si fa riferimento è l’acquisto del possesso.

 

La norma regola il possesso di buona fede: tale situazione ricorre quando colui che esercita un potere di fatto sulla cosa non è consapevole di cagionare ad altri la lesione di un diritto da essi vantato sul bene.


Giurisprudenza annotata

Possesso

Pur corrispondendo il concetto di buona fede, di cui all'art. 1153 c.c. a quello dell'art. 1147 c.c., questo rileva ai fini dell'acquisto della proprietà di beni mobili a non domino, non potendo essere mutuato nel rapporto di pegno e non potendo neppure essere sfruttato con riferimento al terzo proprietario che ha dimostrato di avere diritto alla restituzione delle cose di sua proprietà; peraltro, anche se si volesse ritenere estensibile un tale concetto, varrebbe rilevare che la buona fede non giova a chi compie l'acquisto ignorando di ledere l'altrui diritto per colpa grave, la quale è configurabile quando quell'ignoranza sia dipesa dall'omesso impiego, da parte dell'acquirente, di quel minimo di diligenza, proprio anche delle persone scarsamente avvedute, che gli avrebbe permesso di percepire l'idoneità dell'acquisto a determinare la lesione dell'altrui, costituendo ciò un errore inescusabile, incompatibile con il concetto stesso di buona fede.

Cassazione civile sez. III  18 settembre 2014 n. 19653  

In materia di possesso, la buona fede costituisce oggetto di presunzione "iuris tantum", che può essere superata anche attraverso presunzioni contrarie e semplici indizi. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto che la presunzione iniziale di buona fede fosse venuta meno dal momento in cui i possessori di un fondo, non compreso nel titolo di acquisto da loro vantato, avevano ricevuto una lettera di intimazione al rilascio del bene). Rigetta, App. Firenze, 04/12/2006

Cassazione civile sez. II  18 settembre 2013 n. 21387  

L'accessione del possesso della servitù, ai sensi dell'art. 1146, comma 2, c.c., si verifica, a favore del successore a titolo particolare nella proprietà del fondo dominante, anche in difetto di espressa menzione della servitù nel titolo traslativo della proprietà del fondo dominante e anche in mancanza di un diritto di servitù già costituito a favore del dante causa. Infatti, il carattere accessorio della servitù fa sì che essa si trasferisca assieme alla titolarità del fondo dominante anche a prescindere dall'espressa sua menzione nell'atto di trasferimento del bene, sicché quest'ultimo è astrattamente idoneo, ai sensi dell'art. 1146, comma 2, c.c., a trasferire altresì il connesso diritto di servitù pur in mancanza di un'apposita menzione al riguardo. Applicata detta norma al sistema tavolare, si ottiene che la mancata intavolazione della servitù comporta l'inefficacia del trasferimento successivo, sotto il profilo del difetto di titolarità del diritto in capo all'autore, ma tale inefficacia rientra nella fisiologia dell'istituto dell'accessione del possesso, che presuppone il titolo astrattamente idoneo al trasferimento.

Cassazione civile sez. II  14 giugno 2013 n. 15020  

Contratti bancari

Il decreto di ammortamento determina l'inefficacia "ex nunc" del libretto di deposito al portatore ed estingue, ai sensi dell'art. 15 della legge 30 luglio 1951, n. 948, i diritti del detentore nei confronti dell'istituto emittente, senza tuttavia pregiudicarne le ragioni verso chi ha ottenuto il duplicato. Nella controversia con l'ammortante, peraltro, il detentore è tenuto a provare solamente di aver acquistato la titolarità del credito risultante dal libretto anteriormente all'ammortamento e tale onere - soccorrendo le presunzioni di buona fede nel possesso ex art. 1147 cod. civ., nonché di possesso intermedio ex art. 1142 cod. civ. - può essere assolto dimostrando di aver posseduto il titolo prima dell'ammortamento stesso, mentre spetta all'ammortante fornire la prova contraria che l'acquisto del possesso era avvenuto in mala fede. Cassa con rinvio, App. Bologna, 30/10/2006

Cassazione civile sez. I  02 luglio 2014 n. 15126  

Notificazioni

L'ordinaria diligenza, alla quale il notificante è tenuto a conformare la propria condotta, per vincere l'ignoranza in cui versi circa la residenza, il domicilio o la dimora del notificando, al fine del legittimo ricorso alle modalità di notificazione previste dall'art 143 cod. proc. civ., va valutata in relazione a parametri di normalità e buona fede secondo la regola generale dell'art 1147 cod. civ. e non può tradursi nel dovere di compiere ogni indagine che possa in astratto dimostrarsi idonea all'acquisizione delle notizie necessarie per eseguire la notifica a norma dell'art. 139 cod. proc. civ., anche sopportando spese non lievi ed attese di non breve durata. Ne consegue l'adeguatezza delle ricerche svolte in quelle direzioni (uffici anagrafici, portiere della casa in cui il notificando risulti aver avuto la sua ultima residenza conosciuta) in cui é ragionevole ritenere, secondo una presunzione fondata sulle ordinarie manifestazioni della cura che ciascuno ha dei propri affari ed interessi, siano reperibili informazioni lasciate dallo stesso soggetto interessato, per consentire ai terzi di conoscere l'attuale suo domicilio (residenza o dimora). (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto legittima la notificazione effettuata ai sensi dell'art. 143 cod. proc. civ. ad un destinatario che, in ragione di quanto attestato dall'ufficiale giudiziario per averlo appreso dal portiere in sede di infruttuosa notifica presso la residenza anagrafica, risultava aver abbandonato l'abitazione per un domicilio ignoto). Rigetta, App. Roma, 08/02/2012

Cassazione civile sez. VI  04 giugno 2014 n. 12526  



 
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