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Art. 1149 codice civile: Rimborso delle spese per la produzione e il raccolto dei frutti

Il possessore che è tenuto a restituire i frutti indebitamente percepiti ha diritto al rimborso delle spese a norma del secondo comma dell’art. 821 (1).


Commento

(1) Sono escluse le spese fatte per migliorare la cosa.

 

La norma, in applicazione del principio posto dal comma 1 dell’art. 821, esprime l’esigenza di evitare un ingiustificato arricchimento da parte di colui che rivendichi [v. 948] il bene posseduto da altri. Questi, infatti, sarà tenuto a rimborsare a chi abbia posseduto la cosa, le spese necessarie alla funzionalità della stessa.


Giurisprudenza annotata

Possesso.

L'obbligo di restituzione dei frutti percepiti e percipiendi dopo la domanda giudiziale posto dall'art. 1148 c.c. a carico del possessore si estende anche ai frutti prodotti dal bene a seguito dell'intervento dello stesso possessore, rilevando, a vantaggio di questi, tale intervento ai soli fini del rimborso delle spese, a norma del successivo art. 1149.

Cassazione civile sez. III  13 marzo 1998 n. 2747  

La presunzione di possesso di cui all'art. 1141 c.c. presuppone la mancanza di prova che il potere di fatto sulla cosa sia esercitato inizialmente come detenzione, in conseguenza non di un atto volontario di apprensione, ma di un atto o un fatto del proprietario possessore, poiché in tal caso l'attività del soggetto che dispone della cosa non corrisponde all'esercizio di un diritto reale, occorrendo per la trasformazione della detenzione in possesso utile "ad usucapionem" il mutamento del titolo, che deve essere provato con il compimento di idonee attività materiali in opposizione al proprietario.

Cassazione civile sez. II  18 dicembre 1993 n. 12569  

La clausola di un contratto preliminare di vendita di un fondo agricolo, con la quale le parti abbiano stabilito che in caso di risoluzione il promissario acquirente, immesso anticipatamente nel possesso del fondo, non ha diritto alla ripetizione delle spese di coltivazione e di produzione, opera fino alla data di risoluzione del contratto (nella specie per avveramento di una condizione risolutiva), con la conseguenza che, per il periodo successivo di detenzione del fondo e fino all'effettiva restituzione, il promissario acquirente, in forza del principio generale di cui all'art. 2041 c.c. (arricchimento senza causa), che trova specifica attuazione in tema di acquisto dei frutti e rimborso delle spese negli art. 821 e 1149 c.c., ha diritto di ripetere dal promittente venditore rientrato nel possesso del fondo - e con riferimento ai frutti da lui raccolti - il rimborso delle spese erogate per la loro produzione nel periodo successivo alla data di risoluzione.

Cassazione civile sez. II  06 luglio 1990 n. 7139  

Poiché l'obbligo di restituire i frutti della cosa che incombe al possessore di mala fede è del tutto indipendente dal diritto dello stesso (sia di buona che di mala fede) di essere indennizzato dei miglioramenti che abbia apportato e sussistano all'atto della restituzione, l'estinzione del giudizio di impugnazione della sentenza non definitiva che, condannando il possessore convenuto in giudizio alla restituzione dei frutti percetti, dispone per l'ulteriore corso del giudizio relativamente alla valutazione dei frutti e dei pretesi miglioramenti, è privo di riflessi sulla domanda di pagamento della indennità per i miglioramenti, essendo la sorte di quest'ultima indipendente dall'accertamento che aveva formato oggetto del giudizio estinto.

Cassazione civile sez. II  18 dicembre 1981 n. 6719  

Nell'ipotesi di sentenza non definitiva che statuisca sull'obbligo del possessore alla restituzione dei frutti, l'estinzione del giudizio di rinvio conseguente all'impugnazione di tale pronuncia solo in ordine al capo relativo alla decorrenza dei frutti stessi, non determinando l'estinzione della relativa azione di restituzione, non comporta alcuna preclusione ("ex iudicato") alla trattazione di tale questione - quale componente necessaria dell'accertamento dei frutti, il cui obbligo di restituzione è rimasto accertato con efficacia di giudicato - nel prosieguo del giudizio in cui la domanda di determinazione di tali frutti sia stata legittimamente riproposta.

Cassazione civile sez. II  18 dicembre 1981 n. 6719  

Acque pubbliche e private

A seguito del trasferimento dei canali d'irrigazione del demanio statale a quello regionale, con l'affidamento agli appositi consorzi delle relative funzioni amministrative, disposti dalla l. 27 dicembre 1977 n. 984, i consorzi medesimi non acquistano automaticamente il possesso di detti beni, e quindi la gestione ad essi inerente, essendo all'uopo necessaria l'effettiva consegna da parte dell'amministrazione statale, oppure, nell'ipotesi di disponibilità già sussistente in virtù di concessione, un atto di mutamento del titolo del possesso. Pertanto, con riguardo agli oneri di manutenzione sostenuti dallo Stato, fino alla data di quella consegna o di quel mutamento del titolo del possesso, un diritto di rivalsa nei confronti dei suddetti consorzi può essere riconosciuto solo nei limiti dell'ammontare dei proventi che agli stessi siano stati versati (o comunque spettino) a partire dall'entrata in vigore della citata legge e fino all'indicata data, in applicazione analogica del combinato disposto degli art. 1149 e 821 c.c..

Cassazione civile sez. un.  15 maggio 1991 n. 5435  

Previdenza ed assistenza

Per effetto della fusione dell'INAM disposta dall'art. 38 della l. 11 gennaio 1943 n. 138, le casse mutue aziendali hanno cessato "ope legis" di essere autonomi soggetti di rapporti giuridici essendo per volontà imperativa della legge loro succeduto lo stesso INAM in tutte le situazioni attive e passive, mentre la gestione di fatto, tollerata dall'istituto dell'assicurazione da parte delle casse mutue non vale ad impedire il prodursi dell'assorbimento, ma solo a far riguardare le casse medesime come organi interni dell'INAM; ne consegue sia che la gestione di fatto di una cassa mutua aziendale non esonera il datore di lavoro dal versamento dell'addizionale dello 0.40% di cui alla l. 4 agosto 1955 n. 592, sia che tra le passività nelle quali l'INAM succede rientrano anche le spese erogate dal predetto datore di lavoro ai fini della gestione della cassa, le quali non possono presumersi effettuate per spirito di liberalità o per consimili ragioni di politica aziendale e formano, pertanto, oggetto di un diritto di restituzione, che trova il suo titolo nel generale principio che è alla base degli art. 821 e 1149 c.c. e quindi in definitiva, in un arricchimento senza causa (art. 2041 c.c.), ben configurabile quando l'ente pubblico abbia implicitamente riconosciuto l'utilità dell'operato in questione, giovandosene.

Cassazione civile sez. lav.  11 aprile 1981 n. 2136



 
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