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Art. 115 codice civile: Matrimonio del cittadino all’estero

Il cittadino è soggetto alle disposizioni contenute nella sezione prima di questo capo (1), anche quando contrae matrimonio in paese straniero secondo le forme ivi stabilite.


Commento

(1) Si tratta delle norme che prescrivono le condizioni necessarie per contrarre matrimonio.

 


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

Ai sensi dell'art. 28 della legge 31 maggio 1995, n. 218, il matrimonio celebrato all'estero è valido nel nostro ordinamento, quanto alla forma, se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione, o dalla legge nazionale di almeno uno dei nubendi al momento della celebrazione, o dalla legge dello Stato di comune residenza in tale momento; tale principio non è condizionato dall'osservanza delle norme italiane relative alla trascrizione, atteso che questa non ha natura costitutiva, ma meramente certificativa e scopo di pubblicità di un atto già di per sé valido. Ne deriva che in tal caso il figlio va considerato, a tutti gli effetti, nato in costanza di matrimonio, onde competente a decidere della regolamentazione dei rapporti personali ed economici fra questi e i genitori é il tribunale ordinario. Regola competenza d'ufficio

Cassazione civile sez. VI  18 luglio 2013 n. 17620

 

I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se - secondo la legislazione italiana - non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero, tuttavia - a prescindere dall'intervento del legislatore in materia -, quali titolari del diritto alla "vita familiare" e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di "specifiche situazioni", il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e, in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle disposizioni delle leggi vigenti, applicabili nelle singole fattispecie, in quanto ovvero nella parte in cui non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e/o del principio di ragionevolezza.

Cassazione civile sez. I  15 marzo 2012 n. 4184  

 

Il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, celebrato all'estero, non è inesistente per l'ordinamento italiano, ma soltanto inidoneo a produrre effetti giuridici; anche ai sensi dell'art. 12 della convenzione europea dei diritti dell'uomo, come evolutivamente interpretato dalla Corte di Strasburgo (sentenza del 24 giugno 2010, "Schalk e Kopf c. Austria"), la diversità di sesso dei nubendi non costituisce presupposto "naturalistico" di "esistenza" del matrimonio. (Fattispecie relativa a cittadini italiani dello stesso sesso, i quali, unitisi in matrimonio nei Paesi Bassi, avevano impugnato il rifiuto di trascrizione dell'atto, opposto dall'ufficiale di stato civile italiano; la S.C., in applicazione del principio, pur respingendo il ricorso degli sposi, ha corretto la motivazione del decreto della Corte territoriale, che aveva legittimato il rifiuto di trascrizione dell'atto in difetto della sua "configurabilità come matrimonio")

Cassazione civile sez. I  15 marzo 2012 n. 4184  

 

Ritenuto che nel nostro ordinamento è, ormai, compresa una norma, l'art. 12 Cedu, come interpretato dalla Corte europea, che ha privato di rilevanza giuridica la diversità di sesso dei nubendi quale requisito o presupposto essenziale per la stipula di un matrimonio, il plurimillenario e tradizionale principio secondo il quale la diversità di sesso dei nubendi era considerata (unitamente alla manifestazione della reciproca volontà matrimoniale dagli stessi espressa avanti l'ufficiale dello stato civile celebrante) requisito minimo indispensabile per l'esistenza stessa del matrimonio civile, come atto giuridicamente rilevante, non appare più adeguato all'attuale realtà giuridica, essendo stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso tra i nubendi è presupposto o requisito indispensabile, per così dire "naturalistico" della stessa "esistenza" del matrimonio.

Cassazione civile sez. I  15 marzo 2012 n. 4184  

 

Separazione tra coniugi

In presenza di un provvedimento straniero di volontaria giurisdizione, che sancisca la separazione consensuale fra i coniugi, l'eccezione di improcedibilità della domanda di separazione giudiziale (ex art. 151 c.c.) deve essere affrontata in quanto concerne un aspetto rilevabile d'ufficio e suscettibile di delibazione incidentale ai sensi dell'art. 799 c.p.c. Tale eccezione, inoltre, può essere presentata per la prima volta in grado di appello in tutti i giudizi già pendenti alla data del 30 aprile 1995 (termine dal quale ha inizio ad operare l'art. 90 l. n. 353 del 1990 sul divieto di sollevare nuove eccezioni in appello), per i quali continua a trovare applicazione l'art. 345 c.p.c.

Cassazione civile sez. I  29 agosto 2003 n. 12703



 
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