Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1150 codice civile: Riparazioni, miglioramenti e addizioni

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Il possessore, anche se di mala fede, ha diritto al rimborso delle spese fatte per le riparazioni straordinarie.

Ha anche diritto a indennità per i miglioramenti recati alla cosa, purché sussistano al tempo della restituzione.

L’indennità si deve corrispondere nella misura dell’aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti, se il possessore è di buona fede, se il possessore è di mala fede, nella minor somma tra l’importo della spesa e l’aumento di valore.

Se il possessore è tenuto alla restituzione dei frutti, gli spetta anche il rimborso delle spese fatte per le riparazioni ordinarie, limitatamente al tempo per il quale la restituzione è dovuta.

Per le addizioni fatte dal possessore sulla cosa si applica il disposto dell’art. 936. Tuttavia, se le addizioni costituiscono miglioramento e il possessore è di buona fede, è dovuta un’indennità nella misura dell’aumento di valore conseguito dalla cosa.

Commento

Buona fede: [v. 1147]; Frutti: [v. 820].

 

Malafede: la consapevolezza di ledere i diritti altrui o di non aver usato la normale diligenza nell’accertamento dell’esistenza di diritti altrui.

 

Riparazioni straordinarie: riparazioni consistenti nella sostituzione o nel ripristino di parti essenziali della cosa.

 

Riparazioni ordinarie: riparazioni consistenti nella sostituzione o nel ripristino di parti non essenziali della cosa.

 

Miglioramenti: attività diretta ad aumentare l’utilità ed il valore della cosa, compiuta da chi possiede o detiene la cosa senza esserne il proprietario.

 

Addizioni: opere fatte su un fondo che conservano una propria individualità.

 

Indennità: attribuzione patrimoniale dovuta dal proprietario della cosa al possessore o detentore della stessa che vi abbia recato miglioramento [v. 1032].

 

La norma stabilisce che il possessore della cosa ha diritto al rimborso delle spese effettuate per la conservazione e la funzionalità della cosa medesima, da parte di chi ne rivendichi la titolarità: ciò risponde all’esigenza di evitare un ingiustificato arricchimento da parte di chi vanti un diritto sul bene in oggetto.

Le spese per le riparazioni ordinarie sono rimborsabili al possessore di buona fede a partire dal momento in cui viene richiesta con domanda giudiziale la restituzione della cosa; al possessore di malafede, invece, che è sin dall’inizio consapevole di ledere il diritto altrui, le spese sono rimborsabili a partire dal momento in cui è iniziato il possesso.

Le spese per le riparazioni straordinarie sono rimborsabili integralmente, indipendentemente dal fatto che il possessore sia di buona o mala fede.

Per le spese per i miglioramenti apportati alla cosa, al possessore di buona fede spetta un’indennità pari all’aumento di valore della cosa, al possessore di malafede, invece, spetta una indennità pari alla minor somma tra la spesa effettuata e l’aumento di valore della cosa.

Le spese per le addizioni, ove ad esse consegua un effettivo miglioramento della cosa, sono rimborsabili nella misura dell’aumento di valore del bene al solo possessore di buona fede.

 

 

Giurisprudenza annotata

Possesso

Deve escludersi il diritto del possessore in buona fede ad un indennizzo, ex art. 1150 c.c., per i miglioramenti arrecati al bene altrui ed esistenti al tempo della restituzione, ove tali miglioramenti consistano in un'opera necessariamente destinata alla demolizione – nel caso di specie si trattava di una costruzione priva di autorizzazione -, ciò in considerazione della precarietà dell'aumento di valore nel patrimonio del proprietario. Né assume rilievo l'eventualità di una successiva sanatoria dell'abuso, essendo in tal caso esperibile, ai sensi dell'art. 2041 c.c., l'azione di arricchimento senza causa, nei limiti della differenza fra la somma dovuta ai sensi dell'art. 1150 c.c. e gli oneri economici derivanti dalla sanatoria.

Tribunale Salerno sez. II  21 novembre 2014 n. 5524  

Nelle controversie riconducibili alle fattispecie regolate dagli art. 936 e 1150 c.c. nessun indennizzo a carico del proprietario del fondo può essere preteso dal terzo costruttore che abbia realizzato l'opera in violazione della normativa edilizia, autonomamente commettendo o concorrendo nel commetterli, i reati previsti e puniti dagli art. 31 e 41 l. n. 1150 del 1942 e 10 e 13 l. n. 765 del 1967, e ciò non tanto perché possano essere poste in dubbio la sussistenza o l'entità della locupletazione del proprietario del fondo nella prospettiva di un ordine di demolizione da parte della pubblica amministrazione competente, quanto, piuttosto, perché è da ritenere in contrasto con i principi generali dell'ordinamento e, in particolare, con la funzione dell'amministrazione della giustizia che possa l'agente conseguire indirettamente, ma pur sempre in via giudiziaria, quel vantaggio che si era ripromesso di ottenere nel porre in essere l'attività penalmente illecita e che in via diretta gli è precluso dagli art. 1346 e 1418 c.c.

Cassazione civile sez. II  20 ottobre 2014 n. 22171  

Dalla nullità del contratto di locazione discende anche la inapplicabilità dell'art. 1592 c.c., come pure quella dell'art. 1150 c.c. che disciplina la indennità per i miglioramenti arrecati alla cosa dal possessore, distinguendo se si tratti di possesso di buona o di mala fede. Invero, qualificata la relazione tra le parti come detenzione senza titolo ne discende che non sono applicabili al detentore le norme di tutela del possesso di buona fede e non è neppure applicabile la norma dell'art. 1150 c.c., che attribuisce al possessore, all'atto della restituzione della cosa, il diritto all'indennità per i miglioramenti recati alla cosa stessa, tale norma, in quanto norma di natura eccezionale, non può essere applicata in via analogica al detentore.

Corte appello Bari sez. III  27 dicembre 2012 n. 1212  

Divisione

In tema di divisione, rientrano nella nozione di migliorie della cosa comune, rispetto alle quali il comproprietario che ne sia autore ha titolo per domandare il rimborso "pro quota" agli altri condividenti, quelle opere che, con trasformazioni o sistemazioni diverse, apportano al bene un aumento di valore, accrescendone il godimento, la produttività e la redditività, senza presentare una propria individualità rispetto alla "res" in cui vanno ad incorporarsi. Ne consegue che, in relazione alla divisione di terreni con destinazione servente di fondi limitrofi (nella specie, oggetto di attività estrattiva di marmo), costituiscono migliorie la realizzazione di una strada di raccordo e di un piazzale da parte di uno dei condividenti, in quanto strumentali all'indicata destinazione dei beni, e non invece i canoni di concessione per l'uso degli stessi corrisposti dal singolo comproprietario. Cassa con rinvio, App. Genova, 16/02/2008

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2014 n. 21223  

Il coerede che abbia goduto in via esclusiva dei beni ereditari è obbligato, agli effetti dell'art. 723 cod. civ., per il fatto oggettivo della gestione, sia al rendiconto che a corrispondere i frutti agli altri eredi a decorrere dalla data di apertura della successione (o dalla data posteriore in cui abbia acquisito il possesso dei beni stessi), senza che abbia rilievo la sua buona o mala fede (nella specie, indipendentemente, quindi, dalla conoscenza della falsità del testamento), non trovando applicazione, in tal caso, gli artt. 535 e 1150 cod. civ. Rigetta, App. Catania, 16/08/2007

Cassazione civile sez. II  31 gennaio 2014 n. 2148  

Il coerede che sul bene da lui posseduto abbia eseguito delle migliorie, può pretendere, in sede di divisione, non già l'applicazione dell'art. 1150 comma 5 c.c., secondo cui è dovuta un'indennità pari all'aumento di valore della cosa in conseguenza dei miglioramenti, ma, quale mandatario o utile gestore degli altri partecipanti alla comunione ereditaria, il rimborso delle spese sostenute per materiali o manodopera.

Cassazione civile sez. VI  28 giugno 2013 n. 16364  

Il coerede che sul bene comune da lui posseduto abbia eseguito delle migliorie può pretendere, in sede di divisione, non già l'applicazione dell'art. 1150 cod. civ. - secondo cui è dovuta un'indennità pari all'aumento di valore della cosa in conseguenza dei miglioramenti - ma, quale mandatario o utile gestore degli altri eredi partecipanti alla comunione ereditaria, il rimborso delle spese sostenute per la cosa comune, esclusa la rivalutazione monetaria, trattandosi di debito di valuta e non di debito di valore. Rigetta, App. Brescia, 20/10/2011

Cassazione civile sez. VI  27 giugno 2013 n. 16206  

Enfiteusi

La disposizione dell'art. 975, comma 1, c.c., secondo cui l'enfiteuta, quando cessa l'enfiteusi, ha diritto al rimborso dei miglioramenti apportati, nella misura dell'aumento di valore conseguito dal fondo per effetto dei miglioramenti stessi, quali risultino accertati al momento della riconsegna, trova applicazione solo ai miglioramenti che si collocano nell'ambito del rapporto di enfiteusi e che, essendo ancora esistenti alla data della riconsegna, si traducono in un valore economico direttamente o indirettamente riconducibile alla legittima attività dell'enfiteuta (o dei suoi danti causa), e non anche ai miglioramenti realizzati dopo la cessazione del rapporto nel tempo in cui l'enfiteuta abbia conservato di fatto il possesso materiale del bene, per i quali, invece, risultano applicabili i criteri generali previsti dall'art. 1150 c.c. Rigetta, App. Salerno, 09/12/2008

Cassazione civile sez. II  12 novembre 2013 n. 25428



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