Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1152 codice civile: Ritenzione a favore del possessore di buona fede

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Il possessore di buona fede può ritenere la cosa finché non gli siano corrisposte le indennità dovute, purché queste siano state domandate nel corso del giudizio di rivendicazione e sia stata fornita una prova generica della sussistenza delle riparazioni e dei miglioramenti.

Egli ha lo stesso diritto finché non siano prestate le garanzie ordinate dall’autorità giudiziaria nel caso previsto dall’articolo precedente.

Commento

Buona fede: [v. 1147]; Indennità: [v. 1150]; Riparazioni (ordinarie e straordinarie): [v. 1150]; Miglioramenti: [v. 1150]; Autorità giudiziaria: [v. 1151]; Rivendicazione (azione di): [v. 948].

 

Ritenzione (diritto di): strumento di cd. autotutela del credito che consente al creditore di trattenere una cosa che egli avrebbe l’obbligo di restituire al proprietario, al fine di indurre quest’ultimo a soddisfare un suo credito.

 

Prova: mezzo processuale necessario per fornire la dimostrazione dell’esistenza di un fatto dedotto da una delle parti [v. Libro VI, Titolo II, 2697].

 

E' consentito al possessore di buona fede di ritenere (trattenere presso di sé) la cosa medesima, finché il suo proprietario non provveda al pagamento dell’indennità dovuta o alla prestazione delle garanzie richieste dall’autorità giudiziaria.

Giurisprudenza annotata

Pubblica amministrazione

La facoltà ex art. 1152 c.c. (ritenzione a favore del possessore di buona fede), anche se prevista nel contratto di concessione, è ormai superata dall'art. 14 commi 4 e 9, d.lg. n. 164 del 2000. Il comma 9 dell'art. 14, d.lg. n. 164 del 2000 prevede che il gestore subentrante acquisisca la disponibilità degli impianti dalla data di pagamento della somma dovuta al gestore uscente oppure dalla data di offerta reale della stessa. Il destinatario della tutela è però solo indirettamente il gestore uscente, in quanto l'obiettivo della norma è di fornire ai comuni una provvista finanziaria sufficiente a estinguere i rapporti pregressi. In altri termini la norma qualifica come legittima la decisione dei comuni di imporre al vincitore della gara l'onere di saldare il conto delle spettanze del gestore uscente (soluzione che altrimenti si presterebbe a qualche obiezione sul piano dei principi generali, in quanto crea una barriera economica all'ingresso di nuovi operatori). Il passaggio della disponibilità degli impianti avviene quindi dal comune al nuovo gestore (subordinatamente al pagamento di quanto dovuto). Il precedente passaggio, dal gestore uscente al comune, avviene alla scadenza (contrattuale o "ex lege") della concessione: il comma 4 dell'art. 14, d.lg. n. 164 del 2000 prevede che l'acquisto della disponibilità degli impianti sia immediato, mentre il trasferimento della proprietà (quando gli impianti siano stati realizzati dal gestore uscente) può anche avvenire in seguito, ossia una volta chiariti gli aspetti economici individuati nel contratto di servizio. Tale soluzione non solo è conforme al meccanismo previsto a regime dall'art. 14 comma 4, d.lg. n. 164 del 2000 ma, accorciando i tempi di subentro, costituisce un incentivo alla presentazione di offerte grazie alla prospettiva di un più ravvicinato recupero degli investimenti effettuati.

T.A.R. Brescia (Lombardia) sez. II  05 marzo 2013 n. 228  

 

 

Possesso

Non sussiste il diritto di ritenzione ex art. 1152 c.c. da parte del possessore che abbia conseguito il godimento del bene in virtù di un rapporto giuridico con il proprietario derivante da un titolo nullo, atteso che la norma fa riferimento al solo giudizio di rivendicazione.

Cassazione civile sez. II  25 settembre 2012 n. 16297  

 

La ritenzione ex art. 1152 c.c. è prevista a favore del possessore di buona fede, convenuto nel giudizio di rivendicazione e non del detentore convenuto in una azione restitutoria.

Cassazione civile sez. II  25 settembre 2012 n. 16297  

 

Colui il quale abbia acquistato il possesso di un fondo agricolo a titolo di esecuzione anticipata di un contratto preliminare non è possessore di esso, ma mero detentore qualificato. Ne consegue che, dichiarato nullo il contratto preliminare, al promissario acquirente non spetta né il diritto all'indennità per i miglioramenti previsto dall'art. 1150 c.c., né quello di ritenzione previsto dall'art. 1152 c.c., diritti attribuiti dalla legge unicamente al possessore di buona fede, e non anche al detentore, ancorché qualificato.

Cassazione civile sez. II  22 marzo 2011 n. 6489  

 

La domanda per il riconoscimento del diritto di ritenzione (riguardante, nella specie, un immobile di cooperativa edilizia, fino alla restituzione delle quote versate a seguito dell'assegnazione non seguita dal trasferimento della proprietà), se non proposta in primo grado, è domanda nuova, come tale inammissibile in grado di appello.

Cassazione civile sez. I  26 novembre 2009 n. 24892  

 

 

Contratti agrari

Il diritto di ritenzione, che è riconosciuto in via generale nell'art. 1152 c.c. e si configura come situazione non autonoma ma strumentale all'autotutela di altra situazione attiva generalmente costituita da un diritto di credito, è contemplato in favore dell'affittuario di fondo rustico nell'art. 20 l. 3 maggio 1982 n. 203 (così come lo era, già, nell'art. 15 della precedente legge n. 11 del 1971) in stretta correlazione al diritto di credito per le indennità spettanti al coltivatore diretto per i miglioramenti, le addizioni e le trasformazioni da lui apportati al fondo condotto, sicché, presupponendo l'esistenza di un credito derivante dalle opere indicate e realizzate dal coltivatore diretto, non è scindibile dall'esistenza di detto credito o dall'accertamento di questo. Pertanto, eccepito dall'affittuario che si opponga all'esecuzione del rilascio di un fondo rustico il diritto di ritenzione a garanzia del proprio credito per i miglioramenti apportati al fondo, il giudice non può limitarsi ad accertare l'esistenza delle opere realizzate dall'affittuario, ma deve verificarne anche l'indennizzabilità, rigettando l'eccezione ove tale verifica dia esito negativo.

Cassazione civile sez. III  19 aprile 2010 n. 9267

 

Il diritto di ritenzione, che è riconosciuto nell'art. 1152 c.c. e si configura come situazione giuridica non autonoma ma strumentale all'autotutela di altra situazione attiva generalmente costituita da un diritto di credito, è contemplato in favore dell'affittuario nell'art. 20 l. 3 maggio 1982 n. 203, così come nell'art. 15 della precedente l. 11 febbraio 1971 n. 11, in stretta correlazione al diritto di credito per le indennità spettanti al coltivatore diretto per i miglioramenti, le addizioni e le trasformazioni da lui apportati al fondo condotto, sicché, presupponendo l'esistenza di un credito derivante dalle opere indicate e realizzate dal coltivatore diretto, non è scindibile dall'esistenza di detto credito o dall'accertamento di questo. Pertanto, eccepito dall'affittuario che si opponga all'esecuzione del rilascio di un fondo rustico, il diritto di ritenzione a garanzia del proprio credito per i miglioramenti apportati al fondo, il giudice non può limitarsi ad accertare l'esistenza delle opere realizzate dall'affittuario ma, deve verificarne anche l'indennizzabilità rigettando l'eccezione ove tale verifica dia esito negativo. (Conferma, App. Catania 13 giugno 2003)

Cassazione civile sez. III  29 febbraio 2008 n. 5519  

 

Il conduttore di fondo rustico, al quale sia stato riconosciuto il diritto di ritenzione del fondo medesimo ai sensi dell'art. 20 della legge n. 203 del 1982 fino a quando non sia stato soddisfatto il suo credito relativo all'indennizzo per i miglioramenti apportati, è tenuto, comunque, al pagamento del canone originariamente pattuito tra le parti sino al verificarsi di detta condizione .

Cassazione civile sez. III  20 gennaio 2006 n. 1111  

 

 

Locazione di cose

In tema di affitto di cosa produttiva, l'art. 1620 attribuisce all'affittuario la facoltà di prendere ogni iniziativa idonea ad incrementare il reddito della cosa medesima; l'esercizio di tale facoltà non può, però, tradursi in obblighi a carico del locatore e non può, pertanto, di per sè costituire titolo per pretendere da quest'ultimo indennità per miglioramenti effettuati in attuazione di dette iniziative. Ne consegue che in nessun caso l'affittuario ha il diritto di ritenere l'azienda affittata fino a quando gli venga corrisposta l'indennità o eventuale altra somma, sempre che dovute. Nè rileva che il diritto di ritenzione sia previsto in materia di enfiteusi, di possesso di buona fede o in favore del coerede che conferisca un bene in natura, atteso che le norme che prevedono il diritto di ritenzione hanno natura eccezionale e non sono perciò suscettibili di applicazione analogica.

Cassazione civile sez. III  29 settembre 2005 n. 19162  

 



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