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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1154 codice civile: Conoscenza dell’illegittima provenienza della cosa

A colui che ha acquistato conoscendo l’illegittima provenienza della cosa non giova l’erronea credenza che il suo autore o un precedente possessore ne sia divenuto proprietario.


Commento

La presente disposizione intende scoraggiare l’acquisizione di beni di provenienza furtiva.


Giurisprudenza annotata

Pegno

Non è fondata, in riferimento all'art. 3 cost. la q.l.c. dell'art. 11 l. 10 maggio 1938 n. 745 e dell'art. 47 r.d. 25 maggio 1939 n. 1279, che vietano all'Autorità giudiziaria di ordinare la restituzione delle cose smarrite, rubate o provenienti da reato, costituite in pegno presso un Monte, se il proprietario non fornisce la prova di aver rimborsato al Monte stesso la somma data in prestito, con gli interessi e gli eventuali diritti accessori. Come, infatti, già precisato nella sent. n. 702 del 1988 che ha dichiarato non fondata analoga questione in riferimento all'art. 42 cost. le norme denunciate (a differenza delle corrispondenti disposizioni già contenute nella l. n. 169 del 1898 e nel r.d. n. 185 del 1899 che avevano carattere eccezionale nell'ordinamento del c.c. del 1865) costituiscono viceversa nel quadro del codice vigente, che ha soppresso la distinzione tra perdita volontaria e perdita involontaria del possesso una applicazione specifica del principio per cui "il possesso in buona fede vale titolo". In coerenza al quale, appunto, nel conflitto tra l'interesse individuale del proprietario e l'interesse collettivo alla sicurezza del commercio mobiliare, esse danno ragionevolmente prevalenza al secondo, con lo stabilire che il Monte di pietà che, nell'esercizio della sua attività istituzionale di prestito su pegno, riceve "in buona fede" cose mobili altrui a titolo di garanzia reale, acquisti il diritto di pegno e, con esso, le facoltà previste dagli art. 2794 e 2796 c.c. Da ciò l'esclusa violazione del principio di eguaglianza, sotto il profilo della attribuzione di un ingiustificato privilegio a taluni operatori economici: sempreché però la normativa in esame venga correttamente interpretata, "secundum Constitutionem", in un quadro di limiti ben precisi, per cui resti escluso il diritto dell'istituto creditizio nel caso in cui i suoi operatori si siano resi colpevoli dei reati di ricettazione o di incauto acquisto o dove comunque risultino a loro carico comprovati elementi di dolo o di colpa, ravvisabile (quest'ultima) anche quando essi agiscano con accertata violazione della diligenza richiesta non solo - come a qualunque altro possessore - dalle norme civili e penali, ma specificamente dall'art. 38 r.d. n. 1279 del 1939, in base al quale "i Monti possono sempre rifiutare la concessione di prestiti quando hanno fondato motivo di ritenere che le cose offerte in pegno sono di illegittima provenienza".

Corte Costituzionale  31 luglio 2000 n. 408  



 
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