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Art. 1160 codice civile: Usucapione delle universalità di mobili

L’usucapione di un’universalità di mobili o di diritti reali di godimento sopra la medesima si compie in virtù del possesso continuato per venti anni (1).

Nel caso di acquisto in buona fede da chi non è proprietario, in forza di titolo idoneo, l’usucapione si compie con il decorso di dieci anni (2).


Commento

Universalità di mobili: [v. 816]; Diritto reale di godimento: [v. Libro III, Titolo II]; Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII]; Buona fede: [v. 1147]; Titolo: [v. 1143].

 

(1) Il comma 1 regola l’usucapione ordinaria [v. 1158] delle universalità di mobili.

 

(2) Il comma 2 regola l’usucapione speciale [v. 1159] delle universalità di mobili.

 


Giurisprudenza annotata

Usucapione

Ai fini dell'usucapione non è necessaria l'interversione di un possesso originariamente comune, essendo in tal caso sufficiente che la parte abbia posseduto per il tempo necessario, "animo domini", in modo esclusivo e incompatibile con la possibilità di fatto di un godimento comune. Conferma App. Napoli 7 settembre 2007

Cassazione civile sez. un.  05 marzo 2014 n. 5087  

 

Ai fini della disciplina del possesso e dell'usucapione, l'azienda, quale complesso dei beni organizzati per l'esercizio dell'impresa, deve essere considerata come un bene distinto dai singoli componenti, suscettibile di essere unitariamente posseduto e, nel concorso degli altri elementi indicati dalla legge, usucapito. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha riconosciuto l'usucapibilità, da parte del proprietario della metà di una farmacia al cui interno aveva esercitato l'attività di farmacista per oltre vent'anni comportandosi quale unico proprietario, dell'altra metà della farmacia). Rigetta, App. Napoli, 07/09/2007

Cassazione civile sez. un.  05 marzo 2014 n. 5087  

 

Ai fini dell'usucapione, il possesso del bene può essere acquisito anche a seguito di atto traslativo della proprietà che sia nullo, in quanto, anche dopo l'invalido trasferimento della proprietà, l'accipiens può possedere il bene animo domini, ed anzi, proprio la circostanza che la traditio venga eseguita in virtù di un contratto che, pur invalido, è comunque volto a trasferire la proprietà del bene, costituisce elemento idoneo a far ritenere che il rapporto di fatto instauratosi tra l'accipiens e la res tradita sia sorretto dall'animus rem sibi habendi.

Cassazione civile sez. II  29 luglio 2004 n. 14395  

 

Ai fini dell'usucapione, il possesso del bene può essere acquisito anche a seguito di atto traslativo della proprietà che sia nullo, in quanto, anche dopo l'invalido trasferimento della proprietà, l'accipiens può possedere il bene animo domini, ed anzi, proprio la circostanza che la traditio sia stata eseguita in virtù di un contratto che, pur invalido, era comunque volto a trasferire la proprietà del bene, costituisce elemento idoneo a far ritenere che il rapporto di fatto instauratosi tra l'accipiens e la res tradita fosse sorretto dall'animus rem sibi habendi.

Cassazione civile sez. II  29 gennaio 1999 n. 815  

 

Il precetto posto dagli art. 38, lett. c), e 41 del d.P.R. n. 1409 del 1963, che stabilisce l'obbligo della preventiva comunicazione al competente sovrintendente archivistico in caso di alienazione di beni dichiarati di "notevole interesse storico", non può operare qualora l'acquisto del bene (nella specie, universalità di mobili) sia avvenuto per usucapione, ed il possesso iniziale che ha dato luogo a tale modo di acquisto si sia verificato in epoca anteriore alla emanazione del provvedimento dichiarativo del "notevole interesse pubblico" del bene. In tal caso, infatti, non era ovviamente esigibile la preventiva comunicazione all'epoca dell'acquisto del possesso, per mancanza del provvedimento impositivo del vincolo; nè è possibile, a seguito di detto provvedimento, la comunicazione dell'acquisto per usucapione in itinere, in quanto tale forma di acquisto a titolo originario si verifica oggettivamente in virtù dell'esercizio del possesso animo domini, e dell'ininterrotto decorso del tempo stabilito dalla legge, senza che sia necessario nel possessore l'animus usucapiendi, cioè l'intento di pervenire all'acquisto per usucapione.

Cassazione civile sez. II  29 gennaio 1999 n. 815  

 

Azienda

In tema di azienda, deve essere rimessa al Primo Presidente, per l'assegnazione alle sezioni unite della Corte, la seguente questione di massima di particolare importanza: "se l'azienda sia usucapibile come bene unitario, distinto dai singoli beni che la compongono". (Rimessione degli atti al Primo Presidente).

Cassazione civile sez. II  16 maggio 2013 n. 11902  

 

 

Comunione e condominio

Quando il regolamento di condominio non stabilisce la sede in cui debbono essere tenute le riunioni assembleari, l'amministratore ha il potere di scegliere la sede che, in rapporto alle contingenti esigenze del momento, gli appare più opportuna. Tuttavia, tale potere discrezionale incontra un duplice limite: anzitutto il limite territoriale, costituito dalla necessità di scegliere una sede entro i confini della città in cui sorge l'edificio in condominio; quindi, un secondo limite, costituito dalla necessità che il luogo di riunione sia idoneo, per ragioni fisiche e morali, a consentire la presenza di tutti i condomini e l'ordinato svolgimento delle discussione.

Corte appello Firenze sez. I  06 settembre 2005 n. 1249  

 

 

Farmacie

La natura atomistica dell'azienda per l'esercizio di una farmacia comporta che la stessa possa essere acquisita quale "universitas bonorum" per usucapione ventennale a norma dell'art. 1160 c.c.

Tribunale Monza  26 giugno 1998

 

La natura e la destinazione unitaria del complesso dei cespiti che compongono l'azienda farmaceutica, deducibile anche dal contenuto letterale degli art. 2555, 2556 c.c. e dall'art. 670 n. 1 c.p.c., spingono a qualificare quest'ultima come universalità di beni ai sensi dell'art. 816 c.c. e per conseguenza, ad individuare nell'art. 1160 c.c. la disciplina applicabile (possesso continuato per 20 anni) all'acquisto dell'azienda per usucapione.

Tribunale Monza  26 giugno 1998

 

 

Possesso.

È proponibile il reclamo contro un provvedimento possessorio pur in assenza della notificazione del provvedimento stesso ovvero qualora ne sia stata data mera comunicazione da parte della cancelleria, ovvero ancora in presenza di una notifica inidonea a far decorrere il termine per l'impugnazione (nella specie, effettuata alla parte personalmente e non al procuratore costituito).

Tribunale Palermo  11 marzo 1998

 

 



 
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