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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1161 codice civile: Usucapione dei beni mobili

In mancanza di titolo idoneo, la proprietà dei beni mobili (1) e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per dieci anni, qualora il possesso sia stato acquistato in buona fede.

Se il possessore è di mala fede, l’usucapione si compie con il decorso di venti anni.


Commento

Titolo: [v. 1143]; Proprietà: [v. 832]; Beni mobili: [v. 812]; Diritto reale di godimento: [v. Libro III, Titolo II]; Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII]; Buona fede: [v. 1147]; Malafede: [v. 1150].

 

(1) La norma viene applicata anche ai beni mobili soggetti a registrazione [v. 815], ma che non siano stati effettivamente registrati [v. 1162].

Cfr. art. 53, l. 31-5-1995, n. 218 (Diritto internazionale privato).


Giurisprudenza annotata

Usucapione

Qualora, all'atto dell'apertura di una successione per causa di morte, esista nel patrimonio del de cuius la titolarità di una quota di una società cooperativa edilizia, senza che l'appartamento sia stato ancora costruito, essa costituisce un bene mobile, come tale soggetto ad usucapione decennale da parte dell'erede, ai sensi dell'art. 1161 c.c., ove il possesso sia stato da quest'ultimo acquisito in buona fede.

Cassazione civile sez. II  23 gennaio 2008 n. 1464  

 

Ai fini dell'acquisto della proprietà per usucapione non occorre che nel possesso coesistano "animus possidendi" e "usucapiendi" essendo necessario e sufficiente solo il primo requisito.

Cassazione civile sez. II  21 dicembre 1988 n. 6989  

 

In tema di usucapione ventennale di beni immobili, le disposizioni del codice civile del 1865 (art. 2106, in relazione all'art. 686), le quali richiedono un possesso continuo, non interrotto, pacifico, pubblico, non equivoco e con l'animo di tenere la cosa come propria, non trovano sostanziale innovazione nel vigente codice civile, ove l'usucapione medesima postula un potere sulla cosa che si manifesti inequivocamente in attività corrispondente all'esercizio della proprietà, che sia accompagnato dall'animus possidendi, che non sia viziato da violenza o clandestinità, che si protragga con continuità e senza interruzione per l'indicato ventennio (art. 1140, 1158, 1163, 1167 c.c.).

Cassazione civile sez. II  09 febbraio 1985 n. 1069  

 

Ai fini dell'usucapione abbreviata decennale di un titolo nominativo azionario, a favore del possessore di buona fede, la mancanza di un titolo idoneo, presupposto dall'art. 1161 c.c., ricorre quando il negozio di trasferimento manchi o sia radicalmente nullo, ma l'acquirente lo ritenga per qualsiasi ragione esistente (titolo putativo).

Cassazione civile sez. I  06 aprile 1982 n. 2103  

 

Per la intima compenetrazione che sussiste tra esistenza formale del negozio traslativo e buona fede del possessore di un titolo di credito nominativo azionario, il possesso di buona fede, in quanto si risolve nella ignoranza di ledere l'altrui diritto, deve sussistere, ai fini dell'usucapione abbreviata decennale, sia in ordine alla idoneità del negozio traslativo apparente a trasferire il diritto cartolare, sia relativamente ai requisiti formali che sono necessari "ad legitimationem", onde, di regola, il titolo nominativo azionario deve essere inizialmente già posseduto con la doppia intestazione formale (sul titolo e sul registro dell'emittente) richiesta dall'art. 2022, comma 2, c.c.).

Cassazione civile sez. I  06 aprile 1982 n. 2103  

 

 

Demanio

Il mancato riconoscimento dell'interesse culturale di oggetti archeologici da parte dell'autorità, a mezzo di apposito atto di "notifica", non dimostra il carattere privato del bene, e la sua impossibilità di ascriverlo al patrimonio indisponibile dello Stato (e quindi la possibilità di apprensione o usucapione da parte di privati), essendo il requisito del carattere culturale insito negli stessi beni, per il loro appartenere alla categoria delle cose d'interesse archeologico.

Cassazione civile sez. I  10 febbraio 2006 n. 2995

 

L'esercizio di uno stabilimento balneare (art. 52 c. nav.) integra un'occupazione vietata del suolo demaniale marittimo anche nel caso in cui i beni mobili, mediante i quali viene svolta l'attività, siano rimossi durante le ore notturne.

Cassazione penale sez. III  01 dicembre 1986

 

Per la sussistenza del reato previsto dall'art. 54 c. nav. non è necessario che l'occupazione abbia durata ininterrotta nel corso della giornata.

Cassazione penale sez. III  01 dicembre 1986

 

 

Misure cautelari

In tema di sequestro preventivo, il "periculum in mora" previsto dall'art. 321 c.p.p. non può ritenersi sussistente nel caso in cui sia avvenuto il trasferimento del bene ai sensi dell'art. 1376 c.c.; infatti, nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento di una cosa determinata, la proprietà si acquista con il consenso delle parti; ed anche quando il contratto è affetto da un vizio del consenso quale quello previsto dall'art. 1427 c.c., il negozio giuridico produce i suoi effetti finché non venga annullato. L'avvenuto legittimo trasferimento della proprietà del bene fa venir meno il "periculum in mora" anche sotto il profilo dell'aggravamento o della protrazione delle conseguenze dannose del reato ascritto all'indagato anche in considerazione del profitto ormai realizzato da quest'ultimo.

Cassazione penale sez. II  17 aprile 2003 n. 25996  

 

Il "periculum in mora" che, ai sensi dell'art. 321 c.p.p., legittima il sequestro preventivo e consiste nella necessità di evitare che la libera disponibilità della cosa pertinente al reato possa provocare l'aggravarsi o il protrarsi delle conseguenze di esso deve essere attuale, con la conseguenza che, qualora, anche per fatti sopravvenuti, le esigenze di cautela vengano meno, deve farsi luogo alla revoca ex art. 321 comma 3 c.p.p. (Fattispecie relativa alla compravendita di autovettura in cui il primo venditore lamentava la commissione del reato di truffa a suo danno e in cui il terzo acquirente in buona fede non poteva essere considerato titolare a non domino, proprio a seguito dell'intervenuto trasferimento del bene attraverso una serie di passaggi formalmente corretti).

Cassazione penale sez. II  17 aprile 2003 n. 25996  

 

 

Procedimento civile

La domanda giudiziale, per esser correttamente interpretata, deve esser considerata non solo nella sua formulazione letterale, ma anche nel suo contenuto sostanziale, avendo riguardo alle finalità perseguite dalla parte, sì che un'istanza non espressa può ritenersi implicitamente formulata se in rapporto di connessione con il "petitum" e la "causa petendi", senza però estenderne l'ambito di riferimento. Pertanto la domanda di accertamento, in via principale, della proprietà di un bene a titolo derivativo involge, almeno virtualmente, la questione relativa all'acquisto del medesimo diritto per usucapione, con la conseguenza che il giudice che la accoglie a tale diverso titolo non incorre nel vizio di "ultrapetita".

Cassazione civile sez. II  18 dicembre 2000 n. 15907  

 



 
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