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Art. 1163 codice civile: Vizi del possesso

Il possesso acquistato in modo violento (1) o clandestino (2) non giova per l’usucapione se non dal momento in cui la violenza o la clandestinità è cessata.


Commento

Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII].

 

(1) Si intende per violenza la contrarietà alla volontà del possessore. Deve essere diretta all’acquisto del possesso.

 

(2) Col termine «clandestinità» si intende il modo di operare di colui che vuol tener nascosto all’interessato i propri atti.

 

Il possesso, per essere efficace ai fini dell’usucapione, deve essere pacifico e pubblico: non deve cioè essere acquistato con violenza fisica o morale ai danni del precedente possessore o detentore, e non deve essere esercitato clandestinamente, onde manifestare pubblicamente l’intenzione di assoggettare la cosa al proprio potere.

 


Giurisprudenza annotata

Usucapione

In tema usucapione, nell'indagine diretta a stabilire, alla stregua di ogni circostanza del caso concreto, se un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o altro diritto reale sia stata compiuta con l'altrui tolleranza e quindi sia inidonea all'acquisto del possesso, la lunga durata dell'attività medesima può integrare un elemento presuntivo nel senso dell'esclusione di detta situazione di tolleranza, qualora si verta in tema di rapporti non di parentela, ma di mera amicizia o buon vicinato, tenuto conto che nei secondi, di per sé labili e mutevoli, è più difficile il mantenimento di quella tolleranza per un lungo arco di tempo.

Tribunale Salerno sez. II  22 novembre 2014 n. 5530  

 

Ai fini dell'usucapione, il requisito della non clandestinità va riferito non agli espedienti che il possessore potrebbe attuare per apparire proprietario, ma al fatto che il possesso sia stato acquistato ed esercitato pubblicamente, cioè in modo visibile a tutti o almeno ad un'apprezzabile ed indistinta generalità di soggetti e non solo dal precedente possessore o da una limitata cerchia di persone che abbiano la possibilità di conoscere la situazione di fatto soltanto grazie al proprio particolare rapporto con quest'ultimo. (Nella specie, relativa alla pretesa usucapione di un lastrico solare a seguito della realizzazione di alcuni lucernari, la corte territoriale aveva rigettato la domanda in quanto il lastrico di copertura non era visibile dalla pubblica via e ad esso si accedeva attraverso una scala stretta e chiusa da una porticina molto nascosta, restando i lucernari - che, in ogni caso, occupavano solo una porzione del lastrico - celati alla vista da un muretto; la S.C., in applicazione del principio di cui alla massima, ha rigettato il ricorso). Rigetta, App. Napoli, 29/03/2006

Cassazione civile sez. II  23 luglio 2013 n. 17881  

 

Il requisito della non clandestinità, richiesto dall'art. 1163 c.c., va riferito non agli espedienti che il possessore potrebbe attuare per apparire proprietario, ma al fatto che il possesso sia stato acquistato ed esercitato pubblicamente, cioè in modo visibile e non occulto, così da palesare l'animo del possessore di voler assoggettare la cosa al proprio potere senza che sia necessaria l'effettiva conoscenza da parte del preteso danneggiato. Ai fini dell'accertamento della non clandestinità del possesso, è necessario che questo sia acquistato ed esercitato in modo visibile a tutti o almeno ad un'apprezzabile ed indistinta generalità di soggetti e non solo al precedente possessore o ad una limitata cerchia di persone che abbiano la possibilità di conoscere la situazione di gatto soltanto grazie al proprio particolare rapporto con il possessore.

Cassazione civile sez. II  23 luglio 2013 n. 17881  

 

A norma dell'art. 1163 c.c., il possesso è acquistato in modo violento — e, perciò, inutile ai fini dell'usucapione, se non dal momento in cui la violenza è cessata — qualora l'impossessamento sia avvenuto con l'esercizio di una violenza fisica o morale, sicché la legittimità del possesso può aversi anche se esso non abbia tratto origine da una consegna proveniente dal titolare del diritto. Ne consegue che, ove la P.A. abbia occupato sine titulo una particella di terreno al di fuori delle regole del procedimento ablatorio, ciò non implica che il possesso debba ritenersi solo per questo acquistato con violenza, così come va escluso che tale violenza possa identificarsi con la trasformazione del bene successivamente alla sua apprensione.

Cassazione civile sez. II  03 febbraio 2012 n. 1672  

 

Colui che agisce in giudizio per essere dichiarato proprietario di un bene, affermando di averlo usucapito, deve dare la prova di tutti gli elementi costitutivi della dedotta fattispecie acquisitiva: il "corpus", ossia l'attività corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà, l'animus rem sibi habendi, vale a dire la volontà del possessore di comportarsi e farsi considerare come proprietario della res e i requisiti del possesso necessari per l'usucapione, tra i quali anche la durate del possesso medesimo per il periodo prescritto dalla legge, tanto in applicazione della regola generale sull'onere probatorio fissata dall'art 2697 c.c. in base alla quale chi intende far valere un diritto in giudizio ha l'onere di provare i fatti costitutivi di esso.

Tribunale Salerno sez. II  13 settembre 2010 n. 2015  

 

 

Servitù

L'estensione di una servitù convenzionale e le modalità del suo esercizio devono essere desunte dal titolo, da interpretarsi con i criteri dettati dagli art. 1362 ss. c.c., non potendo assumere alcun rilievo il possesso, che è criterio idoneo per stabilire il contenuto soltanto delle servitù acquistate per usucapione. Tuttavia, ove la convenzione non consenta di dirimere i dubbi al riguardo, la servitù acquistata in base a titolo negoziale deve reputarsi costituita, ai sensi dell'art. 1065 c.c., in modo da soddisfare il bisogno del fondo dominante col minore aggravio del fondo servente. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, con motivazione immune da vizi giuridici e logici, aveva ricostruito l'esatta estensione della servitù di passaggio, costituita con atto notarile, in forza della sola interpretazione del negozio).

Cassazione civile sez. II  11 giugno 2010 n. 14088  

 

 

Possesso.

L'art. 1, comma 260, l. n. 296 del 2006 (secondo cui allo scopo di devolvere allo Stato i beni vacanti o derivanti da eredità giacenti, il Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'interno e il Ministro dell'economia e delle finanze, determina, con decreto da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per l'acquisizione dei dati e delle informazioni rilevanti per individuare i beni giacenti o vacanti nel territorio dello Stato. Al possesso esercitato sugli immobili vacanti o derivanti da eredità giacenti si applica la disposizione dell'art. 1163 c.c. sino a quando il terzo esercente attività corrispondente al diritto di proprietà o ad altro diritto reale non notifichi all'Agenzia del demanio di essere in possesso del bene vacante o derivante da eredità giacenti. Nella comunicazione inoltrata all'Agenzia del demanio gli immobili sui quali è esercitato il possesso corrispondente al diritto di proprietà o ad altro diritto reale devono essere identificati descrivendone la consistenza mediante la indicazione dei dati catastali) non esplica - senza che rilevi accertare se si è in presenza, o meno, di una norma avente carattere interpretativo - alcun effetto nei confronti di un acquisto, per usucapione, di un bene immobile vacante già perfezionatosi alla data della sua entrata in vigore per essersi il ventennio perfezionato anteriormente, ancorché - per ipotesi - la sentenza che ha dichiarato l'avvenuta usucapione sia intervenuta successivamente, atteso che la stessa ha carattere dichiarativo e non costituivo.

Cassazione civile sez. I  26 marzo 2010 n. 7278  



 
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