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Art. 1164 codice civile: Interversione del possesso

Chi ha il possesso corrispondente all’esercizio di un diritto reale su cosa altrui non può usucapire la proprietà della cosa stessa, se il titolo del suo possesso non è mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta contro il diritto del proprietario. Il tempo necessario per l’usucapione decorre dalla data in cui il titolo del possesso è stato mutato.


Commento

Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII]; Diritto reale: [v. Libro III, Titolo II]; Proprietà: [v. 832]; Titolo: [v. 1143].

 

Terzo: nel caso di specie, è il soggetto estraneo al rapporto dal quale è nato il diritto reale.

 

Opposizione: diretta contestazione del diritto del proprietario da parte del possessore.

 

La norma disciplina un’ipotesi particolare di interversione nel possesso, distinta dalla generale figura prevista dall’art. 1141, comma 2.

 

 


Giurisprudenza annotata

Usucapione

Ai fini dell'usucapione non è necessaria l'interversione di un possesso originariamente comune, essendo in tal caso sufficiente che la parte abbia posseduto per il tempo necessario, "animo domini", in modo esclusivo e incompatibile con la possibilità di fatto di un godimento comune. Conferma App. Napoli 7 settembre 2007

Cassazione civile sez. un.  05 marzo 2014 n. 5087  

 

In tema di interversione idonea a trasformare la detenzione in possesso, l'accertamento, in concreto, dei suoi estremi integra un'indagine di fatto, rimessa al giudice di merito, sicché nel giudizio di legittimità non può chiedersi alla Corte di cassazione di prendere direttamente in esame la condotta della parte, al fine di trarne elementi di convincimento, ma si può solo censurare, per omissione o difetto di motivazione, la decisione di merito che abbia del tutto trascurato o insufficientemente esaminato la questione di fatto della interversione.

Cassazione civile sez. II  19 dicembre 2011 n. 27521  

 

Il comproprietario che invochi l'acquisto per usucapione soltanto di una quota relativa ad un bene indiviso, lasciando impregiudicate le quote degli altri comproprietari, deve formulare in giudizio un'apposita e specifica domanda, posto che la pretesa, implicando anche la modifica del fatto costitutivo da una situazione di possesso esclusivo ad una condizione di compossesso, non può ritenersi compresa nell'iniziale domanda di usucapione di tutte le altre quote in quanto comportante una mera riduzione del petitum originario.

Cassazione civile sez. II  06 dicembre 2011 n. 26241  

 

In tema di comunione, il comproprietario che sia nel possesso del bene comune può, prima della divisione, usucapire la quota degli altri comunisti, senza necessità di interversione del titolo del possesso e, se già possiede animo proprio ed a titolo di comproprietà, è tenuto ad estendere tale possesso in temi di esclusività, a tal fine occorrendo che goda del bene in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziare in modo univoco la volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus, senza che possa considerarsi sufficiente che gli altri partecipanti si astengano dall'uso della cosa comune.

Cassazione civile sez. II  10 novembre 2011 n. 23539

 

 

Possesso.

La presunzione del possesso in colui che esercita un potere di fatto, a norma dell'art. 1141 c.c., non opera quando la relazione con il bene non consegua ad un atto volontario d'apprensione, ma derivi da un iniziale atto o fatto del proprietario-possessore. In tal caso, per la trasformazione della detenzione in possesso occorre un mutamento del titolo che non può aver luogo mediante un mero atto di volizione interna, ma deve risultare dal compimento di idonee attività materiali di specifica opposizione al proprietario-possessore, quale, ad esempio, l'arbitrario rifiuto della restituzione del bene; non sono, pertanto, sufficienti atti corrispondenti all'esercizio del possesso, che di per sé denunciano unicamente un abuso della situazione di vantaggio determinata dalla materiale disponibilità del bene.

Cassazione civile sez. VI  04 luglio 2011 n. 14593  

 

L'art. 1141 del c.c. non consente al detentore di trasformarsi in possessore mediante una sua interna determinazione di volontà, ma richiede, per il mutamento del titolo, o l'intervento di "una causa proveniente da un terzo", per tale dovendosi intendere qualsiasi atto di trasferimento del diritto idoneo a legittimare il possesso, indipendentemente dalla perfezione, validità, efficacia dell'atto medesimo, compresa l'ipotesi di acquisto da parte del titolare solo apparente, oppure l'opposizione del detentore contro il possessore, opposizione che può aver luogo sia giudizialmente che extragiudizialmente e che consiste nel rendere noto al possessore, in termini inequivoci e contestando il di lui diritto, l'intenzione di tenere la cosa come propria. Lo stabilire se, in conseguenza di un atto negoziale, ancorché invalido, al detentore di un immobile sia stato da un terzo trasferito il possesso del bene, costituisce un'indagine di fatto, riservata al giudice di merito, i cui apprezzamenti e valutazioni sono sindacabili in sede di legittimità soltanto per illogicità o inadeguatezza della motivazione.

Cassazione civile sez. II  08 marzo 2011 n. 5419  

 

 

Usufrutto

Il diritto di usufrutto perpetuo su beni immobili costituito prima dell'entrata in vigore del codice civile del 1942 non è più previsto dall'ordinamento vigente, in base al quale l'usufrutto costituito a favore di una persona giuridica non può durare più di trenta anni (art. 979, comma 2, c.c.). Per effetto dell'art. 252 disp. att. c.c., deve ritenersi che la posizione di chi fosse titolare di usufrutto perpetuo si sia trasformata, all'entrata in vigore del codice civile, in quella di titolare di un diritto di usufrutto temporaneo della durata di trenta anni. Nei rapporti con il proprietario, l'usufruttuario è mero detentore del bene, cosicché ai fini dell'eventuale acquisto per usucapione occorre accertare una interversione del possesso, la quale non può consistere in un atto di semplice volizione interna, ma deve esteriorizzarsi in modo da rendere inequivocabile e riconoscibile che il detentore, possessore in nome d'altri, ha iniziato a possedere in nome proprio. (Cassa App. Trento 29 dicembre 2004 n. 437 e decide nel merito).

Cassazione civile sez. II  12 maggio 2011 n. 10453  

 



 
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