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Art. 1167 codice civile: Interruzione dell’usucapione per perdita di possesso

L’usucapione è interrotta quando il possessore è stato privato del possesso per oltre un anno.

L’interruzione si ha come non avvenuta se è stata proposta l’azione diretta a ricuperare il possesso e questo è stato ricuperato.


Commento

Possessore: [v. Libro III, Titolo VIII]; Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII].

 

La norma disciplina la cd. interruzione naturale. Tale fenomeno si verifica quando chi possiede un bene venga privato effettivamente del possesso del medesimo, in forza del fatto di un terzo o di un evento naturale.

La privazione del possesso non comporta automaticamente l’interruzione del termine di usucapione se entro l’anno dalla perdita  sia stata proposta azione per recuperarlo e lo si recuperi effettivamente.

 


Giurisprudenza annotata

Usucapione

Nel giudizio promosso dal possessore nei confronti del proprietario per far accertare l'intervenuto acquisto della proprietà per usucapione, l'atto di disposizione del diritto dominicale da parte del proprietario in favore di terzi, anche se conosciuto dal possessore, non esercita alcuna incidenza sulla situazione di fatto utile ai fini dell'usucapione, rappresentando, rispetto al possessore, "res inter alios acta", ininfluente sulla prosecuzione dell'esercizio della signoria di fatto sul bene, non impedito materialmente, né contestato in modo idoneo. Rigetta, App. Catania, 18/08/2007

Cassazione civile sez. II  20 agosto 2014 n. 18095  

 

Gli atti di diffida e di messa in mora sono idonei ad interrompere la prescrizione dei diritti di obbligazione, ma non anche il termine utile per usucapire, potendosi esercitare il relativo possesso anche in aperto e dichiarato contrasto con la volontà del titolare del diritto reale, cosicché è consentito attribuire efficacia interruttiva del possesso solo ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, oppure ad atti giudiziali diretti ad ottenere "ope iudicis" la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapente, come la notifica dell'atto di citazione con il quale venga richiesta la materiale consegna di tutti i beni immobili in ordine ai quali si vanti un diritto dominicale.

Cassazione civile sez. II  06 maggio 2014 n. 9682  

 

Una corretta esegesi dell’istituto dell’usucapione, così come disciplinato dal combinato disposto degli art.1158 - 1167 del c.c., deve indurre a ritenere inammissibile l’usucapione di ciò che venga concesso gratuitamente in uso, dal legittimo proprietario, essendo la detenzione - quale quella che consegue ad un comodato gratuito - fattispecie distinta dalla “possessio ad usucapionem”.

Tribunale Brindisi  12 aprile 2013

 

Ai fini dell'interruzione dell'usucapione occorre fare riferimento ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, oppure ad atti giudiziali diretti a ottenere "ope iudicis" la privazione del possesso nei confronti del possessore. Il rinvio dell'art. 1165 c.c. all'art. 2943 c.c. - infatti - determina la tassatività degli atti interruttivi del possesso, con la conseguenza che non è consentito attribuire efficacia interruttiva ad atti diversi da quelli suddetti, stabiliti dalla legge.

Cassazione civile sez. II  11 aprile 2013 n. 8907  

 

Non può attribuirsi efficacia interruttiva di usucapione ad un atto di citazione non depositato. La domanda giudiziale, per essere idonea ad interrompere il possesso "ad usucapionem", deve essere diretta al recupero del possesso e validamente proposta sotto il profilo della tempestività. La mancata iscrizione a ruolo della causa vale attribuisce all'atto di citazione notificato il valore di mera diffida e/o messa in mora, non sufficiente a provocare un'interruzione del termine utile ad usucapire potendo il possesso essere esercitato anche in contrasto con la volontà del titolare diritto reale.

Tribunale Arezzo  16 settembre 2011

 

In tema di usucapione, poiché, con il rinvio fatto dall'art. 1165 c.c. all'art 2943 c.c., risultano tassativamente elencati gli atti interruttivi del possesso, non è consentito attribuire efficacia interruttiva ad atti diversi da quelli stabiliti dalla legge, con la conseguenza che non può riconoscersi tale efficacia se non ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, ovvero ad atti giudiziali diretti ad ottenere ope iudicis la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapiente (Nella specie, la Corte ha cassato la sentenza di merito che non aveva riconosciuto efficacia interruttiva del possesso, rilevante ai fini dell'usucapione, all'atto introduttivo di un giudizio avente ad oggetto l'accertamento del diritto di proprietà sull'intero appezzamento di terreno su cui insisteva il fabbricato in contesa).

Cassazione civile sez. II  25 luglio 2011 n. 16234  

 

Gli atti di diffida e di messa in mora sono idonei ad interrompere la prescrizione dei diritti di obbligazione, ma non anche il termine per usucapire, potendosi esercitare il possesso anche in aperto e dichiarato contrasto con la volontà del titolare del diritto reale.

Cassazione civile sez. II  11 luglio 2011 n. 15199  

 

In tema di usucapione, il rinvio dell'articolo 1165 c.c. alle norme sulla prescrizione in generale e, in particolare, a quelle relative alle cause di sospensione ed interruzione, incontra il limite della compatibilità di queste con la natura stessa dell'usucapione, con la conseguenza che non è consentito attribuire efficacia interruttiva del possesso se non ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa oppure ad atti giudiziali diretti ad ottenere, ope iudicis, la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapente. Ne consegue che non può riconoscersi l'anzidetta efficacia interruttiva alla domanda di rendiconto, il cui eventuale accoglimento è compatibile con il protrarsi del possesso dei beni oggetto della domanda di usucapione da parte del possessore stesso.

Cassazione civile sez. II  23 dicembre 2010 n. 26018  

 

In tema di usucapione, può attribuirsi valenza interruttiva del possesso ad un atto che comporti, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, oppure ad un atto giudiziale diretto ad ottenere "ope iudicis" la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapente (nel caso di specie, la Corte ha escluso tale valenza per la denuncia di violazione dell'art. 637 c.p. -ingresso abusivo sul fondo altrui- proveniente dagli stessi possessori e non dai proprietari, significativa semmai della volontà di non voler subire turbative del loro possesso, atto che, per altro verso, non può neppure essere configurato come riconoscimento, da parte del possessore, del diritto del proprietario).

Cassazione civile sez. II  05 novembre 2010 n. 22599  

 

In tema di usucapione, il rinvio dell'art. 1165 c.c. alle norme sulla prescrizione in generale e, in particolare, a quelle dettate in tema di sospensione ed interruzione, incontra il limite della compatibilità di queste con la natura stessa dell'usucapione, con la conseguenza che non è consentito attribuire efficacia interruttiva del possesso se non ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, oppure ad atti giudiziali siccome diretti ad ottenere, ope iudicis, la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapente, con la conseguenza che, mentre può legittimamente ritenersi (come nel caso di specie) atto interruttivo del termine della prescrizione acquisitiva la notifica dell'atto di citazione con il quale venga richiesta la materiale consegna di tutti i beni immobili dei quali si vanti un diritto dominicale (nella specie, perché assegnati in proprietà esclusiva con sentenza passata in giudicato per effetto di divisione in lotti di un compendio ereditario), atti interruttivi non risultano, per converso, nè la diffida nè la messa in mora, potendosi esercitare il possesso anche in aperto contrasto con la volontà del titolare del corrispondente diritto reale.

Cassazione civile sez. II  19 giugno 2003 n. 9845  

 



 
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