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Art. 1168 codice civile: Azione di reintegrazione

Chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso può, entro l’anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l’autore di esso la reintegrazione del possesso medesimo.

L’azione è concessa altresì a chi ha la detenzione della cosa, tranne il caso che l’abbia per ragioni di servizio o di ospitalità (1).

Se lo spoglio è clandestino, il termine per chiedere la reintegrazione decorre dal giorno della scoperta dello spoglio.

La reintegrazione deve ordinarsi dal giudice sulla semplice notorietà del fatto, senza dilazione (2).


Commento

Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII]; Detenzione: [v. 1140].

 

Azione di reintegrazione: azione con cui il possessore, spogliato del possesso, chiede di essere reintegrato in esso.

 

Spoglio: è la privazione, totale o parziale, del possesso o della detenzione, realizzata con violenza o clandestinità, compiuta nella consapevolezza di agire contro la volontà del possessore.

 

Reintegrazione: reimmissione, riacquisto del possesso.

 

Dilazione: proroga (differimento nel tempo).

 

(1) Le ragioni di servizio vanno ristrette alle sole mansioni domestiche; le ragioni di ospitalità vanno invece intese come l’accoglienza gratuita e temporanea di amici e parenti.

 

(2) Cfr. Corte cost., sent. 3-2-1992, n. 25, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 705, c. 1, c.p.c. nella parte in cui subordina la proposizione del giudizio petitorio alla definizione della controversia possessoria o all’esecuzione della decisione nel caso che ne derivi o possa derivarne un pregiudizio irreparabile al convenuto.

 

La norma disciplina l’azione di reintegrazione (detta anche di spoglio); tale azione (esercitabile anche da parte del detentore) tutela il possessore che venga privato in tutto o in parte del possesso della cosa, disponendo la reintegrazione, ovvero il ripristino della situazione possessoria lesa. Essa, dunque, assolve ad una funzione recuperatoria. L’azione di reintegrazione è ammessa anche nel caso di spoglio non violento o non occulto.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

In tema di azioni possessorie ex art. 1168, 1169 e 1170 c.c., nell'ipotesi in cui la turbativa (o lo spoglio) sia riferibile a più atti successivi, il termine decorre dal primo di essi, quando lo stesso presenti, da solo, l'idoneità necessaria a concretare la turbativa e gli atti successivi siano ad esso collegati o connessi in modo tale da costituire prosecuzione e progressione della medesima attività (cfr. "ex multis", Cass. 4 agosto 1990 n. 7865).

Tribunale Catanzaro sez. II  23 novembre 2014

 

 

Possesso.

Il soggetto leso che invochi la tutela possessoria, ove intenda ottenere la condanna dell'autore dello spoglio o della turbativa anche al risarcimento dei danni, deve necessariamente richiedere al giudice, nel termine previsto dall'art. 703, quarto comma, cod. proc. civ., la fissazione dell'udienza per la prosecuzione del giudizio di merito, ovvero proporre un autonomo giudizio, in quanto le questioni inerenti le pretese risarcitorie possono essere esaminate solo nel giudizio di cognizione piena. Ne consegue che, qualora il giudice adito con azione possessoria, esaurita la fase a cognizione sommaria, non si limiti a pronunciare sulla domanda di reintegrazione o di manutenzione, ma, travalicando i limiti del contenuto del provvedimento interdittale, decida altresì sulla domanda accessoria di risarcimento danni, il provvedimento adottato, anche se emesso nella forma dell'ordinanza, va qualificato come sentenza e, come tale, è impugnabile con appello. Cassa con rinvio, App. Napoli, 16/03/2011

Cassazione civile sez. II  30 settembre 2014 n. 20635  

 

La convivenza more uxorio, quale formazione sociale che dà vita ad un consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su un interesse proprio del convivente e diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità. Tale interesse assume i connotati tipici di una detenzione qualificata che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Pertanto l'estromissione violenta o clandestina dall'unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario ai danni del convivente non proprietario, legittima quest'ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l'azione di spoglio.

Cassazione civile sez. II  15 settembre 2014 n. 19423  

 

Il conduttore che mantenga la disponibilità dell'immobile dopo la cessazione di efficacia del contratto di locazione è legittimato a ricorrere alla tutela possessoria ex art. 1168, secondo comma, cod. civ., in quanto detentore qualificato, ancorché inadempiente all'obbligo di restituzione agli effetti dell'art. 1591 cod. civ. Cassa e decide nel merito, App. Brescia, 14/09/2007

Cassazione civile sez. II  01 settembre 2014 n. 18486  

 

Dopo la scadenza del contratto di locazione, il ricorso del locatore alla tutela giurisdizionale esecutiva costituisce l'unico modo per ottenere la disponibilità dell'immobile, con la conseguenza che l'intervento finalizzato ad interrompere il rapporto tra il conduttore e la res, con azioni violente o clandestine, integra attività di spoglio.

Cassazione civile sez. II  01 settembre 2014 n. 18486  

 

In caso di spoglio perpetrato da un condomino, che si impossessi del bene condominiale trasformandone l'uso "uti condominus" in uso "uti dominus", l'"animus spoliandi" non è escluso dalla mancata utilizzazione della cosa comune da parte degli altri condomini, questa essendo una manifestazione delle facoltà comprese nel diritto di proprietà e nel relativo possesso. Rigetta, App. Bari, 19/06/2008

Cassazione civile sez. II  26 agosto 2014 n. 18281  

 

In tema di azioni possessorie, configura spoglio la chiusura del cancello di accesso al fondo mediante apposizione di un lucchetto da parte del detentore, in quanto tale condotta, se non accompagnata dalla consegna di copia delle chiavi al possessore, si qualifica come privazione dell'altrui possesso e, nel contempo, come inequivoco atto d'interversione. Rigetta, App. Roma, 06/06/2007

Cassazione civile sez. II  30 giugno 2014 n. 14819  

 

Non si ha mutamento della domanda, né vizio di ultrapetizione, quando, chiestasi la reintegrazione nel possesso esclusivo dell'immobile, la reintegra venga poi chiesta od accordata all'attore per essere, anziché possessore esclusivo, semplicemente compossessore, in quanto il fatto costitutivo dell'azione resta il possesso, mutando solo il profilo giuridico dell'azione, ed in quanto non può ritenersi inibito al giudice, nel sovrano apprezzamento delle prove, di scorgere, anziché una situazione di possesso solitario, una convergenza di poteri di fatto che si traducono sostanzialmente in possesso. Rigetta, App. Catania, 03/03/2008

Cassazione civile sez. II  12 giugno 2014 n. 13415  

 

Il procedimento possessorio anche dopo la novella di cui alla l. n. 353 del 1990 resta caratterizzato da una duplice fase, la prima, di natura sommaria, limitata all'emanazione dei provvedimenti immediati, la seconda, a cognizione piena, avente a oggetto il merito della pretesa possessoria, e da concludersi con sentenza soggetta alle impugnazioni ordinarie. Peraltro, nel caso in cui il giudice adito concluda il procedimento possessorio con ordinanza - provvedendo anche al relativo regolamento delle spese processuali - senza procedere alla fissazione dell'udienza di prosecuzione del giudizio di merito, il provvedimento ha natura sostanziale di sentenza ed è impugnabile con l'appello.

Cassazione civile sez. II  03 giugno 2014 n. 12416  

 

 

Locazione

Cessati gli effetti del contratto di locazione per effetto di una sentenza passata in cosa giudicata all'ex conduttore (rimasto nel godimento dell'immobile) non può essere riconosciuta né la qualità di possessore, né quella di detentore qualificato, bensì quella (e soltanto quella) di occupante abusivo, come tale sfornito di qualsivoglia tutela, interinale o meno da parte dell'ordinamento.

Cassazione civile sez. III  13 giugno 2014 n. 13542  

 



 
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