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Art. 1169 codice civile: Reintegrazione contro l’acquirente consapevole dello spoglio

La reintegrazione si può domandare anche contro chi è nel possesso in virtù di un acquisto (1) a titolo particolare, fatto con la conoscenza dell’avvenuto spoglio.


Commento

Acquisto a titolo particolare: acquisto di una determinata posizione giuridica soggettiva.

 

(1) Si tratta di un soggetto diverso dall’autore dello spoglio, ma che di tale spoglio abbia conoscenza [v. 1168].


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

In tema di azioni possessorie ex art. 1168, 1169 e 1170 c.c., nell'ipotesi in cui la turbativa (o lo spoglio) sia riferibile a più atti successivi, il termine decorre dal primo di essi, quando lo stesso presenti, da solo, l'idoneità necessaria a concretare la turbativa e gli atti successivi siano ad esso collegati o connessi in modo tale da costituire prosecuzione e progressione della medesima attività (cfr. "ex multis", Cass. 4 agosto 1990 n. 7865).

Tribunale Catanzaro sez. II  23 novembre 2014

 

 

Possesso.

Il compossessore può esercitare nei confronti dei terzi l'azione di reintegrazione e l'azione di manutenzione quale che sia la sua quota di partecipazione.

Cassazione civile sez. II  22 novembre 2012 n. 20704

 

In tema di azioni possessorie, la regola indicata dall'art. 1169 c.c. è da intendersi dettata per il caso in cui la successione nel possesso a titolo particolare nei confronti dell'autore dello spoglio avvenga prima che contro costui sia proposta la domanda di reintegrazione nel possesso. Allorquando, invece, la successione nel possesso a titolo particolare avvenga dopo la proposizione della domanda di reintegrazione nei confronti dell'autore dello spoglio, non rileva la situazione soggettiva da parte dell'avente causa, perché, a protezione dell'attore e a garanzia dell'effettività della tutela giurisdizionale, opera la norma di cui all'art. 111 c.p.c. e in particolare quella di cui al comma 4, secondo cui la sentenza ha effetto anche nei confronti dell'avente causa.

Cassazione civile sez. III  27 luglio 2012 n. 13377  

 

In tema di azioni possessorie, agli effetti dell'art. 1169 c.c., secondo cui la reintegrazione si può domandare anche contro chi è nel possesso in virtù di un acquisto a titolo particolare, fatto con la conoscenza dell'avvenuto spoglio, la nozione di possesso va assunta, in senso lato, come comprensiva della detenzione della res in base ad un contratto stipulato con lo spoliator: ne consegue che l'azione di reintegrazione, per la sua natura reale e per il suo carattere recuperatorio, può essere proposta anche contro colui che abbia acquistato la detenzione in virtù di un rapporto giuridico e nella consapevolezza dello spoglio. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva riconosciuto passivamente legittimata, rispetto all'azione di reintegrazione, la conduttrice, la quale si era giovata del denunciato spoglio, giacché riammessa nella detenzione dello stesso immobile da cui era stata in precedenza estromessa a seguito di procedura di sfratto per morosità)

Cassazione civile sez. II  20 marzo 2012 n. 4448  

 

Il c.d. "animus spoliandi" ricorre tutte le volte in cui la condotta costituente oggettivamente spoglio viene posta in essere con coscienza e volontà, contro la volontà espressa o presunta del possessore (incombendo all'autore dello spoglio l'onere di provare l'esistenza di un consenso alla modifica o alla privazione del possesso), a prescindere dalla convinzione di agire secondo diritto o con l'ignoranza di ledere il diritto altrui.

Tribunale Modena sez. II  12 novembre 2010 n. 1677  

 

Le azioni possessorie di cui agli art. 1168, 1169 e 1170 c.c., in quanto destinate ad assicurare la tutela immediata contro una privazione violenta o clandestina, ovvero contro la menomazione dell'esercizio di fatto del potere sulla cosa, espresso in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale, non richiedono che la situazione di fatto di cui si chiede la tutela presenti i requisiti del possesso utile a usucapire. In tal senso sono, pertanto, irrilevanti la frequenza e le modalità di esercizio del possesso, in quanto unicamente richiesto che il medesimo abbia i caratteri esteriori della proprietà o di altro diritto reale. Nella specie, accertato lo spoglio violento e l' "animus spoliandi", è, dunque, del tutto irrilevante il titolo di acquisto dei beni in relazione ai quali si chiede la tutela possessoria.

Tribunale Potenza  12 gennaio 2010 n. 26  

 

L’azione possessoria possa essere promossa contro lo “spoliator” che abbia alienato la cosa a titolo particolare: lo conferma la stessa previsione dell’art. 1169 c.c. che, nel consentire che la reintegrazione possa essere domandata “anche contro chi è nel possesso in virtù di acquisto a titolo particolare, fatto con la conoscenza dell’avvenuto spoglio”, non esclude evidentemente la possibilità di convenire in giudizio anche lo “spoliator”. Deve comunque essere convenuto in giudizio anche l’avente causa dello “spoliator”, senza di che la reintegrazione o la manutenzione del possesso non potrebbe materialmente conseguirsi e la pronuncia risulterebbe “inutiliter data”, salvo che il trasferimento del bene da parte dello “spoliator” avvenga in pendenza di giudizio possessorio, nel qual caso la sentenza è comunque idonea ad esplicare effetti nei confronti del successore a titolo particolare, ex art. 111, comma 4 c.p.c.

Tribunale Arezzo  05 maggio 2008

 

In tema di azione di reintegrazione, l'art. 1169 c.c. non è applicabile al di fuori della fattispecie ivi prevista del trasferimento del possesso e non anche della detenzione. Ne discende che l'ordinanza interdittale - ottenuta contro lo "spoliator" originario - potrà essere eseguita anche verso il terzo che acquista la detenzione del bene (ad esempio, a seguito di un contratto di locazione), indipendentemente dalla conoscenza, da parte sua, dell'avvenuta lesione.

Tribunale Catania sez. III  28 febbraio 2008

 

La regola dettata dall'art. 1169 c.c. è da intendere dettata per il caso in cui la successione nel possesso a titolo particolare nei confronti dell'autore dello spoglio avvenga prima che contro costui sia proposta la domanda di reintegrazione nel possesso e comporta che tale domanda possa essere proposta nei confronti dell'acquirente a titolo particolare se egli ha fatto l'acquisto con la consapevolezza dell'avvenuto spoglio. Allorquando, invece, la successione nel possesso a titolo particolare avvenga dopo la proposizione della domanda di reintegrazione nei confronti dell'autore dello spoglio, a protezione dell'attore ed a garanzia dell'effettività della tutela giurisdizionale opera la norma di cui all'art. 111 c.p.c. ed in particolare quella di cui al comma 4, secondo cui la sentenza ha effetto anche nei confronti dell'avente causa, senza peraltro che possa venire in rilievo la clausola di salvezza degli effetti della trascrizione prevista da detta norma, tenuto conto che, non essendo trascrivibile la domanda di reintegrazione, resta irrilevante la trascrizione del titolo d'acquisto. Ne consegue che la sentenza pronunciata nei confronti del dante causa è titolo eseguibile nei confronti dell'acquirente.

Cassazione civile sez. III  31 maggio 2005 n. 11583  

 

 

Usucapione

Il comportamento della parte che, assoggettata all'esecuzione sulla base di un titolo giudiziale dispositivo della reintegrazione nel possesso formatosi nei confronti del suo dante causa in un giudizio pendente al momento dell'acquisto, proponga opposizione e deduca di avere acquisito il bene per effetto di usucapione decennale ex art. 1059 c.c., non può essere considerato ammissivo della consapevolezza che il dante causa non era proprietario dell'immobile, sia perché la fattispecie di usucapione prevista da detta norma presuppone che l'acquisto sia fatto in buona fede, sia perché non ogni possesso che non corrisponda ad un effettivo diritto deriva da uno spoglio. (Principio affermato dalla S.C. in fattispecie in cui il giudice di merito aveva escluso che fosse superabile il divieto di cui all'art. 705 c.p.c. e, quindi, non aveva esaminato il motivo di opposizione fondato sull'usucapione, ma ne aveva tratto l'argomento censurato dalla Corte).

Cassazione civile sez. III  31 maggio 2005 n. 11583  



 
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