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Art. 1172 codice civile: Denunzia di danno temuto

Il proprietario, il titolare di altro diritto reale di godimento o il possessore, il quale ha ragione di temere che da qualsiasi edificio, albero o altra cosa sovrasti pericolo di un danno grave e prossimo alla cosa che forma l’oggetto del suo diritto o del suo possesso, può denunziare il fatto all’autorità giudiziaria e ottenere, secondo le circostanze, che si provveda per ovviare al pericolo (1) (2).

L’autorità giudiziaria, qualora ne sia il caso, dispone idonea garanzia per i danni eventuali (3).


Commento

Diritto reale di godimento: [v. Libro III, Titolo II]; Possessore: [v. Libro III, Titolo VIII]; Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII]; Autorità giudiziaria: [v. 1151].

 

(1) Tale azione è esercitabile sulla base del pericolo di un danno futuro scaturente da una situazione pericolosa connessa ad un edificio, un albero od un’altra cosa inanimata purché il danno minacciato sia grave (tale cioè da danneggiare notevolmente la cosa in pericolo) e prossimo (possa, cioè, verificarsi da un momento all’altro).

 

(2) Non sono previsti in tal caso termini di decadenza (a differenza di quanto dispone l’art. 11711).

 

(3) V. nota (2) sub art. 1171.

 

L’azione di denunzia di danno temuto è esercitabile quando, dall’inosservanza di un obbligo che si aveva il dovere di osservare (quindi da un comportamento omissivo), avente ad oggetto la rimozione di una situazione pericolosa per il bene oggetto del diritto reale o del possesso altrui, possa scaturire un danno grave. In tal caso, il denunziante potrà ottenere dal giudice i provvedimenti idonei alla rimozione della situazione pericolosa; in tal senso il giudice ha poteri più ampi di quanti non disponga in forza dell’art. 1171. Mentre in quel caso, infatti, egli non può ordinare la demolizione delle opere (peraltro in corso di realizzazione) se non per le parti realizzate dopo l’ordinanza di sospensione dei lavori, nel caso in esame può ordinare la demolizione di quanto rechi pericolo alla cosa sulla quale il denunziante vanti il diritto od eserciti il possesso.


Giurisprudenza annotata

Nuova opera e danno temuto

Il presupposto per l’accoglimento del ricorso per denunzia di danno temuto è la sussistenza di un pericolo di danno grave e prossimo alla cosa che formi oggetto del diritto del denunziante, da intendersi alla stregua di attuale ed incombente attitudine ad arrecare un pregiudizio di rimarchevole consistenza al bene in proprietà o possesso del denunciante (Nella specie, accertata l’assenza di particolari criticità o segni evidenti di stabilità precaria delle piante, quali cavità dei tronchi, deviazioni pericolose della verticalità degli stessi, fessure nel terreno al piede delle piante o altri segnali evidenzianti un movimento incipiente, con conseguente assenza di un pericolo di danno grave e prossimo, legato alla stabilità degli alberi lamentato dai ricorrenti, il Trib. ha respinto il ricorso ex art. 1172 c.c.).

Tribunale Monza  18 dicembre 2013

 

Un procedimento per denuncia di nuova opera o di danno temuto ed il successivo procedimento di merito non costituiscono fasi distinte di un unico processo, ma due processi formalmente autonomi, sicché il provvedimento sospensivo, quale misura meramente temporanea e provvisoria, è destinato a ceder il passo al definitivo accertamento, da espletarsi nel successivo giudizio di merito, a cognizione piena, circa la fondatezza delle opposizioni al proseguimento dell'opera. D'altro canto, le azioni di nunciazione di cui agli artt. 1171 e 1172 c.c., sono preordinate a difesa sia della proprietà o di altro diritto reale, sia del semplice possesso, e l'ordinario giudizio di merito, successivo alla fase preliminare o cautelare, ha natura petitoria o possessoria a seconda che la domanda, alla stregua delle ragioni poste a fondamento di essa e delle specifiche conclusioni, risulti volta a perseguire la tutela della proprietà o del possesso. Ne consegue che la qualificazione di azione di nunciazione, comprendendo entrambe le fasi del giudizio, impone che, esaurita quella cautelare, quella a cognizione ordinaria abbia poi ad oggetto un accertamento, alternativamente, relativo alla proprietà o al possesso.

Corte appello Bari sez. III  07 agosto 2012 n. 904  

 

Nel procedimento di denuncia di danno temuto, ancorché, ai fini dell'attribuzione delle spese di consulenza sostenute nella fase cautelare, possa venire in rilievo la mancanza dei requisiti richiesti dalla legge per la proponibilità della denuncia, rientra tuttavia nel potere discrezionale del giudice del successivo giudizio di merito, in considerazione dell'esito finale della lite favorevole al denunciante, porre le spese del giudizio, comprese quelle di c.t.u., affrontate nella fase cautelare, a carico del convenuto.

Cassazione civile sez. II  27 ottobre 2011 n. 22436

 

Qualora l'azione nunciatoria non abbia ad oggetto la richiesta di demolizione di un'opera, bensì il ripristino dello stato dei luoghi, la domanda può essere interpretata come richiesta di risarcimento del danno in forma specifica e, pertanto, quando essa sia avanzata contro l'autore del fatto dannoso, non si verifica un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra lo stesso ed il proprietario o comproprietario del fondo sul quale l'opera illegittima è stata eseguita.

Cassazione civile sez. III  17 marzo 2010 n. 6480  

 

Le azioni di nunciazione di cui agli art. 1171 c.c. e 1172 c.c. sono preordinate a difesa sia della proprietà o di altro diritto reale, sia del semplice possesso, e l'ordinario giudizio di merito, successivo alla fase preliminare o cautelare, ha natura petitoria o possessoria a seconda che la domanda, alla stregua delle ragioni poste a fondamento di essa e delle specifiche conclusioni, risulti volta a perseguire la tutela della proprietà o del possesso.

Tribunale Teramo  16 marzo 2010 n. 110  

 

 

Titoli di credito

Sulla banca grava un obbligo professionale di protezione, persistente, specifico e volontariamente assunto dalla medesima, operante nei confronti di tutti i soggetti interessati al buon fine della sottostante operazione, di far sì che il titolo stesso sia introdotto nel circuito di pagamento bancario in conformità alle regole che ne presidiano la circolazione e l'incasso. La responsabilità della banca negoziatrice per violazione di tale obbligo presenta natura contrattuale: questa tipologia di responsabilità, infatti può discendere dalla violazione di doveri nascenti da situazioni non già di contratto bensì di semplice contatto sociale. Con particolare rigore deve essere valutato il rispetto - da parte dell'operatore bancario - di quelle regole di attenzione e scrupolosità che devono essere osservate al momento in cui viene eseguito l'incasso di un assegno non trasferibile.

Tribunale Milano  11 novembre 2010

 

 

Cassazione

Nel ricorso per cassazione, il vizio della violazione e falsa applicazione della legge di cui all'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. - giusta disposto di cui all'art. 366, comma 1, n. 4, c.p.c - deve essere, a pena d'inammissibilità, dedotto mediante la specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che motivatamente si assumano in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l'interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina, non risultando altrimenti consentito alla S.C. di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il fondamento della denunciata violazione. In particolare nella formulazione del motivo è necessario enunciare - preliminarmente all'enunciazione delle ragioni che evidenziano nella motivazione della sentenza impugnata ciascun delle norme cui fa riferimento la intestazione del motivo - l'indicazione della intentio argomentativa della violazione di ciascuna. È inammissibile, quindi, il motivo di ricorso qualora in nessuna parte della esposizione si faccia questa enunciazione preliminare per cui resta completamente affidato al lettore di individuare - con inevitabile soggettivismo e rischio di fraintendimenti e con inammissibile supplenza dell'onere che caratterizza la posizione del ricorrente in cassazione nella denuncia del vizio di violazione di legge - la violazione delle norme indicate nella intestazione del motivo perché inosservate dalla sentenza impugnata. (Nella specie, ha osservato la S.C. in nessuna parte dell'esposizione del motivo si coglie quando si denuncia il vizio di violazione e falsa applicazione degli art. 1171 e 1172 c.c., quando si denuncia la violazione degli art. 1655 e ss. c.c. e quanto si denuncia quella degli art. 2943 e ss. c.c., né si coglie alcuna affermazione intesa a preannunciare che tali norme sarebbero state violate in combinato disposto tra loro).

Cassazione civile sez. III  09 marzo 2012 n. 3721  



 
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