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Art. 1174 codice civile: Carattere patrimoniale della prestazione

La prestazione che forma oggetto dell’obbligazione deve essere suscettibile di valutazione economica e deve corrispondere a un interesse, anche non patrimoniale, del creditore.


Giurisprudenza annotata

Pubblica amministrazione

La patrimonialità della prestazione, non si ha soltanto se la prestazione presenta un intrinseco valore patrimoniale, ma anche quando lo riceva di riflesso dalla natura della controprestazione, sicché ove sia pattuito un compenso monetario per una certa prestazione, essa assume carattere patrimoniale in quanto oggetto di valutazione economica delle parti. Può residuare la natura non patrimoniale dell'interesse perseguito dal creditore senza dubitare della natura economica della prestazione resa da una casa per anziani rispetto ai propri ospiti.

Tribunale Catanzaro sez. II  18 gennaio 2013

 

Il mancato rispetto delle puntuali norme e dei principi in materia di evidenza pubblica determina, secondo la più recente giurisprudenza di legittimità, la nullità del contratto stipulato dalla p.a.

Tribunale Catanzaro sez. II  18 gennaio 2013

 

 

Obbligazioni e contratti

Le obbligazioni, siano esse "di risultato" o "di mezzi", sono sempre finalizzata a riversare nella sfera giuridica del creditore una "utilitas" oggettivamente apprezzabile, fermo restando che, nel primo caso, il risultato stesso è in rapporto di causalità necessaria con l'attività del debitore, non dipendendo da alcun fattore ad essa estraneo, mentre nell'obbligazione "di mezzi" il risultato dipende, oltre che dal comportamento del debitore, da fattori ulteriori e concomitanti (come, nella specie, fattori agronomici non controllabili dall'appaltatore, impegnatosi solo alla corretta esecuzione di un trattamento antiossidante della frutta stoccata in celle frigorifere). Ne consegue che il debitore "di mezzi" prova l'esatto adempimento dimostrando di aver osservato le regole dell'arte e di essersi conformato ai protocolli dell'attività, mentre non ha l'onere di provare che il risultato è mancato per cause a lui non imputabili. Rigetta, App. Brescia, 14/03/2007

Cassazione civile sez. II  28 febbraio 2014 n. 4876  

 

In tema di clausola penale, il criterio che il giudice deve utilizzare per valutarne l'eccessività, a norma dell'art. 1384 c.c., ha natura oggettiva, dovendosi tener conto non della situazione economica del debitore e del riflesso che la penale possa avere sul suo patrimonio, ma solo dello squilibrio tra le posizioni delle parti, avendo il riferimento all'interesse del creditore la funzione di indicare lo strumento per mezzo del quale valutare se la penale sia, o meno, manifestamente eccessiva, e dovendo la difficoltà del debitore riguardare l'esecuzione stessa della prestazione risarcitoria (ove, ad esempio, venga a mancare una proporzione tra danno, costo ed utilità), senza che occorrano ragioni di pubblico interesse che ne giustifichino l'ammontare

Cassazione civile sez. II  10 maggio 2012 n. 7180

 

Il principio di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto, espressione del dovere di solidarietà fondato sull'art. 2 Cost., impone a ciascuna delle parti del rapporto obbligatorio di agire in modo da preservare gli interessi dell'altra e costituisce un dovere giuridico autonomo a carico di entrambe, a prescindere dall'esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da norme di legge; ne consegue che la sua violazione costituisce di per sé inadempimento e può comportare l'obbligo di risarcire il danno che ne sia derivato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva dichiarato risolto per inadempimento del promittente un contratto preliminare di cessione delle quote di una società in nome collettivo, negando qualsiasi rilievo al mancato pagamento dei fornitori della società da parte del promissario, sul presupposto che quest'ultimo, immesso anticipatamente nel possesso dei beni aziendali, ne era stato spogliato dallo stesso promittente, e senza tener conto che l'inadempimento del promissario esponeva il promittente alla responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali).

Cassazione civile sez. I  22 gennaio 2009 n. 1618  

 

Nel contratto di viaggio - vacanza "tutto compreso" (cd "pacchetto turistico"), disciplinato attualmente dagli art. 82 e ss d.lgs 206/2005 (cd "codice del consumo") e che si distingue dal contratto di organizzazione o di intermediazione di viaggio (CCV) di cui alla convenzione di Bruxelles del 23 dicembre 1970 (resa esecutiva in Italia con la l. 27 dicembre 1977 n. 1084), la "finalità turistica" connota la sua causa concreta ed assume rilievo, oltre che come elemento di qualificazione, anche relativamente alla sorte del contratto, quale criterio di relativo adeguamento, con la conseguenza che, nell'economia funzionale complessiva di detto contratto, l'impossibilità di utilizzazione della prestazione da parte del consumatore creditore per causa a lui non imputabile, pur se normativamente non specificamente prevista, è da considerarsi causa di estinzione dell'obbligazione, autonoma e distinta dalla sopravvenuta totale (di cui all'art. 1463 c.c.) o parziale (prevista dall'art. 1464 c.c.) impossibilità di esecuzione della medesima. Ne consegue che l'irrealizzabilità della “ finalità turistica”, per sopravvenuto evento non imputabile alle parti determina, in virtù della caducazione dell'elemento funzionale dell'obbligazione costituito dall'interesse creditorio (ai sensi dell'art. 1174 c.c.), l'estinzione del contratto per sopravvenuta impossibilità di utilizzazione della prestazione, con esonero delle parti dalle rispettive obbligazioni.

Corte appello Firenze sez. I  23 aprile 2008 n. 690

 

 

Danni

La lettura costituzionalmente orientata dell'art. 2059 c.c. impone che il danno non patrimoniale debba essere risarcito anche nell'ambito della responsabilità contrattuale, nonostante, come noto, la summenzionata norma sia stata dettata in tema di responsabilità aquiliana. La ragione di questa estensione applicativa risiede proprio nella natura degli interessi tutelati, i quali, data la loro rilevanza costituzionale e la loro pertinenza ad aspetti legati alla personalità, non possono ricevere una minore tutela solo perché l'illecito che li colpisce si configura di tipo contrattuale, senza contare che la rilevanza, in ambito contrattuale, degli interessi non patrimoniali, viene espressamente riconosciuta dall'art. 1174 c.c., secondo cui la prestazione che forma oggetto dell'obbligazione deve corrispondere ad un interesse, anche non patrimoniale, del creditore.

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. III  11 febbraio 2010 n. 369  

 

Il turista-consumatore ha diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da parte dell'organizzatore o del venditore, anche se la responsabilità sia ascrivibile ad altri prestatori di servizi, identificabili come optional. Il danno da vacanza rovinata è inquadrabile nell'ambito del danno non patrimoniale e come tale risarcibile ai sensi dell'art. 2059 c.c.

Cassazione civile sez. III  13 novembre 2009 n. 24044  

 

 

Animali

In tema di maltrattamento di animali, qualora un soggetto subisca un danno non patrimoniale riconducibile alla perdita di animale di affezione dovuta ad un inadempimento contrattuale, il danno non patrimoniale è risarcibile indipendentemente dalla sussistenza della lesione di un interesse inviolabile coperto dalla Costituzione, qualora sussistano i presupposti della risarcibilità dettati dagli art. 1218 ss. c.c., risultando implicito l'interesse non patrimoniale, di cui all'art. 1174 c.c. nel rapporto contrattuale avente ad oggetto l'affidamento dell'animale a pensione.

Tribunale Rovereto  18 ottobre 2009



 
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