codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1181 codice civile: Adempimento parziale

Il creditore può rifiutare un adempimento parziale (1) anche se la prestazione è divisibile, salvo che la legge o gli usi dispongano diversamente (2).


Commento

Usi: [v. d. gen. 8].

 

Adempimento parziale: l’adempimento è parziale quando il debitore esegue la prestazione dedotta nell’obbligazione solo in parte [v. 1176].

 

Prestazione divisibile: la prestazione è divisibile quando ha ad oggetto una cosa che si può dividere o un’attività che può essere compiuta in tempi o luoghi diversi.

 

(1) Il creditore può anche accettare la prestazione parziale, se ritiene che questa, nonostante la sua incompletezza, possa soddisfare il suo interesse.

 

(2) Qualora la legge o gli usi dispongano che il creditore non possa rifiutare un adempimento parziale, e questi rifiuti, si applicheranno le regole sulla mora del creditore.

 


Giurisprudenza annotata

Transazione

In tema di transazione, poiché dalla normativa codicistica sulle obbligazioni si evince la regola generale che l'adempimento di una obbligazione pecuniaria, anche se relativa ad un rapporto di lavoro, deve essere eseguito in un'unica soluzione, potendo il creditore, ai sensi dell'art. 1181 cod. civ., rifiutare un adempimento parziale (salvo che la legge o gli usi dispongano diversamente), la dilazione di pagamento, accordata su richiesta del debitore, costituisce una parziale rinuncia e, come tale, integra una "concessione" ai sensi dell'art. 1965 cod. civ., pur in mancanza della rinuncia agli interessi legali, risultando indifferente l'accertamento dell'equivalenza tra le reciproche concessioni. Cassa e decide nel merito, App. Palermo, 23/05/2007

Cassazione civile sez. lav.  03 settembre 2013 n. 20160  

 

 

Appello civile

Quando l'adempimento, volontario o coattivo, della condanna al pagamento pronunciata in primo grado sia avvenuto in parte prima della proposizione dell'appello e in parte nel corso del giudizio di appello, la domanda di restituzione dell'intero, in conseguenza della riforma della sentenza impugnata, può essere proposta dall'appellante, senza incorrere in decadenza, fino alla precisazione delle conclusioni, atteso che il pagamento parziale non consente di ritenere adempiuta la prestazione della cui restituzione trattasi e considerato che, ipotizzando la necessità di un'autonoma domanda, in altro giudizio, per la parte residua del credito frazionato, si realizzerebbe un effetto inflattivo di moltiplicazione dei giudizi non rispondente al principio costituzionale della "durata ragionevole" del processo. Rigetta, Trib. Molfetta, 28/07/2006

Cassazione civile sez. III  05 agosto 2013 n. 18611  

 

 

Procedimento civile

Qualora la parte promuova nei confronti della stessa controparte un giudizio per il pagamento di una penale e di fatture ed un altro giudizio per il pagamento del corrispettivo contrattuale, non risulta violato il principio della unitarietà dell’azione, come accade, invece, quando il creditore azioni distintamente plurime domande relative ad un medesimo credito e per la medesima somma di denaro.

Tribunale Milano sez. VII  10 aprile 2013 n. 5012  

 

È ammissibile la parcellizzazione della domanda ed è irrilevante il difetto di riserva di altro giudizio per altre voci di danno eventualmente subito. (Nella specie l'attore aveva ottenuto sentenza del giudice di pace passata in giudicato che aveva accolto la sua domanda di danni per fatto illecito per lire 250mila, senza che in quel giudizio l'attore avesse formulato riserva di ulteriori danni e, successivamente, aveva proposto altra domanda, innanzi al tribunale, per il risarcimento di altri danni derivati dallo stesso fatto: in applicazione del principio di cui sopra la Suprema corte ha ritenuto ammissibile tale nuova domanda, anche atteso che il giudice di pace non era, per valore, competente a conoscere dei danni invocati nel secondo giudizio).

Cassazione civile sez. III  09 aprile 2013 n. 8575  

 

 

Obbligazioni e contratti

In tema di crediti pecuniari, ottenuto con un primo precetto il pagamento spontaneo della somma intimata, accettata senza riserve, la notifica di un nuovo precetto per il pagamento di una ulteriore somma, calcolata sulla base del medesimo titolo giudiziale posto a fondamento del precedente, deve ritenersi espressione di una condotta concretante abuso degli strumenti processuali che l'ordinamento offre alla parte, la quale bene avrebbe potuto tutelare il suo interesse sostanziale con la notifica di un solo atto di precetto per tutte le voci di credito ritenute dovute. Non osta a tale ricostruzione la natura di atto preliminare stragiudiziale del precetto, essendo esso opponibile giudizialmente e quindi idoneo a determinare una fase processuale evitabile con un corretto comportamento del creditore, improntato al rispetto dei principi di correttezza e buona fede nell'attuazione del rapporto obbligatorio nonché del principio costituzionale del giusto processo. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva accolto l'opposizione a un secondo precetto notificato da alcuni lavoratori in forza di un titolo esecutivo giudiziale già posto a base di altro precetto). Rigetta, Trib. Napoli, 13/01/2009

Cassazione civile sez. lav.  15 marzo 2013 n. 6664  

 

L'accettazione, da parte del creditore, dell'adempimento parziale - che, a norma dell'art. 1181 c.c., egli avrebbe potuto rifiutare - non estingue il debito ma semplicemente lo riduce, non precludendo conseguentemente al creditore stesso di azionare la risoluzione del contratto, né al giudice di dichiararla, ove la parte residuale del credito rimasta scoperta sia tale da comportare ugualmente la gravità dell'inadempimento.

Cassazione civile sez. II  30 gennaio 2013 n. 2204  

 

La vittima di un fatto illecito può legittimamente rifiutare la somma offertagli dal responsabile a titolo di risarcimento, se questa non sia sufficiente a coprire il danno, gli interessi e le spese, in quanto il creditore, ai sensi dell'art. 1181 c.c., può sempre rifiutare l'adempimento parziale, salvo che il debitore non dimostri che il rifiuto sia contrario a buona fede.

Cassazione civile sez. III  09 ottobre 2012 n. 17140  

 

La mancata accettazione della somma depone per la colpa del creditore laddove risulti che fin dalla data della relativa offerta essa fosse idonea a coprire l'intero importo capitale spettante a titolo di risarcimento dei danni, oltre ad interessi e spese, ovvero che tale rifiuto fosse contrario a buona fede, alla stregua di circostanze che incombe invero al debitore dedurre e dimostrare, e che debbono essere dal giudice di merito espressamente indicate nella motivazione a sostegno della ritenuta illegittimità del rifiuto del danneggiato di ricevere l'offerto pagamento parziale (nella specie, relativa al risarcimento dei danni seguiti ad un allagamento, la Corte ha escluso al colpa dei creditori che non avevano accettato la somma parziale offerta, in quanto era nettamente inferiore a quella domandata e il debitore non aveva provveduto a dimostrare la fondatezza dell'illegittimità del rifiuto opposto al pagamento, né che tale rifiuto fosse contrario a buona fede).

Cassazione civile sez. III  09 ottobre 2012 n. 17140  

 

 

Vendita

In tema di compravendita, l'impegno del debitore di eliminare i vizi che rendano il bene inidoneo all'uso cui è destinato (ovvero che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore economico) di per sé non dà vita ad una nuova obbligazione estintiva-sostitutiva dell'originaria obbligazione di garanzia, ma consente al compratore di non soggiacere ai termini di decadenza ed alle condizioni di cui all'art. 1495 c.c.; ne consegue che, ove il compratore, anziché chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo, agisca per l'esatto adempimento dell'obbligo di riparazione o sostituzione della "res", assunto spontaneamente dal debitore sulla base del riconoscimento dell'esistenza dei vizi, ugualmente non si determina un effetto novativo dell'obbligazione originaria e la prescrizione - venuta meno la regola "eccezionale" dell'art. 1495 c.c. - decorre secondo l'ordinario termine decennale di cui all'art. 2946 c.c.

Cassazione civile sez. III  14 gennaio 2011 n. 747  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti