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Art. 1184 codice civile: Termine

Se per l’adempimento è fissato un termine (1), questo si presume a favore del debitore (2), qualora non risulti stabilito a favore del creditore (3) o di entrambi (4).


Commento

Termine: momento previsto per l’adempimento delle obbligazioni; indica che una prestazione non può essere pretesa o adempiuta prima della sua scadenza.

 

(2) Se il termine è a favore del solo debitore, il creditore non potrà pretendere l’adempimento prima della scadenza (il credito è inesigibile), mentre il debitore può sempre adempiere.

 

(3) Se il termine è a favore del creditore, il debitore non può adempiere prima della scadenza, mentre il creditore può sempre chiedere l’adempimento (es.: nel deposito il creditore-depositante può richiedere in ogni momento la consegna della cosa depositata).

 

(4) Se il termine è a favore del debitore e del creditore, il debitore beneficerà di un certo tempo prima di adempiere, ed il creditore potrà essere tutelato nel suo interesse a non ricevere la prestazione prima di un certo tempo.

 

La norma intende proteggere il debitore, cioè la parte contrattuale più debole: infatti, qualora per l’adempimento sia fissato un termine, e questo non risulti esplicitamente stabilito a favore del creditore o di entrambe le parti, nel dubbio esso si presume a favore del debitore.

 


Giurisprudenza annotata

 

Obbligazioni e contratti

Allorché i contraenti si riferiscano ad un dato cronologico allo scopo di indicare il periodo di tempo entro cui vada eseguita una determinata prestazione, dichiarando poi incidentalmente la finalità pratica sottesa alla concessione di quel termine nell'aspettativa del verificarsi di un certo evento, assume preminente rilievo il dato temporale e la relativa clausola va intesa nel senso che le parti vollero determinare il tempo dell'adempimento e non, invece, condizionare l'efficacia del contratto all'avveramento di un evento futuro (nella specie, la Corte ha ritenuto che la frase 'data consegna prevista: primi giorni di settembre; semprechè in questa settimana riusciamo a visionare ed avere i campioni della merce da produrre" non costituisse una condizione sospensiva, quanto un termine che non influisce minimamente sull'efficacia del contratto, quanto semmai sui tempi di adempimento).

Cassazione civile sez. III  05 dicembre 2014 n. 25728  

 

Allorché i contraenti si riferiscano ad un dato cronologico allo scopo di indicare il periodo di tempo entro cui eseguita una determinata prestazione, dichiarando poi incidentalmente la finalità pratica sottesa alla concessione di quel termine nell'aspettativa del verificarsi di un certo evento, assume preminente rilievo il dato temporale e la relativa clausola va intesa nel senso che le parti vollero determinare il tempo dell'adempimento e non, invece, condizionare l'efficacia del contratto all'avveramento di un evento futuro.(Nella specie, la S.C. ha confermato l'interpretazione del giudice del merito, secondo cui la clausola contrattuale - contenuta in una scrittura privata separata e coeva ad altra principale, costitutiva del diritto di godimento di un posto barca ed auto entro un erigendo porto turistico, contro versamento del prezzo - con cui l'originario concedente si obbligava al "riacquisto" del bene ove l'area portuale non fosse stata sistemata nel termine prefissato, configurava la determinazione del tempo dell'adempimento e non una clausola risolutiva espressa). Rigetta, App. Milano, 16/01/2007

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2013 n. 22904  

 

Qualora l'attore con l'atto introduttivo del giudizio abbia proposto domanda di risoluzione di diritto (per inosservanza del termine fissato con la diffida ad adempiere) di un contratto preliminare di vendita immobiliare, chiedendo la restituzione della somma versata a titolo di caparra oltre al risarcimento dei danni, e il giudice abbia dichiarato la risoluzione del contratto, la domanda di restituzione del doppio della caparra proposta in appello (e in quella sede accolta) è inammissibile sia perché domanda nuova preclusa in appello, sia perché una tale richiesta postula l'esercizio del recesso di cui all'art. 1385 c.c. e quindi è incompatibile con la pronuncia di risoluzione di diritto del contratto.

Cassazione civile sez. II  27 maggio 2010 n. 13000  

 

In tema di contratti a prestazioni corrispettive la diffida ad adempiere ha lo scopo di realizzare, pure in mancanza di una clausola risolutiva espressa, gli effetti che a detta clausola si ricollegano e, cioè, l'immediata risoluzione del rapporto che opera di diritto al momento della scadenza del termine essenziale nell'interesse della parte adempiente. Deriva da quanto precede, pertanto, in presenza di un preliminare di vendita di un immobile non realizzato in conformità alle prescrizioni edilizie, che per effetto della diffida ad adempiere la parte promittente venditrice deve, entro la scadenza del termine fissato, comunicare all'altra parte le condizioni prescritte per procedere al trasferimento immobiliare e offrirne la prova. Sono, quindi, del tutto irrilevanti - al fine di escludere la risoluzione del contratto - gli accenni alla presunzione a favore del debitore del termine di cui all'art. 1184 c.c. o la dedotta inapplicabilità delle norme di cui alla l. n. 47 del 1985 ai contratti preliminari, atteso che in una tale eventualità occorre verificare se, al momento della scadenza del termine, di natura essenziale, fissato dalla diffida ad adempiere, vi sono o meno le condizioni necessarie per procedere alla stipula del definitivo.

Cassazione civile sez. II  27 maggio 2010 n. 13000  

 

La clausola con la quale il diritto al compenso del professionista, incaricato di un progetto di lottizzazione di un terreno appartenente al committente venga subordinato dalle parti alla cessione dell'area lottizzata al miglior offerente, non è configurabile come condizione meramente potestativa, come tale nulla ai sensi dell'art. 1355 c.c. in quanto l'evento futuro e incerto non dipende esclusivamente dal mero arbitrio del soggetto obbligato, ma anche dal concorso di fattori estrinseci che possono influire sulla determinazione della volontà della parte, alla quale ne è rimessa la valutazione in vista del suo esclusivo interesse.

Cassazione civile sez. II  26 settembre 2008 n. 24235  

 

La concessione per un dato periodo di tempo del godimento di un bene, nella fattispecie, autoveicolo, verso un determinato corrispettivo, con la contestuale previsione della volontà delle parti interessate all’accordo contrattuale di realizzare l'effetto traslativo del medesimo bene senza necessità di una successiva manifestazione del consenso, differendo alla scadenza contrattuale le reciproche prestazioni (il trasferimento della cosa ed il pagamento del prezzo pattuito) integra il perfezionamento di un contratto di vendita, anche se l’acquisto del bene non consegue come effetto immediato ex art. 1476 n. 2 c.c., essendone differito nel tempo il solo effetto traslativo mediante la previsione di un termine che, ai sensi dell’art. 1184 c.c., condiziona l'esigibilità delle reciproche prestazioni (cd. termine di efficacia).

Tribunale Bari  19 novembre 2007 n. 2600  

 

In tema di contratto preliminare di compravendita, il termine stabilito per la stipulazione del contratto definitivo non costituisce normalmente un termine essenziale, il cui mancato rispetto legittima la dichiarazione di scioglimento del contratto. Tale termine può ritenersi essenziale, ai sensi dell'art. 1457 c.c., solo quando, all'esito di indagine, da condursi alla stregua delle espressioni adoperate dai contraenti e, soprattutto, della natura e dell'oggetto del contratto risulti inequivocabilmente la volontà delle parti di considerare ormai perduta l'utilità economica del contratto con l'inutile decorso del termine.

Tribunale Nola sez. II  15 novembre 2007



 
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