codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 119 codice civile: Interdizione

Il matrimonio di chi è stato interdetto per infermità di mente può essere impugnato (1) dal tutore, dal pubblico ministero e da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo (2) se, al tempo del matrimonio, vi era già sentenza di interdizione passata in giudicato, ovvero se la interdizione è stata pronunziata posteriormente ma l’infermità esisteva al tempo del matrimonio. Può essere impugnato, dopo revocata l’interdizione, anche dalla persona che era interdetta.

 L’azione non può essere proposta se, dopo revocata l’interdizione, vi è stata coabitazione per un anno.


Commento

Interdetto per infermità di mente: [v. 414]; Tutore: [v. 357].

Coabitazione: normale convivenza di marito e moglie, consiste cioè, nella comunione di casa. I coniugi devono fissare di comune accordo la residenza familiare, ferma restando la possibilità per ciascuno di essi di eleggere il proprio domicilio in un luogo diverso da quello di residenza familiare.

 

 

(1) L’azione viene proposta per fare valere una causa di annullabilità del matrimonio.

(2) Anche il coniuge dell’interdetto è legittimato all’azione.

 

 

La norma mira a fornire all’interdetto una protezione più intensa, prevedendo un ampliamento dei soggetti legittimati ad agire per chiedere l’annullamento del matrimonio contratto dall’interdetto.

 


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

In tema di nullità del matrimonio concordatario per incapacità di uno dei contraenti, dichiarato interdetto successivamente alle nozze, il giudice può fondare il proprio convincimento sullo stato di incapacità su prove raccolte in altri giudizi (nella specie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva posto a fondamento della propria decisione la c.t.u. espletata nel processo civile di interdizione del coniuge di cui si tratta, nonché sulla perizia espletata nel procedimento penale a carico dell'altro coniuge per il reato di circonvenzione di incapace, pur se la sentenza di condanna non era ancora passata in giudicato).

Cassazione civile sez. I  16 gennaio 2009 n. 1039

 

In tema di nullità del matrimonio concordatario per incapacità di uno dei contraenti, dichiarato interdetto successivamente alle nozze, il giudice non è vincolato dalla dichiarazione resa dall'autorità ecclesiastica, attestante che il parroco celebrante le nozze aveva accertato la capacità e l'intenzione degli sposi, in quanto tale documento, anche ove costituisse atto pubblico, non potrebbe avere efficacia vincolante in rapporto alle valutazioni e ai giudizi in esso contenuti, fondati sulle percezioni sensoriali del pubblico ufficiale che lo redige (nella specie, la Suprema Corte ha escluso che tale documento costituisse prova idonea della capacità di intendere e di volere del coniuge poi interdetto, anche in ragione dell'andamento fluttuante dell'infermità del medesimo).

Cassazione civile sez. I  16 gennaio 2009 n. 1039

 

 

Delibazione

Non ogni vizio del consenso accertato nelle sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio consente di riconoscere l'efficacia nell'ordinamento interno, dandosi rilievo nel diritto canonico, in quanto incidenti sull'iter formativo del volere, anche a motivi, fatti e circostanze relativi al cd. foro interno, e non significativi, però, in rapporto al nostro ordine pubblico, per il quale solo cause esterne ed oggettive possono incidere sulla formazione e manifestazione della volontà dei nubenti, viziandola o facendola mancare. L'errore, se indotto da dolo, che rileva nell'ordinamento canonico, ma non in quello italiano, se accertato come causa di invalidità in una sentenza ecclesiastica, potrà dare luogo al riconoscimento di questa in Italia solo se sia consistito in una falsa rappresentazione della realtà che abbia avuto ad oggetto circostanze oggettive, incidenti su connotati stabili e permanenti, qualificanti la persona dell'altro nubente. Appare, quindi, in contrasto assoluto con il nostro ordine pubblico interno la rilevanza, sulla formazione del volere dei nubenti, data in sede canonica ad un errore soggettivo: va negato, pertanto, il riconoscimento dell'efficacia del giudicato canonico di nullità matrimoniale nel caso in cui la rilevanza dell'ignoranza di uno dei nubenti sull'infedeltà dell'altro prima del matrimonio è plausibile in rapporto alle istanze etiche del matrimonio religioso ed alla "specificità" del diritto canonico, ma non è assolutamente compatibile con l'ordine pubblico italiano.

Cassazione civile sez. un.  18 luglio 2008 n. 19809  

 

Può riconoscersi l'efficacia in Italia delle sentenze provenienti da altri ordinamenti solo qualora non siano incompatibili con l'ordine pubblico interno e, rispetto alle sentenze di altri Stati in tema di nullità del matrimonio, il limite di riconoscibilità è costituito da ogni tipo di incompatibilità, "assoluta" o "relativa". Tuttavia, delle sentenze canoniche di nullità matrimoniale, in ragione del particolare favor al loro riconoscimento che lo Stato italiano si è imposto con il protocollo addizionale del 18 febbraio 1984, è possibile la delibazione anche in caso di incompatibilità "relativa", che sussiste allorché la divergenza delle statuizioni contenute nella pronuncia dalle norme o dai principi inderogabili interni possa superarsi attraverso l'individuazione di circostanze o fatti desumibili dal riesame, non di merito, di tali decisioni ad opera del giudice della delibazione, che individui elementi di fatto o di diritto nella sentenza da riconoscere, magari irrilevanti per il diritto canonico, ma rilevanti ed indispensabili a conformare le deliberazioni della pronuncia da riconoscere ai valori ed ai principi essenziali della nostra coscienza sociale, desunti dalle fonti normative costituzionali e dalle norme inderogabili, anche ordinarie, vigenti nella materia matrimoniale.

Cassazione civile sez. un.  18 luglio 2008 n. 19809  

 

Può riconoscersi l'efficacia in Italia delle sentenze di altri ordinamenti solo qualora non siano incompatibili con l'ordine pubblico interno e, rispetto a quelle di altri Stati di annullamento del matrimonio, il limite di riconoscibilità è costituito da ogni tipo di incompatibilità, assoluta o relativa. Delle sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio, in ragione del favore particolare al loro riconoscimento che lo Stato italiano s'è imposto con il protocollo addizionale 18 febbraio 1984 modificativo del Concordato lateranense, è possibile la delibazione anche in caso di incompatibilità relativa, che sussiste allorché la divergenza delle statuizioni contenute nella pronuncia con le norme e i principi inderogabili interne, possa superarsi, attraverso l'individuazione di circostanze o fatti, desumibili dal riesame non di merito di tali decisioni, ad opera del giudice della delibazione, che individui elementi di fatto nella sentenza da riconoscere, pure irrilevanti per il diritto canonico, indispensabili a conformare le deliberazioni della pronuncia da riconoscere ai valori o principi essenziali della coscienza sociale, desunti dalle fonti normative costituzionali e dalle norme inderogabili, anche ordinarie, nella materia matrimoniale. (Conferma App. Trieste 4 dicembre 2002).

Cassazione civile sez. un.  18 luglio 2008 n. 19809  

 

Solo se le fattispecie concrete d'ordine matrimoniale decise in sede canonica superano il raffronto con l'ordine pubblico italiano, che esprime i valori cogenti del comune sentire ed emergenti delle norme costituzionali ed ordinarie e delle loro modifiche nel tempo, le sentenze canoniche che le riguardano possono produrre i loro effetti in Italia: in caso di contrasto manifesto e certo con i valori propri del sistema normativo interno, le sentenze provenienti da altri ordinamenti ed i loro effetti non possono, infatti, essere riconosciute in Italia; va, peraltro, tenuto presente, al tempo stesso, che le modificazioni normative che intervengono a regolare gli istituti giuridici nella materia "de qua", esprimono i mutamenti, nel tempo, della coscienza sociale, contribuendo poi, esse stesse, a cambiare quest'ultima e concorrendo a formare un sistema che, logicamente, non è immutabile ed al quale è soggetto il giudice in sede di delibazione, ai sensi art. 101, comma 2, cost.

Cassazione civile sez. un.  18 luglio 2008 n. 19809  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti