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Art. 1191 codice civile: Pagamento eseguito da un incapace

Il debitore che ha eseguito la prestazione dovuta non può impugnare il pagamento (1) a causa della propria incapacità (2).


Commento

Incapacità: [v. Libro I, Titolo XII].

 

Impugnare il pagamento: contestare la validità del pagamento effettuato, onde ottenerne la restituzione.

 

(1) Il pagamento effettuato dal debitore incapace è, quindi, perfettamente valido e non può essere rifiutato dal creditore.

 

(2) È opinione dominante che la norma si riferisca anche all’incapacità naturale [v. 428].

 

L’adempimento, in quanto atto dovuto, cioè atto (non negoziale) che non comporta alcun potere decisionale in capo al debitore per cui non rileva la sua volontà di adempimere, esecutivo di un obbligo già assunto, non è idoneo in genere a recare pregiudizio al debitore-incapace.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Si ha adempimento dell'obbligazione quando vi è piena corrispondenza fra l'oggetto dell'obbligazione e l'oggetto del pagamento. È, pertanto, assolutamente irrilevante, ai fini dell'estinzione dell'obbligo, la sussistenza di una conforme volontà solutoria del debitore. (Nel caso di specie, il debitore aveva pagato la somma intimata con il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, con la riserva di ripetere le somme che fossero risultate non dovute all'esito del giudizio di opposizione).

Cassazione civile sez. I  27 luglio 1998 n. 7357  

 

L'adempimento del debitore costituisce un comportamento dovuto, preso in considerazione dal legislatore per la sua idoneità obiettiva a soddisfare l'interesse del creditore, prescindendo dall'elemento intenzionale dal quale tale atto sia eventualmente accompagnato, atteso che sia l'estinzione dell'obbligo che la realizzazione del diritto del creditore non sono disposti dalla legge in considerazione di una conforme volontà del "solvens", e che, proprio per questo, tale elemento, anche quando sia rilevabile in concreto, non assume alcun rilievo ai fini della qualificazione dell'atto in questione; ne consegue che eventuali riserve manifestate dal debitore al momento del pagamento non fanno venire meno il carattere satisfattorio della prestazione effettuata, e che, anche in presenza di un pagamento con riserva di ripetizione, devono ritenersi realizzate le condizioni di cui all'art. 2878 c.c. per la cancellazione di ipoteca e sussistente l'obbligo del creditore soddisfatto di prestare il consenso alla cancellazione.

Cassazione civile sez. I  27 luglio 1998 n. 7357  

 

 

Prescrizione e decadenza

L'atto di costituzione in mora interrompe la prescrizione del credito se rivolto contro il debitore inabilitato, e non anche contro il curatore speciale, giacché l'atto di adempimento, sollecitato appunto con la costituzione in mora in quanto non negoziale e di ordinaria amministrazione, non richiede la capacità di agire.

Cassazione civile sez. I  07 agosto 1989 n. 3616  

 

Il pagamento del debito prescritto - sempreché non sia stata già eccepita ed accertata la prescrizione - non costituisce adempimento di obbligazione naturale, ma adempimento di obbligazione civile, caratterizzato dalla rinunzia presunta "ex lege" a valersi della prescrizione già compiuta: esso è, perciò, atto non negoziale e non è impugnabile dal debitore a causa della propria incapacità (art. 1191 c.c.) non richiedendo a differenza dell'esecuzione di obbligazione naturale, la capacità di agire del "solvens".

Cassazione civile sez. I  08 agosto 1978 n. 3856  

 

 

Possesso

Sia con riguardo al vigente codice civile, sia in relazione al codice civile del 1865 l'atto di acquisto del possesso costituisce atto giuridico di natura non negoziale richiedendosi per esso la sola volontà di esercitare la propria signoria sul bene, mentre l'effetto giuridico dell'"adprehensio" deriva direttamente dalla legge, indipendentemente dall'intento del soggetto di acquistare la proprietà o altro diritto reale sul bene stesso. Conseguentemente, per l'acquisto del possesso non occorre la capacità di agire, necessaria per i negozi giuridici, ma è sufficiente la capacità d'intendere e di volere (capacità naturale) della quale può essere dotato in concreto anche il minore di età.

Cassazione civile sez. II  18 giugno 1986 n. 4072  



 
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